Economie del futuro

Impresa senza confini… speriamo non diventi liquida o, peggio, liquefatta

Ottovolante dell’economia

Ho sentito parlare in modo strutturato dell’impresa senza confini alla fine degli anni ’80. Da alcuni anni il tema è ritornato di grande attualità con riferimento alla open innovation, alle partnership, alle organizzazioni ibride, allo smart working, alle strutture ad assetto variabile. Una evoluzione che rispecchia una circolarità nella organizzazione che tuttavia si colloca in un contesto di conoscenze e tecnologie molto diverse dal passato.

Questa circolarità parte con la centralità della persona che provvede a soddisfare i propri bisogni con un’attività semplice e usando strumenti rudimentali. In seguito, le persone si organizzano in famiglie e in comunità per soddisfare i bisogni comuni tramite la suddivisione del lavoro. Nell’era mercantile persone curiose e avventuriere organizzano spedizioni come Marco Polo e Cristoforo Colombo per andare a scoprire mondi ignoti. Con la rivoluzione industriale sorge la moderna impresa definita da confini ben precisi sul piano operativo organizzativo delle responsabilità e della struttura di potere.

Nell’impresa si organizzano i processi di produzione di beni e servizi utili a soddisfare bisogni individuali delle persone e delle famiglie e quelli delle comunità organizzate politicamente (beni comuni, infrastrutture, servizi di pubblica utilità e/o di pubblico interesse). Si hanno confini fisici, dentro e fuori la fabbrica o lo stabilimento, gli uffici, i negozi, i supermercati, i centri commerciali. Si hanno confini in termini di occupazione, dipendenti con contratti a tempo indeterminato o determinato che sono in numero superiore a consulenti o a professionisti esterni che danno il loro contributo senza rapporto di dipendenza.

Si hanno confini in termini di responsabilità più o meno limitata in rapporto alle forme giuridiche presenti nei diversi Paesi con una progressiva prevalenza delle società per azioni (ed equivalenti in altri Paesi) nelle quali la responsabilità verso terzi è delimitata da assicurazioni per rischi specifici e dal patrimonio in caso di fallimento. Si hanno confini di governo: oggi è di moda definire di governance, che significa essenzialmente chi detiene il potere di indirizzo delle imprese. Tale potere è dell’imprenditore nelle imprese famigliari, degli azionisti (meglio delle maggioranze degli azionisti) nelle società per azioni, dei manager nel modello manageriale made in USA nei quali gli azionisti sono interessati ai dividendi e all’aumento del valore di borsa, degli stati o degli enti locali nelle imprese pubbliche, dei fondi sovrani, braccio operativo degli stati nella società della finanza.

Da qualche anno le conoscenze hanno abbattuto molti di questi confini perché non possono più essere sviluppate all’interno e devono essere acquisite da persone o da altre imprese (ad esempio società di consulenza) con le quali non si ha un rapporto di dipendenza. La produzione esce dalla fabbrica o dagli stabilimenti con vari processi di esternalizzazione di diverse fasi e di creazione di catene più o meno lunghe di approvvigionamento. I beni non sono più acquistati in luoghi fisici, ma vengono inviati a domicilio, in anni recenti tramite catene logistiche quali Amazon, Deliveroo e altre reti più o meno locali. I rapporti di lavoro diventano sempre più diversificati per motivi vari: dare flessibilità alle imprese, ma anche nei casi virtuosi per migliorare la riconciliazione lavoro-famiglia (life balance). Gli spazi fisici sono superati dagli spazi virtuali poiché le persone possono partecipare a riunioni pur essendo distribuiti in diversi continenti. I confini di responsabilità diventano labili con le numerosissime forme di aggregazioni in gruppi e conglomerate, vendita di rami di azienda, costituzione di joint venture, accordi di partenariato per problemi specifici, raggruppamenti temporanei di impresa per partecipare a gare per grandi progetti pubblici o privati, eccetera.

Dalla centralità dell’impresa-istituzione con confini stabili e che si modificano lentamente nel tempo si torna alla centralità dei processi per cui ogni impresa è coinvolta con vari ruoli in catene verticali o orizzontali e diventa ad assetto variabile. Per sopravvivere e per svilupparsi le imprese devono diventare sempre più attente ai cambiamenti dei mercati, delle tecnologie produttive, delle opportunità e dei vincoli derivanti da equilibri socio-economici nazionali e internazionali. La cosiddetta “guerra dei talenti” può essere spiegata con il fatto che oltre alle conoscenze esplicite e quelle che possono essere incorporate in tecnologie esistono le conoscenze tacite che appartengono solo alle persone. Sono recentissimi i fenomeni che sottolineano la centralità delle persone, quali ad esempio il fenomeno delle grandi dimensioni, oltre 4 milioni negli USA e 1,9 milioni in Italia. Un fenomeno che viene spiegato con la mancanza di significato nel lavoro.

Mancano persone con le competenze richieste dalla transizione digitale, dell’economia e in generale della sostenibilità e perciò accade che, mentre in passato nei colloqui per le assunzioni era il Direttore Risorse Umane che dopo i colloqui lasciava la/il candidata/o con la classica frase “le faremo sapere entro x giorni”, oggi accade sempre più spesso che le/i candidate/i, dopo aver chiesto le condizioni di lavoro, ad esempio turni, giorni liberi ecc. dicano “non mi interessa” oppure “deciderò e vi farò sapere”. Rivoluzione, o evoluzione, che è sicuramente positiva quando consente alle persone di pensare al proprio “bilancio di vita”, in particolare a quelle che hanno competenze richieste sul mercato, ma che fa sorgere un rischio quando viene meno la loro “spendibilità sul mercato” o vengono abbandonate a se stesse da imprese spazzate via dall’ipercompetizione o dai nuovi monopoli. Infatti, mentre sono diventati labili tutti i confini e si può dire che le imprese sono diventate liquide, ciò che sembra restato molto forte è la “struttura di potere” delle grandi imprese globali o dei fondi sovrani che spostano processi e attività da un Paese all’altro con una delibera del consiglio di amministrazione e con lettere di licenziamento inviate via email o addirittura via WhatsApp.

Il concetto di impresa liquida evoca un aspetto positivo se indica che esse devono essere pronte ad adattarsi e a reagire tempestivamente al cambiamento del contesto socioeconomico, ma può diventare negativo quando incanalata in confini di argini troppo stretti rappresentati da strutture di governance che sfuggono addirittura al controllo di Stati. In tal caso, provocano inondazioni e lasciano sul terreno persone, famiglie, interi territori pieni di detriti e abbandonati a se stessi.

 

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