Disruptive work @digital

Immagine Ripartire dal Grand Tour: paesaggio e beni comuni come strumento formativo della PA

Ripartire dal Grand Tour: paesaggio e beni comuni come strumento formativo della PA

Per gestire con capacità e passione la macchina pubblica è necessario conoscere l’oggetto che viene gestito: il territorio, la sua storia ma anche le sue specificità, le sue idiosincrasie e soprattutto le sue unicità. Questa conoscenza è la base su cui costruire la formazione tecnico-professionale della PA. Avere una base non solida equivarrebbe a costruire un palazzo con le fondamenta nella sabbia: ogni expertise tecnica perderebbe di efficacia.
Immagine “Formare” le virtù e il ritorno dei moralisti

“Formare” le virtù e il ritorno dei moralisti

La crisi che stiamo vivendo e le incertezze rispetto al futuro pongono, tra le tante, anche una sfida educativa che va oltre l’annoso e un po’ sterile dibattito fra presenza e assenza, fra aula fisica e DaD. La questione è centrale e complessa: non può essere né semplificata né polarizzata e ci riporta a un tema che periodicamente (proprio in tempo di crisi) riemerge. Parlo della necessità di sviluppare le dimensioni soft o meglio di creare e irrobustire una cultura di tipo umanistico.
Immagine Psicopatologia dello (smart) work quotidiano

Psicopatologia dello (smart) work quotidiano

Questa diffusione accelerata dell’uso del digitale ha però creato, nei contesti di lavoro, molte dimensioni problematiche: non solo modalità anomale, errate o addirittura inutili di comportamenti aziendali un tempo ordinari che possono, con il tempo e il loro sedimentarsi nella ritualità aziendale, diventare non solo piccole apocalissi quotidiane, ma anche vere e proprie distorsioni percettive sul loro manifestarsi.
Immagine Il ruolo sociale dell’impresa… e la sfida del purpose

Il ruolo sociale dell’impresa… e la sfida del purpose

In tempi incerti e già caratterizzati da forti discontinuità con il passato prossimo, il motore che caratterizza il ruolo sociale di un’impresa non è tanto (o meglio non solo) ciò che sta facendo, ma ciò che farà. Questo necessario slancio verso il futuro è il “Progetto” dell’azienda.
Immagine Lo zaino digitale: apprendere e gestire la conoscenza nell’era dello Smart Work

Lo zaino digitale: apprendere e gestire la conoscenza nell’era dello Smart Work

Tutto, tutto, tutto, è memoria (Giuseppe Ungaretti, poeta) Nel suo libro del 1981, “Percorso critico”, Richard Buckminster Fuller – architetto americano e teorico dei sistemi – costruì la cosiddetta knowledge doubling curve, dopo aver notato che fino al 1900 la conoscenza umana era raddoppiata circa ogni secolo mentre successivamente iniziava una vera e propria accelerazione. […]
Immagine I giovani e la sfida del “Digital onboarding”

I giovani e la sfida del “Digital onboarding”

I recenti rapporti sull’impatto dello smart work sono tutti concordi nel valutare positivamente il contributo del lavoro da casa alla produttività. Ma c’è un ambito in cui il fenomeno sembra avere un effetto contrario. È quello relativo ai giovani, soprattutto a quei giovani che iniziano una nuova attività presso l’azienda, spesso la prima della loro esperienza professionale.
Immagine La “Rete” come nuovo paradigma organizzativo?

La “Rete” come nuovo paradigma organizzativo?

La rivoluzione digitale e la nascita di Internet non solo hanno creato straordinari prodotti e servizi, ma hanno anche fatto nascere aziende - di grandissimo successo - con modelli organizzativi, processi e competenze molto diverse da quelle comunemente adottate. Molte aziende tradizionali, nei loro percorsi di digital transformation, si stanno chiedendo quanto si debbano imitare questi modelli.
Immagine Il digitale e la sostenibilità: oltre il modello ESG

Il digitale e la sostenibilità: oltre il modello ESG

Vorrei portare al tema della sostenibilità - in questi tempi letto, declamato e vivisezionato in ogni sua parte - tre ulteriori riflessioni che spero possano contribuire a una lettura più razionale e meno ideologica. La prima è relativa alle metriche con cui si misura o si vorrebbe misurare la sostenibilità.
Immagine Il digitale nell’epoca della mobilità ridotta

Il digitale nell’epoca della mobilità ridotta

La pandemia di Covid-19 è entrata prepotentemente nella nostra vita, mettendo in luce la fragilità dei nostri sistemi e processi decisionali. La dimensione emergenziale tende a suggerci che questo fenomeno sia un unicum, un evento devastante e inatteso ma anche singolare, o meglio singolo nella sua riproducibilità. Tra i tanti effetti ve n’è uno particolarmente rilevante e incisivo: la drastica riduzione della mobilità di ciascuno di noi.
Immagine Spazi di lavoro e rischi professionali: cambiano i confini fra pubblico e privato

Spazi di lavoro e rischi professionali: cambiano i confini fra pubblico e privato

L’epidemia di Covid-19 e la rivoluzione digitale stanno ridefinendo i confini fra pubblico e privato. In particolare, sono tre le dimensioni in grande trasformazione: il concetto stesso di privacy, intesa come sfera personale invalicabile, la netta suddivisione dello spazio in pubblico e privato e la limitazione di comportamenti un tempo considerati legittimi in ogni contesto e non normabili né sanzionabili.
Immagine Perché l’ennesima rubrica sul disruptive work

Perché l’ennesima rubrica sul disruptive work

Perché l’enfasi sulla dimensione disruptive della rivoluzione digitale? Sostanzialmente per tre motivi: innanzitutto perché il digitale sta cambiando davvero tutto … e lo scoppio della pandemia - con tutte le sue conseguenze (solo alcune delle quali ipotizzabili nel momento in cui scrivo) - ha ulteriormente rafforzato la forza trasformativa.