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Immagine Alle radici del purpose. Intervista a Marco Vergeat

Alle radici del purpose. Intervista a Marco Vergeat

L’impiego del concetto di “purpose” all’interno delle organizzazioni contemporanee è sempre più diffuso. Il termine ha assunto un significato che supera la mera nozione di scopo, di missione o visione per abbracciare questioni di etica e obiettivi a lungo termine. Attraverso questo dialogo con Marco Vergeat, Presidente di ASFOR, l’articolo indaga l’evoluzione del concetto di purpose, con un excursus che, partendo dalla letteratura manageriale, arriva ad analizzare quanto questo elemento influisca attualmente sull’identità e sull’impatto sociale delle imprese.
Immagine Purpose, identità, valori, benessere individuale. La comunicazione interna parla ai giovanissimi

Purpose, identità, valori, benessere individuale. La comunicazione interna parla ai giovanissimi

«Innovazione, sostenibilità, attenzione alle persone. Sembrano temi lontani dal business, ma in realtà rendono distintiva l’azienda». «È sempre più importante comunicare che tipo di azienda siamo, piuttosto che il lavoro che facciamo». «Siamo nel pieno di un cambio di paradigma. Le aziende italiane sono pronte?» Sono alcune delle osservazioni emerse dalle interviste che imprenditori e manager di 40 aziende italiane hanno rilasciato nell’ambito della ricerca “About us. Persone, leadership, valori: i trend della comunicazione interna e dell’employer branding nelle aziende italiane”.
Immagine Comunicare il purpose all’interno delle aziende

Comunicare il purpose all’interno delle aziende

Nel panorama sempre più competitivo del mercato globale e dei singoli business, le aziende possono avere migliore successo se non si limitano a concentrarsi esclusivamente sui profitti e sulle metriche finanziarie ma guardano anche all’anima sociale. Questa “significa” valori di riferimento con un nobile scopo definito e comunicato in un purpose, ovvero uno scopo più ampio e significativo che va oltre la mera realizzazione di profitti. Il purpose rappresenta l'essenza di ciò che un'azienda cerca di realizzare nel mondo e fornisce una bussola morale che guida le azioni e le decisioni   della governance e di tutta l'organizzazione.
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C’è purpose e purpose

Uno spettro torna ad aggirarsi tra i manager delle aziende occidentali: il purpose. Tutti lo cercano, molti vogliono costruirlo e reclamizzarlo in modo roboante, alcuni hanno deciso addirittura di fabbricarlo chiamando consulenti esterni. Il momento in cui questo concetto è uscito dalla manualistica dei consulenti ed è diventato uno dei temi di attenzione del top management è stato probabilmente la pubblicazione della celebre lettera annuale ai CEO di Larry Fink di BlackRock, uno dei più grandi e influenti fondi finanziari.
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Intelligenze multiple e introversione

Il modello delle intelligenze multiple si deve allo psicologo Howard Gardner che negli anni ‘80, partendo dallo studio di soggetti con lesioni al cervello, ha individuato forme diverse di intelligenza. Per tale motivo chiedersi quanto una persona sia intelligente significa innanzitutto domandarsi a quale intelligenza ci si stia riferendo. Questi studi ci portano ad affermare che, se disponiamo di più intelligenze, vuol dire che siamo individui, ma che, al tempo stesso, siamo espressione di una molteplicità. Ovvero che ognuno di noi, è al tempo stesso un singolo e il risultato di un confronto tra dimensioni diverse.
Immagine Le imprese e i loro leader nella società ibrida. Conversazione con Linda Gilli e Mario Paterlini

Le imprese e i loro leader nella società ibrida. Conversazione con Linda Gilli e Mario Paterlini

Che cosa abbiamo imparato in questi ultimi due anni, fortemente segnati dal trauma pandemia? Quali inaspettati effetti positivi ha generato la crisi e quali fronti rimangono invece aperti, portando con sé una serie di problematicità? Lo scorso 16 giugno, in occasione della XX Giornata della Formazione Manageriale ASFOR, abbiamo cercato di dare una risposta a questi interrogativi coinvolgendo due figure di rilievo del nostro panorama imprenditoriale e manageriale: Linda Gilli, Presidente e AD di Inaz, e Mario Paterlini, Amministratore Delegato di Gruppo Sapio. Nel corso della sessione intitolata “Engagement, iniziativa e innovazione nella società delle relazioni ibride”, insieme a loro abbiamo cercato di trovare una bussola per orientarci in uno scenario complesso che ha fortemente condizionato non solo l’organizzazione del lavoro, ma anche il vissuto delle persone e la loro relazione con l’azienda.
Immagine Ancora in mezzo alla tempesta, ma all’orizzonte le luci di una nuova alba

Ancora in mezzo alla tempesta, ma all’orizzonte le luci di una nuova alba

Il capitale umano delle aziende sembra esausto. Durante i due lunghi anni della pandemia le persone hanno dato prova di reazione, resistenza e resilienza, ma ora sembrano affiorare affaticamento, stress, smarrimento, fragilità e paura. Con l’esplosione forzata dell’home working si è registrata una crescita di produttività del lavoro ma a scapito di persone che nell’ultima ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano dichiarano oggi di sentirsi overworked e feel exausted.
Immagine Una lezione per un futuro “smart”

Una lezione per un futuro “smart”

La pandemia ci ha obbligati a definire nuove modalità di relazione fra le persone e le organizzazioni, ponendo al centro il valore delle competenze e il valore del senso. Ognuno di noi ha vissuto l’esperienza del dopo 9 marzo 2020, del lockdown e della difficile ripresa verso la nuova normalità.
Immagine Dal remote working al lavoro a misura delle persone

Dal remote working al lavoro a misura delle persone

Di nuovi modi di lavorare, e di come questi siano indissolubilmente legati alla rivoluzione digitale, si parla da molti anni. In Italia, circa 10 anni, fa al Politecnico di Milano lanciammo su questo tema un osservatorio, proponendo la definizione di smart working: un nuovo modello organizzativo e di leadership basato sulla restituzione ai lavoratori di autonomia nella scelta di spazi orari e strumenti di lavoro a fronte di una responsabilizzazione sui risultati.
Immagine Dante: una guida per manager “da remoto”

Dante: una guida per manager “da remoto”

Anche per i manager Dante ha scritto la Commedia. Sì, proprio così, l’ha fatto per aiutarci a trovare - nella lettura e soprattutto nella rilettura dei suoi versi - alcuni spunti per una migliore conduzione delle organizzazioni. Tutto sta a leggere e rileggere le tre cantiche con lo stato d’animo di chi cerca e con la mente bene aperta e disposta a lasciarsi sorprendere.