Il tema scelto per il Leadership Learning Lab di quest’anno è di grande attualità e al contempo di particolare rilevanza, anche per le sue implicazioni di natura antropologica. Da questo punto di vista, già il titolo è evocativo, “L’intelligenza oltre la superficie. Riscoprire il pensiero e la speranza”, e riporta l’attenzione sull’uomo. Si parla di progresso e di intelligenza artificiale come dell’ultima frontiera dell’innovazione, tanto da portare ad avanzare l’idea di una quarta rivoluzione industriale che, però, tende a perdere di vista l’intelligenza tout court.
Occorre ritornare invece a mettere al centro la capacità di pensiero critico dell’uomo. È, cioè, necessario non cadere negli automatismi degli algoritmi, che possono agire al nostro posto. Si discute, in questi ultimi tempi, di una nuova tendenza verso una sorta di servitù volontaria, ma forse inconsapevole, e per questo si rende necessario definire nel modo migliore la relazione tra l’agire dell’uomo e l’agire della macchina, in modo tale che l’intelligenza umana non si disperda in questa relazione.
Come ho avuto modo di scrivere recentemente in un articolo per la rivista dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Vita e Pensiero, la vera intelligenza non è algoritmica, ma è la capacità di comprendere, di intus-legere, di capire in profondità. Bisogna sempre, soprattutto in posizioni di leadership, essere aperti all’inatteso e trovare connessioni tra scibili diversi.
In questo senso, il nostro Ateneo condivide pienamente con ASFOR e ISVI non solo le finalità e gli obiettivi di questo workshop, ma anche il taglio che si è voluto dare, un taglio di riflessione e di pensiero, a partire proprio dai contributi delle relatrici e dei relatori.
Che cosa significa pensare in modo critico, consapevole, riflessivo? Come affrontare queste questioni antropologiche e allo stesso tempo culturali? La vera responsabilità per un leader è rendersi conto della realtà e saper cogliere quel tratto dell’intelligenza che si rivela non come fattore isolato della dimensione umana, ma come il frutto delle riflessioni, delle relazioni, delle interazioni sociali che costituiscono la trama della storia.
Sono temi, questi, che interessano in maniera particolare chi si occupa di formazione, dalle università alle business school, fino alle corporate academy. Possiamo dire in senso lato che l’accademia è chiamata a offrire alle nuove generazioni, ai professionisti, alla società spunti per formulare innanzitutto le domande giuste e individuare le soluzioni concrete, in modo da alimentare la fiducia.
La fiducia è un bene relazionale molto prezioso ma sempre più scarso. Pertanto, un lavoro importante per tutti i leader sta nel generare fiducia, specie in fasi storiche in rapida e continua trasformazione e pertanto fonti di incertezza.
Non vi è dubbio che i fenomeni di cambiamento d’epoca che stiamo vivendo comportino forti implicazioni per le istituzioni educative. In un mondo basato sulla tecnologia, tanto i leader di imprese e istituzioni quanto i giovani, i futuri leader di domani, necessitano di essere formati alla creatività, al senso del limite, al pensiero critico per essere in grado di discernere la realtà e orientare in modo adeguato le proprie scelte e decisioni.
Educare, come spesso ci ha richiamati Papa Francesco, non corrisponde solamente a trasmettere dei concetti, anzi, significa cercare di integrare tre linguaggi, il linguaggio della testa con il linguaggio del cuore e il linguaggio delle mani, ovvero mettere in dialogo le intelligenze multiple di ciascuna persona, i tre connotati che caratterizzano l’uomo. Emerge quindi la forza delle intelligenze multiple, anche proprio nella formazione dei leader.
Educare è un compito complesso che richiede un’alleanza, un ecosistema, una sorta di villaggio educante dove tutti gli attori coinvolti – gli atenei, le scuole di management, le imprese, le istituzioni – condividono una grande responsabilità, quella della formazione integrale della persona e dell’attenzione particolare alle questioni etiche.
Questi aspetti, a mio avviso, risultano decisivi, soprattutto quando si toccano tematiche come quelle della leadership. In un contesto odierno estremamente complesso, parlare di leadership credo significhi discostarsi dalla consueta logica di occupare spazi. Si tratta invece di abbracciare con convinzione forme di responsabilità, che consentono di produrre bene comune. I temi di questo Leadership Learning Lab assumono, dunque, particolare valore nell’anno giubilare dedicato alla speranza. Quale segno più concreto di speranza se non l’educazione orientata a coltivare forme di leadership responsabile?