Disruptive work @digital

Immagine Il lavoro tra paternalismo e tecnocrazia

Il lavoro tra paternalismo e tecnocrazia

Arricchire la prospettiva dell’organizzazione come puro strumento, concependola come sistema aperto e sociale dove le persone (non più risorse umane), proprio per questo, hanno un ruolo di attore che “produce la realtà”: è la direzione verso la quale molte organizzazioni stanno provando ad andare. Con beneficio per tutti, azionisti, manager, persone e probabilmente società intera.
Immagine Il digitale cambia la nostra percezione e fruizione del tempo e dello spazio

Il digitale cambia la nostra percezione e fruizione del tempo e dello spazio

Che il digitale avesse cambiato il nostro rapporto con il tempo è cosa nota: l’automazione che accorcia i tempi, la possibilità di parallelizzare attività, l’accelerazione spinta dall’innovazione e dalla produzione dei dati, la capacità di lavorare in modo asincrono. La novità, rafforzata dai lockdown pandemici e da una crescente crisi della mobilità, è però uno sguardo diverso anche nei confronti dello spazio e in particolare dei luoghi di lavoro, sguardo che ha creato una nuova forma di “consapevolezza spaziale”.
Immagine Più educatore che formatore

Più educatore che formatore

Stiamo vivendo una situazione apparentemente paradossale: da una parte il mondo sta cambiando in maniera rilevante e secondo diverse dimensioni; si parla infatti sempre più frequentemente di poli-crisi e quindi la creazione delle nuove competenze diventa un tema critico e prioritario per tutti. Dall’altra la formazione è guardata con sempre minore interesse: si continuano a erodere i margini economici dei formatori, la formazione è una delle prime spese da tagliare quando si lancia un contenimento dei costi e raramente il responsabile della formazione diventa capo-azienda.
Immagine Luci e ombre del digital learning

Luci e ombre del digital learning

La rivoluzione digitale, nelle sue molteplici forme, sta trasformando ogni aspetto della nostra vita: non solo il mondo del lavoro e il tempo libero, ma anche molti altri ambiti: ad esempio come ci informiamo, come paghiamo, perfino come ci rapportiamo alla religione. Forse l’ambito dove il digitale ha inciso di meno - e il fatto ha del paradossale - è proprio il mondo della formazione.
Immagine Cambiare mentalità: la sfida della leadership in tempi di crisi

Cambiare mentalità: la sfida della leadership in tempi di crisi

Cambiare mentalità è una metafora potente che però nel corso del tempo si è progressivamente banalizzata con l’uso (o meglio con l’ab-uso) diventando parte integrante nel linguaggio di tutti i giorni. Ha subito, cioè, quel meccanismo che i linguisti chiamano catacresi, quando la metafora perde il suo potere evocativo, la sua forza fulminea e diventa parola ordinaria.
Immagine Oltre il lavoro ibrido: un nuovo vocabolario per affrontare la trasformazione digitale

Oltre il lavoro ibrido: un nuovo vocabolario per affrontare la trasformazione digitale

È opinione diffusa che stia emergendo il lavoro ibrido, dove la presenza nei luoghi fisici si alterna e si complementa a varie forme di comunicazione digitale. Per mettere a fuoco questo fenomeno è importante utilizzare parole corrette, capaci di descrivere quello che sta davvero capitando. Ma il linguaggio dei mass media spesso semplifica, banalizza e allontana dai significati profondi e talvolta plurimi.
Immagine Ripartire dal Grand Tour: paesaggio e beni comuni come strumento formativo della PA

Ripartire dal Grand Tour: paesaggio e beni comuni come strumento formativo della PA

Per gestire con capacità e passione la macchina pubblica è necessario conoscere l’oggetto che viene gestito: il territorio, la sua storia ma anche le sue specificità, le sue idiosincrasie e soprattutto le sue unicità. Questa conoscenza è la base su cui costruire la formazione tecnico-professionale della PA. Avere una base non solida equivarrebbe a costruire un palazzo con le fondamenta nella sabbia: ogni expertise tecnica perderebbe di efficacia.
Immagine “Formare” le virtù e il ritorno dei moralisti

“Formare” le virtù e il ritorno dei moralisti

La crisi che stiamo vivendo e le incertezze rispetto al futuro pongono, tra le tante, anche una sfida educativa che va oltre l’annoso e un po’ sterile dibattito fra presenza e assenza, fra aula fisica e DaD. La questione è centrale e complessa: non può essere né semplificata né polarizzata e ci riporta a un tema che periodicamente (proprio in tempo di crisi) riemerge. Parlo della necessità di sviluppare le dimensioni soft o meglio di creare e irrobustire una cultura di tipo umanistico.
Immagine Psicopatologia dello (smart) work quotidiano

Psicopatologia dello (smart) work quotidiano

Questa diffusione accelerata dell’uso del digitale ha però creato, nei contesti di lavoro, molte dimensioni problematiche: non solo modalità anomale, errate o addirittura inutili di comportamenti aziendali un tempo ordinari che possono, con il tempo e il loro sedimentarsi nella ritualità aziendale, diventare non solo piccole apocalissi quotidiane, ma anche vere e proprie distorsioni percettive sul loro manifestarsi.
Immagine Il ruolo sociale dell’impresa… e la sfida del purpose

Il ruolo sociale dell’impresa… e la sfida del purpose

In tempi incerti e già caratterizzati da forti discontinuità con il passato prossimo, il motore che caratterizza il ruolo sociale di un’impresa non è tanto (o meglio non solo) ciò che sta facendo, ma ciò che farà. Questo necessario slancio verso il futuro è il “Progetto” dell’azienda.
Immagine Lo zaino digitale: apprendere e gestire la conoscenza nell’era dello Smart Work

Lo zaino digitale: apprendere e gestire la conoscenza nell’era dello Smart Work

Tutto, tutto, tutto, è memoria (Giuseppe Ungaretti, poeta) Nel suo libro del 1981, “Percorso critico”, Richard Buckminster Fuller – architetto americano e teorico dei sistemi – costruì la cosiddetta knowledge doubling curve, dopo aver notato che fino al 1900 la conoscenza umana era raddoppiata circa ogni secolo mentre successivamente iniziava una vera e propria accelerazione. […]