Il coraggio dell'utopia

Sostenibilità e cultura manageriale: dall’eccesso di burocrazia al cuore delle vere sfide

LeaderWorld

In questo contributo, tratto dal suo intervento alla XXIII Giornata della Formazione Manageriale ASFOR, Marco Vergeat – Presidente dell’Associazione – riflette sul ruolo della formazione manageriale nello sviluppare pensiero critico e visione per affrontare le trasformazioni che investono imprese e società: dal lavoro alla tecnologia, dalla demografia alle nuove dinamiche produttive


ASFOR è un’associazione che oggi conta 94 soci e che si caratterizza per avere tre anime ben distinte e complementari. La prima è quella delle School of Management, che comprende sostanzialmente tutte le business school italiane più rilevanti e diverse università. La seconda è rappresentata dalle imprese, in gran parte grandi aziende ma sempre più anche realtà medio-grandi e familiari, che per noi sono fondamentali: non solo perché praticano una formazione continua di qualità, ma soprattutto perché esprimono la domanda reale di competenze, rendendo ASFOR un ponte con il tessuto produttivo. La terza anima è costituita da agenzie di formazione e società di consulenza, ma anche da alcuni soci aggregati e sostenitori: quelle realtà che ci accompagnano come “fiancheggiatori”, cioè con un ruolo complementare, come Confindustria, i Consulenti del Lavoro o il Fondo Banche Assicurazioni. Le nostre attività si articolano in quattro filoni principali. Il primo è quello dell’accreditamento: un filone di attività per noi molto importante è l’accreditamento. Oggi abbiamo oltre 50 master accreditati, 7 programmi specifici di sviluppo manageriale e già 3 accreditamenti di strutture formative, quello che chiamiamo corporate learning, che vorremmo sviluppare ulteriormente in futuro. Il secondo riguarda ricerche e pubblicazioni: lo scorso anno, ad esempio, abbiamo pubblicato un volume sulla trasformazione del rapporto tra persone e lavoro, indagando aspettative, vissuti e centralità del lavoro nella vita, con risultati che hanno suscitato ampio dibattito. In parallelo, portiamo avanti analisi su temi come e-learning, family business, nuovi modelli di impresa. Un altro filone è quello dei gruppi di lavoro, mentre l’ultimo, non certo per importanza, è costituito dagli eventi: tra questi, oltre alla Giornata della Formazione Manageriale, c’è il Leadership Learning Lab, che ha avuto proprio al MIB le sue prime edizioni e una lunga fase di consolidamento.

Il tema della sostenibilità e dei criteri ESG, al centro della nostra ultima Giornata della Formazione Manageriale, è oggi inevitabile e imprescindibile, ma porta con sé anche elementi di ambivalenza. Da una parte, nessuno può negarne la rilevanza strategica per il presente e per il futuro. Dall’altra, non possiamo ignorare il fatto che spesso susciti sentimenti di fastidio o persino di noia. Questo non dipende dal tema in sé, ma da come è stato interpretato: troppo spesso ridotto a formalismi e burocrazia.

L’imposizione della rendicontazione ESG da parte dell’Unione Europea ha, di fatto, messo in difficoltà molte imprese, costrette a produrre report complessi, elaborare matrici di materialità e KPI talvolta poco sensati, con un forte ricorso alle società di consulenza. E, dopo aver imposto questo sforzo, lo stesso legislatore ha poi deciso di rinviare di due anni l’obbligo. È comprensibile, dunque, che un imprenditore talvolta percepisca la sostenibilità in chiave negativa.

Ma il cuore della questione non è questo. La vera sfida è riconnettere il dibattito sulla sostenibilità ai grandi temi reali che oggi attraversano le nostre società e le nostre imprese: la trasformazione demografica, il rapporto in cambiamento tra persone e lavoro, il ruolo pervasivo della tecnologia, la questione retributiva legata alla produttività, oltre naturalmente ai temi ambientali. Sono queste le questioni che dovrebbero stare al centro, perché toccano concretamente la vita delle persone e il futuro delle organizzazioni.

Il rischio, altrimenti, è che la sostenibilità resti confinata in un perimetro tecnico e burocratico, che interessa pochi addetti ai lavori ma non genera un vero cambiamento. Quello che auspico, invece, è che da momenti di confronto come la nostra Giornata emergano posizioni non conformiste, capaci di andare oltre il “politicamente corretto” e i bilanci patinati, per stimolare un dibattito autentico, fatto di luci e ombre, successi e difficoltà.

La formazione manageriale, in questo contesto, gioca un ruolo decisivo: aiutare a sviluppare pensiero critico, visione e capacità di interpretare la complessità. Perché senza un pensiero forte e radicato nella realtà, anche l’intelligenza artificiale e le altre tecnologie rischiano di essere governate male. Ed è proprio qui che si misura la responsabilità della nostra comunità.

 

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