Il coraggio dell'utopia

Il coraggio di investire nella fiducia per riscrivere il futuro del lavoro

L’articolo riprende l’intervento di Ali Reza Arabnia, Chairman & CEO di Gecofin SpA e Presidente ISVI, tenuto in occasione del seminario “Verso un nuovo senso del lavoro”. Una riflessione sulle sfide e le opportunità del mercato del lavoro oggi


 Il seminario “Verso un nuovo senso del lavoro”, organizzato da ASFOR e ISVI presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano lo scorso mese di novembre, è stato un’occasione preziosa per riflettere sulle trasformazioni che stanno cambiando il mondo del lavoro. La ricerca “A cosa serve il lavoro oggi – Persone e imprese tra aspettative e nuovi valori”, presentata durante l’evento, ha fotografato una realtà complessa, sicuramente segnata da fragilità strutturali, ma che rappresenta anche un’opportunità per dare forma a un futuro più “sostenibile”.

A partire dalle evidenze dello studio, le mie riflessioni si sono concentrate su come noi imprenditori possiamo affrontare queste sfide, non solo con pragmatismo, ma anche con una visione etica e inclusiva.

Le dimissioni e il turnover: sintomi di una frattura profonda

Il fenomeno delle dimissioni volontarie e il turnover, spesso vissuti come segnali di instabilità, ci costringono a interrogarci sulla reale percezione del lavoro oggi. Perché, nonostante gli sforzi, i progetti di formazione e un clima lavorativo positivo, si verificano ancora situazioni di distacco? La ricerca di ISVI e ASFOR sottolinea che il lavoro riveste una minore forza identitaria nella vita delle persone: ciò che siamo è sempre meno definito da ciò che facciamo. Questo fenomeno, unito alle fratture generazionali, pone sfide nuove e complesse per le imprese.

Ho avuto la fortuna di iniziare a guidare un’azienda a soli 29 anni. Oggi, dopo oltre quarant’anni di esperienza in diverse industrie e Paesi, posso dire con certezza che il lavoro, così come lo conosciamo, sta attraversando un cambiamento epocale. La coesistenza di cinque generazioni sul posto di lavoro, con motivazioni e aspettative spesso divergenti, rende il nostro compito, come imprenditori e manager, particolarmente difficile.

Un tempo, chi raggiungeva i 50 anni veniva accompagnato verso la pensione; oggi, si resta attivi ben oltre i 60 anni. Questo porta inevitabilmente a scontrarsi con differenti approcci alla vita professionale, ma anche con un’opportunità: imparare a vedere il lavoro come una piattaforma di crescita intergenerazionale. È essenziale che le aziende non ignorino queste differenze, ma le abbraccino, creando spazi dove tutti possano contribuire con le proprie peculiarità. Una delle sfide più grandi per chi guida un’azienda è affrontare i pregiudizi legati ai giovani. Troppo spesso tendiamo a giudicarli senza capire che ogni generazione è sempre stata percepita come “diversa” da quelle precedenti. Negli anni Settanta, quando io stesso ero un giovane lavoratore, ci accusavano di essere arroganti, poco rispettosi dei capi e persino ribelli. Oggi, gli stessi discorsi vengono ripetuti nei confronti delle nuove generazioni. La verità è che non sono i giovani a essere cambiati: è il mondo intorno a loro che cambia, e noi, come leader, abbiamo il compito di adattarci e trovare nuove modalità per valorizzare le loro energie e motivazioni.

Il ruolo della reciprocità

Se c’è un insegnamento che il mio percorso mi ha dato, è l’importanza della reciprocità tra azienda e lavoratori. Troppo spesso vediamo situazioni in cui la responsabilità viene esercitata in modo unidirezionale: da un lato manager che perseguono bonus milionari mentre licenziano migliaia di persone; dall’altro, lavoratori che approfittano di contesti di flessibilità per mettere in secondo piano il loro impegno. È fondamentale trovare un equilibrio. Essere leader significa promuovere un senso di corresponsabilità: il successo dell’azienda deve essere il successo di tutti, così come i momenti difficili devono essere affrontati insieme.

Guardando al futuro, vedo due grandi minacce: il populismo e la mediocrità di molti leader aziendali. Il populismo, inteso come una semplificazione estrema di problemi complessi, impedisce di prendere decisioni coraggiose e lungimiranti. La bassa qualità della leadership, invece, spesso porta a scelte miopi, incentrate sul breve termine e su obiettivi di profitto immediato. La mediocrità alla quale mi riferisco è quella dei “leader” delle “imprese dominanti” – locomotive industriali, banche, enti statali – che dovrebbero dare degli esempi e agire da trascinatori invece di pensare a sé stesse e basta. Temo, però, che finché il sistema di incentivazione non includerà la responsabilità sociale e la sostenibilità dei risultati nel lungo termine, le cose andranno sempre in peggio per molti e bene per pochissimi. Questo binomio rappresenta una sfida che possiamo affrontare solo attraverso una cultura aziendale basata sull’etica e sulla ricerca dell’eccellenza.

Nonostante le difficoltà, il messaggio che voglio lasciare è di fiducia. La storia ci insegna che i momenti di crisi possono essere anche occasioni di rinascita. Ai giovani voglio rivolgere un pensiero particolare. Spesso si sente dire che il mondo è un posto difficile, che le sfide sono insormontabili, ma questo non deve mai diventare un alibi per fermarsi. I nostri genitori e nonni hanno affrontato guerre, ricostruzioni, e ne sono usciti più forti. Voglio ricordare una frase che mi è stata tramandata da mio padre e che ho fatto mia: “Quando tutti corrono, fermatevi. Può darsi che arriverete un po’ dopo, ma se stanno andando verso un precipizio, non cadrete anche voi. E quando tutti sono seduti, alzatevi: così potrete vedere meglio l’orizzonte”. Il mio vuole essere un invito a riflettere, a non lasciarsi trascinare dalla frenesia o dalle difficoltà del momento. Il mondo non è così brutto come a volte ci appare, e le difficoltà non devono mai essere una scusa per non agire. Non scoraggiatevi. Trovate il senso della vita e del lavoro con coraggio e determinazione, perché è con l’impegno quotidiano che si costruisce il futuro. Andare avanti non significa ignorare i problemi, ma affrontarli con fiducia, passo dopo passo. Oggi abbiamo strumenti e conoscenze che ci permettono di immaginare un futuro migliore. Ma per farlo, dobbiamo lavorare insieme, con onestà e trasparenza, costruendo un mercato del lavoro che sia più equo, inclusivo e sostenibile.

La ricerca di ISVI e ASFOR ci fornisce strumenti fondamentali per comprendere il presente e immaginare il futuro. Come imprenditori, ricercatori e professionisti, abbiamo il dovere di imparare, ascoltare e dialogare. Solo così potremo dare un nuovo senso al lavoro, capace di rispondere alle sfide di oggi e di domani.