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Dante: una guida per manager “da remoto”

Manager che lavorano da remoto. Manager che motivano persone incontrandole in presenza solo una volta alla settimana o una volta al mese o una volta all’anno. Manager che gestiscono team sparsi nel territorio e che con quei team sviluppano fatturato e progetti ma anche idee e relazioni.

Ecco, (anche) per noi manager Dante ha scritto la Commedia. Sì, proprio così, l’ha fatto per aiutarci a trovare – nella lettura e soprattutto nella rilettura dei suoi versi – alcuni spunti per una migliore conduzione delle organizzazioni. Tutto sta a leggere e rileggere le tre cantiche con lo stato d’animo di chi cerca e con la mente bene aperta e disposta a lasciarsi sorprendere.

“Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto”, fa dire il CEO Dante Alighieri al suo coach Brunetto Latini (Inferno, canto XV): il manager capace ha un compito arduo e molteplice. Anche a distanza deve saper riconoscere la propria stella, l’astro che consente di individuare la rotta per navigare nel mare tempestoso della contemporaneità volatile, incerta, complessa e ambigua. Deve inoltre consentire a collaboratori e collaboratrici di riconoscere la propria stella, di scoprire i propri desideri (impastati anch’essi di stelle), di tendere a quel movimento armonico che compiono le luci delle anime nei cieli più elevati del Paradiso. Solo così il manager del 2021 può trasformare il lavoro da remoto in lavoro smart, cioè intelligente, che Dante avrebbe definito forse snello o isnello e comunque alto.

Leggere i classici, ci ha insegnato lo scrittore Italo Calvino, aiuta a togliere polvere dall’oggi. Per leggerli dobbiamo stabilire da dove li stiamo leggendo, “altrimenti sia il libro che il lettore si perdono in una nuvola senza tempo”. Partire da noi, manager attivi “da remoto” che gestiamo team che operano a loro volta da remoto, è la condizione ideale per accedere ai sorprendenti insight che si squadernano ai nostri occhi viaggianti attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. Aiutare a compiere questo viaggio è quanto ho cercato di fare con il libro Dante per manager (Edizioni Il Sole-24 Ore, 2021).

Dante Alighieri stesso, del resto, è vissuto in un periodo nel quale il contesto era incerto e ambiguo. Gli è bastata un’ambasciata a Roma nel 1300 per non poter più tornare alla propria scrivania fiorentina: esiliato dal proprio ufficio per sempre. A Firenze si praticava lo spoil system, le cordate dei Guelfi si contrapponevano a quelle dei Ghibellini, chi vinceva si prendeva tutto il bottino. La città era in espansione, luogo di confronto di culture, ambiente in cui la cultura collettiva stava cambiando rapidamente, spazio sociale nel quale il nuovo prorompeva nello status quo mandando a gambe all’aria le routine più consolidate, come se l’epoca fosse stata colpita dalla disruption digitale.

Dante ha raccontato tutto questo inanellando 14.233 versi endecasillabi di una bellezza abbacinante che ci regalano fiumi di occasioni per riflettere sul management.

L’Inferno è il regno della mancanza di fiducia, quello in cui sono rinchiuse le anime di coloro che hanno portato in tribunale i libri della propria esistenza. In ogni anfratto infernale si celano spunti manageriali: suggerimenti per accrescere la leadership in modo appropriato analizzando gli errori compiuti per evitarli in futuro. L’imbuto della perdizione è il luogo della crisi. Crisi individuale di un poeta-manager che smarrisce sé stesso in un bosco di incertezze. Crisi di tanti che non trovano più un senso nel lavoro che svolgono standosene a casa di fronte a un pc. Crisi mondiale di un’economia squilibrata e spinta da un turbocompressore che rischia di autodistruggerla. Crisi contingente di una pandemia che ha sovvertito i paradigmi di ogni organizzazione oltre che di ogni manager.

Lì incontriamo vari modelli negativi. Tre esempi. Caronte, emblema di uno stile direttivo e autoritario, il peggiore possibile nel lavoro da remoto. Per lui funzionano bastone e carota, con moltissimo bastone e quasi nessuna carota, se non con chi ha il potere. Tra astuzia e forza, sceglie solo la forza. Per certo le persone che interagiscono con lui sono terrorizzate e per nulla motivate a dare il loro contributo. Minosse, il recruiting manager, propone il più spaventoso colloquio di selezione che si possa immaginare via Zoom o Teams. Senza necessità di assessment, l’anima che gli sta davanti tutta si confessa. Con i suoi giri di coda stabilisce in quale ufficio andranno a finire i dannati, per sempre. Cerbero, il re del mobbing, ringhia, sbraita, abbaia. I suoi insulti, che oltrepassano le sottili barriere di separazione degli open space infernali, sono all’ordine del giorno, sovra la gente che quivi è sommersa.

Il Purgatorio è invece il regno degli interinali, il regno della speranza, il più “terreno” dei tre regni dell’Oltretomba. Lì le anime hanno un contratto a durata determinata per stare sul monte. Nessuno ha un “posto fisso per la vita”. Il periodo di stazionamento nel luogo intermedio varia in base ad alcuni fattori. Primo fra tutti una capacità che i defunti purganti hanno allenato in vita: la capacità di creare network di amici in grado di pregare. Questo network è il fattore critico di successo per accorciare il time to market verso i cieli, un network che si può e si deve coltivare anche a distanza.

Nel Purgatorio Dante crea cluster di vizi secondo la tassonomia medievale. Noi possiamo rileggere quei vizi utilizzando il linguaggio delle aziende. La superbia è autoesaltazione, l’invidia resta invidia, l’ira è la collera senza ragione, l’accidia è la demotivazione, l’avarizia è l’autocentratura, la gola è la fame di incarichi, la lussuria diventa l’eccesso. A noi il compito di approfondire e lasciarci guidare dalle parole di Dante e Virgilio, suo mentore.

Nel Paradiso, il regno in cui tutto avviene alla velocità della luce, si avvicinano a Dante i role model. Quelli veri. Questo è il luogo di perfezione, di errori zero, di processi Kaizen applicati con la massima severità e la massima naturalezza: ciascuno sa quale parte dello spazio occupare e ciascuno contribuisce al benessere collettivo. Gli spiriti collaborano volentieri. Co-creano. Si stimano a vicenda: i beati tendono a identificarsi con il bene dell’organizzazione e diventano creativi in modo da raggiungere gli obiettivi di tutti.

Nell’ultimo tratto del viaggio, ad accompagnare Dante non è più il mentor razionale Virgilio. Qui gli viene in soccorso la smile manager Beatrice, la più profonda conoscitrice degli scritti di Daniel Goleman, in grado di dirigere con la forza di un sorriso. Lei, con la sua spinta gentile, porta Dante attraverso i nove cieli. Lo stimola a trovare la strada per l’eccellenza. Lo spinge a cercare i pilasti delle organizzazioni smart e davvero vincenti nel cambiamento, nel rinnovamento, nell’osservazione dei modelli migliori, nella capacità di creare benessere. “Whatever it takes”, costi quel che costi, aggiungerebbe Mario Draghi.