Resoconto della VIII Giornata APAFORM dei Formatori di Management
James Hillman sosteneva che il suffisso «re» in psicologia è il più importante di tutti: sarà per questo che le parole «riaggiustare», «recuperare» e soprattutto «relazione» sono risuonate in maniera potente fin dall’apertura della VIII Giornata APAFORM dei Formatori di Management, organizzata nel Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia, lo scorso 25 ottobre.
Strategica innanzitutto la scelta del luogo che ha ospitato l’iniziativa (intitolata “Verso una nuova economia – Dilemmi e formazione”), un ex magazzino del formaggio trasformato in uno spazio animato dalle “domande degli insegnanti fatte ai bambini che trovano le risposte”.
L’inversione nei ruoli tra i primi e i secondi è stata sottolineata, all’apertura dei lavori, dal “padrone di casa” Christian Fabbri, il Presidente di Reggio Children, il Centro internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine, nato nel 1994 proprio per valorizzare un approccio pedagogico di tipo maieutico, diventato un modello riconosciuto in tutto il mondo e che localmente ha prodotto altissime percentuali di occupazione femminile e di micro imprenditoria.
La visione glocal praticata nel Centro Malaguzzi non poteva che essere condivisa da APAFORM, come rimarcato dal Segretario Generale Mauro Meda, presentando il programma della giornata, divisa in due parti, mattutina e pomeridiana, intervallate da una sessione seminariale. Quest’ultima ha previsto la suddivisione dei presenti in tre gruppi di lavoro, con l’obiettivo di formulare per l’appunto una serie di domande a partire ciascuno da un da un “dilemma” diverso.
Il primo dei tre ha messo a confronto la sostenibilità con la performance; il secondo la meritocrazia con l’inclusione; il terzo le generazioni, spinte a cercare punti di convergenza e dialogo sul senso del lavoro.
Al di là delle differenti suggestioni emerse dai gruppi di lavoro, tutta la giornata ha messo in luce la volontà della platea di andare oltre schematismi e generalizzazioni, mettendo al centro le persone e la necessità di guardarsi in faccia, «di stringersi la mano», come ad esempio ha sottolineato il ricercatore Lorenzo Semplici, presentando il Manifesto della Nuova Economia del Centro Studi e Valutazioni Next da lui presieduto.
In un’epoca come la nostra, ha aggiunto lo studioso, è infatti necessario andare oltre il concetto stesso di dilemma, che individua «una situazione di incertezza che mette in crisi l’individuo».
Oggi, invece, servirebbe avere uno sguardo civile generativo, alla maniera indicata da Erik Erikson, che individua i quattro stadi del «desiderare, generare, prendersi cura, lasciare andare». Detto in altri termini, è arrivato il momento di andare oltre il Pil per concentrarsi invece sugli indicatori di benessere multidimensionale, come tracciato nel Primo Rapporto sulla nuova economia in Italia curato dal Cesva.
Allo stesso modo, è giunta l’ora di mandare in soffitta il concetto di meritocrazia, a favore di una sua democratizzazione, tenendo presente anche la via italiana alla leadership, di tutt’altra natura rispetto a quella di origine anglosassone.
Dell’ultimo aspetto ha parlato in particolare Giovanna Gregori, Consigliera Delegata dell’Associazione italiana imprese familiari. L’imprenditrice si è soffermata sul «legacy book» da loro curato, con lo scopo di far emergere un set di valori non fisso, ma comunque condiviso dagli associati Aidaf, che permettano alle generazioni successive di orientarsi su quale sia il futuro della “italian way” all’impresa, che dovrà basarsi sempre più sui concetti di economia circolare, cambiamento climatico, cultura condivisa e benessere delle persone, al lavoro e nel privato.
Solo seguendo questa strada, secondo Gregori, si può superare ad esempio il conflitto tra sostenibilità e performance. A sua volta l’economista Stefano Zamagni ha però ricordato come, almeno finora, non sia stato possibile applicare tutte le tre diverse declinazioni oggi attribuite alla parola sostenibilità: alla sua nascita, che il professore fa risalire al 1700, indicava solo quella ambientale, mentre la dimensione sociale ed economica sono arrivate solo una trentina d’anni fa.
Oggi invece la sostenibilità sarebbe diventata un vero e proprio “trilemma” di natura politica, per il professore risolvibile solo rinnovando il patto di fiducia con i cittadini, ossia con un impegno concreto, non con vaghe aspirazioni del cuore.
All’avvento della nuova economia bisogna insomma prepararsi per bene, supportati da una formazione di qualità come quella che può fornire APAFORM a chi voglia lavorare nel settore in maniera seria e certificata.
La questione è stata affrontata in chiusura di giornata dal Presidente Elio Borgonovi e da Amarildo Arzuffi, Direttore Area Formazione Fondimpresa. Alla fuga dal lavoro per burnout si risponde accreditandosi come una vera e propria «clinica della società», ha sottolineato Borgonovi, che ha richiamato tutti i partecipanti alla necessità di rispondere insieme alla sfida di creare fiducia, dando giusta dignità alla formazione, ha rimarcato a sua volta Arzuffi.
«Di lavoro ce n’è tanto e ce n’è per tutti», ha concluso il responsabile Formazione di Fondimpresa. Per svolgerlo, servirà più forza lavoro straniera e senior, ha aggiunto. Di qui la necessità di una rivoluzione copernicana dell’intero sistema scolastico e accademico, che dovrà rivolgersi a tutte le generazioni, non solo ai giovani, il che significa anche investire bene i denari pubblici uscendo dalla micro-organizzazione, una patologia che finora ha afflitto la formazione nel nostro Paese.