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Immagine La formazione manageriale e la sfida delle disuguaglianze

La formazione manageriale e la sfida delle disuguaglianze

La formazione manageriale deve affrontare la sfida delle disuguaglianze, superando la logica dell’élite per diffondere competenze a tutti. Investire sull’equità rafforza relazioni e sostenibilità, anticipando i bisogni della società. Il cambiamento può avvenire per necessità o per scelta: meglio guidarlo con convinzione.
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Alle radici del purpose. Intervista a Marco Vergeat

L’impiego del concetto di “purpose” all’interno delle organizzazioni contemporanee è sempre più diffuso. Il termine ha assunto un significato che supera la mera nozione di scopo, di missione o visione per abbracciare questioni di etica e obiettivi a lungo termine. Attraverso questo dialogo con Marco Vergeat, Presidente di ASFOR, l’articolo indaga l’evoluzione del concetto di purpose, con un excursus che, partendo dalla letteratura manageriale, arriva ad analizzare quanto questo elemento influisca attualmente sull’identità e sull’impatto sociale delle imprese.
Immagine L’importanza del Massive Transformative Purpose

L’importanza del Massive Transformative Purpose

Il Massive Transformative Purpose (MTP) sta diventando sempre più rilevante per le organizzazioni, offrendo numerosi vantaggi. Rappresenta una guida strategica perché fornisce una visione audace che ispira dipendenti, clienti e altre parti interessate, accompagnando così l'azienda verso un significato più profondo. È un fattore determinante nell’attrazione dei talenti: richiama individui motivati, desiderosi di contribuire a cause significative.
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Purpose e formazione manageriale: nuovi paradigmi per le business school

Dopo decenni di perfezionamento di metodi e tecniche di management e gestione del personale, il fenomeno delle "Grandi Dimissioni" e altri fattori hanno acceso i riflettori su questioni profonde legate al lavoro: il suo senso, il suo scopo, l'impatto sulla vita individuale e collettiva. Il mondo del lavoro è in continua evoluzione, alle prese con sfide legate alla digitalizzazione e all'intelligenza artificiale, ma anche al declino demografico, ai flussi migratori e al cambiamento climatico. In questo contesto, le vecchie logiche di management basate sulla mera efficienza ed efficacia, ovvero sulla massimizzazione del profitto a breve termine, non sono più sufficienti. Le persone, in particolare le nuove generazioni, cercano un lavoro che sia in linea con i loro valori e le loro aspettative e che possibilmente abbia un impatto positivo anche sulla società.
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Impresa senza confini… speriamo non diventi liquida o, peggio, liquefatta

Ho sentito parlare in modo strutturato dell’impresa senza confini alla fine degli anni ’80. Da alcuni anni il tema è ritornato di grande attualità con riferimento alla open innovation, alle partnership, alle organizzazioni ibride, allo smart working, alle strutture ad assetto variabile. Una evoluzione che rispecchia una circolarità nella organizzazione che tuttavia si colloca in un contesto di conoscenze e tecnologie molto diverse dal passato.
Immagine Il valore aggiunto del formatore-coach

Il valore aggiunto del formatore-coach

Secondo il Report Istat del 30 dicembre 2022, nel 2020 il 22,8% delle aziende italiane ha investito sullo sviluppo delle competenze manageriali e gestionali, considerate come leva strategica per lo sviluppo dell’impresa; una media che sale al 50% considerando le grandi imprese con più di 500 addetti. Segno che il riconoscimento del ruolo cruciale dei manager per l’attrazione e la ritenzione dei talenti, e in generale per la crescita del capitale umano, ha compiuto passi significativi.
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Ancora in mezzo alla tempesta, ma all’orizzonte le luci di una nuova alba

Il capitale umano delle aziende sembra esausto. Durante i due lunghi anni della pandemia le persone hanno dato prova di reazione, resistenza e resilienza, ma ora sembrano affiorare affaticamento, stress, smarrimento, fragilità e paura. Con l’esplosione forzata dell’home working si è registrata una crescita di produttività del lavoro ma a scapito di persone che nell’ultima ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano dichiarano oggi di sentirsi overworked e feel exausted.