Attualità

Il futuro? Una pagina bianca da scrivere insieme

Plasmare il futuro, mentre il mondo cambia. Siamo di fronte a una delle sfide più complesse che attendono la nostra classe dirigente, nel settore pubblico, così come nel privato. Provare a interpretare il presente equivale talvolta a cercare di fotografare l’orizzonte mentre si viaggia su un treno lanciato ad alta velocità. L’immagine non solo è mossa e sfocata, ma si ottiene uno scatto che appartiene già al passato. Per questo occorre dotarsi di strumenti nuovi e nel medesimo tempo moltiplicare i punti di vista e le antenne rivolte verso questo scenario turbinoso, così da cogliere e decodificare anche i segnali deboli che da esso ci arrivano.

Elio Borgonovi e Marco Vergeat

In un contesto caratterizzato da sviluppo e innovazione, ma anche da tanta incertezza, il ruolo della formazione manageriale è destinato a crescere, proprio per “produrre” leader capaci di gestire le trasformazioni in atto e promuovere organizzazioni più efficienti. Proprio partendo da questo presupposto nasce formaFuturi, il magazine digitale promosso da ASFOR – Associazione Italiana per la Formazione Manageriale e APAFORM – Associazione Professionale ASFOR dei Formatori di Management. Approfondimento, ispirazione e confronto, sono queste le parole chiave che disegnano i confini del progetto dedicato ai professionisti della formazione manageriale, ma che ha l’ambizione di gettare un ponte verso altri mondi. A raccontarci l’iniziativa editoriale, in occasione della messa online del sito, sono Elio Borgonovi e Marco Vergeat, rispettivamente Presidenti di APAFORM e ASFOR.

Perché due associazioni che rappresentano già un punto di riferimento per tutta la galassia della formazione manageriale hanno sentito l’esigenza di dar vita a un progetto come formaFuturi?

Elio Borgonovi: Parte tutto dalla convinzione che la formazione manageriale occupi un ruolo fondamentale in questo momento in cui servono risorse per il rilancio. Quello che abbiamo osservato è che negli ultimi 15-20 anni la riflessione sui temi di management purtroppo è scemata, diventando un po’ stantia. Il nostro intento è riportare questa riflessione ad alto livello con l’obiettivo di allargare la platea di coloro che capiscono l’importanza strategica di avere dei manager di elevata qualità.

Marco Vergeat: Solo se il dibattito è ricco e approfondito la formazione manageriale può avere la giusta vitalità. Faccio una premessa, al “sistema ASFOR” fanno capo tre tipi di soggetti associati: le migliori school of management italiane, alcune università e molte imprese con le loro strutture di formazione. Queste realtà gestiscono molte attività di formazione manageriali qualificate e sono impegnate nel supportare i processi di cambiamento in atto. Svolgendo questa azione sviluppano esperienze anche importanti che a mio avviso è utile condividere. Questo per poter apprendere come sistema. Il magazine rappresenta un’iniziativa che consente di valorizzare le migliori pratiche relative al management, al cambiamento e alla formazione. Si tratta di uno strumento che si aggiunge ad altre modalità di confronto e scambio. Nei nostri gruppi di lavoro e quando prepariamo i nostri eventi, abbiamo modo di riflettere sui grandi cambiamenti che stanno investendo la società e le imprese. Questo esercizio ci obbliga a scrutare l’orizzonte con occhi diversi, con una preoccupazione nuova per questo futuro. Ecco, credo che questa riflessione debba essere più sistematica e diventare un lievito per il management e per la formazione manageriale. Altrimenti corriamo il rischio di replicare modelli che possono rivelarsi non adeguati all’epoca che stiamo vivendo.

Il nome della testata, con quel “futuri” al plurale, appare già una dichiarazione d’intenti. Che tipo di riflessione avete fatto?

Elio Borgonovi: Negli ultimi anni stiamo tutti dicendo che il cambiamento tecnologico ha messo in crisi gli schemi tradizionali e ci ha insegnato che l’unica certezza che possiamo avere sul futuro è che nessuno lo può conoscere sulla base di strumenti del passato. La pianificazione strategica, o i modelli di simulazione, per quanto importanti, non ci possono aiutare, proprio perché siamo nel mezzo di un cambiamento d’epoca. Come ha detto qualcuno, il futuro ritorna a essere una pagina bianca da scrivere. Allora, battezzando così il magazine abbiamo voluto ribadire che come persone tocca a noi formare non il futuro, ma i vari futuri. Perché nel futuro che ci attende c’è la diversità. Parliamo di futuri che sono legati a un cambiamento continuo. Abbiamo voluto dare questa accentuazione sottolineando anche un altro aspetto: i futuri nascono se le persone, le istituzioni e le associazioni come le nostre imparano a riflettere su se stesse. Conoscere se stessi è il primo passo per aprirsi ad altri. Viviamo in un periodo caratterizzato dall’interdisciplinarietà. Per esserlo davvero devi conoscere te stesso. Questo magazine è un modo per conoscerci. Solo così potremo anche farci capire meglio e alzare il livello di interazione con altri tipi di cultura e di approcci.

Marco Vergeat: In questa scelta, c’è anche l’intento di sottolineare come la formazione manageriale, quando viene fatta bene, sia in grado di mettere le persone nella condizione ottimale per essere protagoniste del futuro. La formazione assolve in pieno il suo compito quando non si limita a fornire strumenti utili a gestire bene il presente, ma è aperta, sa generare nuove conoscenze e capacità di visione che il futuro aiutano a immaginarlo. Quando è una formazione creativa, generativa e non si limita a essere addestramento o ripetizione di cose che già esistono. A questo significato se ne aggiunge un altro, più impegnativo. Viviamo in un momento storico in cui è difficile pensare il futuro come qualcosa di positivo. Lo vediamo confuso, opaco. Questo è uno dei problemi del nostro presente. Il messaggio che vogliamo lanciare è che non è sufficiente saper pensare al futuro, ma è fondamentale impiegare le proprie risorse per costruirlo. Un processo che non può prescindere da un confronto sulle idee, dall’assunzione di diverse prospettive e da un incremento delle chiavi di lettura. L’ambizione è che la testata possa fornire stimoli utili ai soggetti che contribuiranno a costruire pezzi di quel futuro.

FormaFuturi, come avete già anticipato, vuole essere un magazine aperto ad altri mondi. Perché è così importante oggi essere permeabili e correre anche il “rischio” di sconfinare?

Elio Borgonovi: Perché la formazione manageriale deve costituire il ponte fra le conoscenze, fra teoria e pratica. Un certo mondo scientifico, ci metto anche le discipline economiche e manageriali, si è eccessivamente distaccato dalla pratica, adottando modelli che hanno prodotto analisi che interessano solo a un gruppo ristretto di ricercatori. La formazione manageriale, invece, per tradizione ha la missione di generare conoscenze insieme a chi è sul campo. Ci siamo attrezzati per affrontare problemi via via più complicati, ma questa complessità ha spostato quello che è il confine della conoscenza su problemi ancora più complessi. Allora non sono più in gioco solo le conoscenze tecniche ed economiche dei sistemi di management, ma la capacità delle persone di orientare altre persone. Si allarga il campo delle problematiche che ci troviamo ad affrontare, per questo bisogna sfuggire alla tentazione di porsi al centro del cambiamento. Il cambiamento ormai coinvolge tutti e al centro non ci può stare nessuno. La funzione del magazine è quella di farci capire, anche uscendo dai nostri linguaggi. Ogni disciplina si è dotata dei suoi codici e così siamo diventati una Babilonia. La sfida è costringerci a farci capire, non solo dalle altre discipline, ma anche da chi poi il management lo deve applicare nel quotidiano.

Marco Vergeat: Domandarsi a quale società vogliamo contribuire, significa comprenderla, interpretarla, costruire le idee che sono alla base di una nuova utopia positiva. Ciò richiede però una consapevolezza autentica della realtà nella quale si vive. Questo non è possibile se non adottando una molteplicità di prospettive e di linguaggi. Dalla scienza all’arte, dalla musica alla letteratura, oggi sono molti i linguaggi che interpretano la realtà. Sono essenziali per decodificare una società in cui tutte le variabili sono interdipendenti. Per questo ritengo che formaFuturi possa diventare un luogo di confronto e scambio autorevole nella misura in cui sarà in grado di aggregare una comunità di lettori, ma soprattutto di contributor con matrici culturali differenti.

Come avete organizzato la redazione e come pensate di garantire questa polifonia?

Marco Vergeat: Abbiamo strutturato un comitato di redazione con personalità appartenenti alle due associazioni. Ma il compito che abbiamo dato agli associati coinvolti più direttamente sul progetto non è solo quella di scrivere contenuti di alto livello; la missione è quello di aggregare un numero ampio di persone in grado di contribuire e alimentare le idee del magazine e il dibattito che attraverso il magazine stesso potrà generarsi. Questo significa individuare contributi di valore all’interno di ASFOR e APAFORM, ma anche al di fuori.

Elio Borgonovi: Il sito editoriale è strutturato in quattro macrocategorie che affrontano il tema della formazione manageriale da diverse prospettive. A queste si aggiunge la sezione dedicata all’attualità. Ogni categoria ha due rubriche fisse, a cura dei membri del comitato di redazione, ma siamo convinti, come diceva Marco, che potranno arricchirsi di tanti ulteriori contributi. Dopo un primo anno “sperimentale” faremo il tagliando. Il magazine come lo vedete ora è solo il primo passo di un progetto che nelle nostre intenzioni è destinato ad allargarsi.

I primi lettori saranno i vostri associati. Ma da come è stato messo a punto il progetto si intuisce che l’ambizione è quella di ampliare il pubblico. A chi strizzate l’occhio?

Marco Vergeat: Penso che riusciremo a mettere a fuoco i pubblici interessati alla rivista un po’ strada facendo. Certamente ci rivolgiamo al mondo della formazione manageriale, perché abbiamo prima di tutto un dovere nei confronti degli associati e dobbiamo sempre e comunque rendere loro un servizio: restituire contenuti utili ad arricchire la formazione. Certo, poi c’è anche l’ambizione di parlare a chi ha responsabilità di guida, di persone e di strutture e che esercita un ruolo manageriale. Ma guardo anche al mondo delle istituzioni che influiscono con le loro decisioni sul progresso complessivo della società. Credo che potremmo diventare via via più ambiziosi a condizione di riuscire a mantenere l’impegno di dare qualità e ricchezza al magazine, grazie al supporto di tutti.

Elio Borgonovi: Vorrei rivolgermi in particolare a quei formatori singoli e a quelle piccole strutture di qualità, ma che mancano di punti di riferimento, per stimolare un upgrading. Ci muoviamo in un orizzonte complesso, basti pensare al tema del reinserimento delle persone nel mercato del lavoro e alle tante filiere in crisi e che dovranno essere ricostruite. Tale scenario necessita di professionisti che sappiano gestire la complessità organizzativa nel privato, ma anche nel pubblico, dove non ci si può limitare al problema della semplificazione, o ridurre tutto al rispetto di leggi o procedure. Va ripensato tutto con la consapevolezza che il fattore organizzativo e la capacità di coordinamento fanno la differenza, come ha dimostrato la recente emergenza sanitaria. Inoltre, ritengo che qualche esca dovremo lanciarla a quegli studiosi che si sono sempre occupati delle regole di sistema, nell’ambito della macroeconomia, o delle politiche sociali. A questi bisogna far percepire che fra il definire le regole e ottenere dei risultati c’è un territorio di mezzo che è composto dalle organizzazioni che non funzionano in base a regole astratte, ma solo se ci sono persone che ai vari livelli di responsabilità sono centrate sui risultati.

Quale sarà il ruolo della formazione nella società in questo futuro dai contorni indefiniti?

Marco Vergeat: Un ruolo che sarà influenzato e proporzionato al valore che sarà capace di generare e quindi al livello di qualificazione, impegno, professionalità che saprà sviluppare. Dando per acquisito che la formazione sappia rigenerare se stessa e offrire soluzioni di qualità, io penso che sempre di più dovrà anche saper formare i formatori. È fondamentale creare dei moltiplicatori. Persone che fanno le cose, le praticano, hanno la conoscenza del contesto nel quale operano e che nel medesimo contesto assumano la funzione di agenti di cambiamento, oltre che di motori di apprendimento.

Elio Borgonovi: Sono fermamente convinto che ci siano grandi spazi per la formazione. L’Italia è un Paese fatto di piccole imprese. Realtà che, come si ripete sempre, devono aumentare la propria dimensione ed eventualmente andare in Borsa, affrontare il tema della governance, superando i conflitti familiari, e che devono mettersi in rete nei distretti. Peccato che quando si dicono queste cose ci si dimentichi che queste tre sfide per essere affrontate hanno bisogno di un’organizzazione. Ci deve essere qualcuno in grado di gestire il coordinamento. Servono conoscenze. Il secondo target è il settore pubblico, dove si deve iniziare a ragionare in un’ottica di risultati e di assunzione di responsabilità. Poi c’è tutto il mondo del Terzo Settore, dove non è più sufficiente la buona volontà, ma servono competenze specifiche. La formazione non solo è essenziale per affrontare le incertezze del futuro, ma serve a bilanciarne il rischio e a evitare di diventare sudditi dei superesperti e dei supertecnici. Assistiamo all’emergere di professioni che tendono a far prevalere la conoscenza in profondità come conoscenza qualificante. Per contro il management ha la funzione di sviluppare orizzontalità e di integrare. Noi vogliamo mettere l’accento su questo bisogno e con il magazine rafforzare ulteriormente il ruolo delle nostre associazioni che è quello di aiutare a scaricare a terra le idee.