Economie del futuro

Società ibrida o della diversità

Ottovolante dell’economia

Anche se il tema è all’attenzione degli studiosi da almeno 10-15 anni, oggi più che mai si parla di società ibrida, organizzazioni ibride, contesti ibridi. A pensarci bene il concetto di ibrido è la conseguenza di costrutti sociali ed economici che hanno cercato di definire classificazioni entro cui incasellare i fenomeni. In effetti le classificazioni delle scienze umane sono molto diverse da quelle delle scienze dure.

Probabilmente è più utile il concetto di continuità e di diversità dei fenomeni economici e sociali. La continuità caratterizza la vita di ogni persona e quindi la distinzione che spesso si usa tra infanzia, adolescenza, età adulta, maturità, terza età e quarta età, è fortemente riduttivistica in quanto il passaggio da una condizione all’altra avviene con una evoluzione continua.

Anche la suddivisione della giornata o della settimana in tempo di lavoro, riposo, svago e altre categorizzazioni che spesso si usano, non consente di definire confini. Chi deve percorrere il viaggio per andare al lavoro spesso pensa ai problemi che ha lasciato il giorno prima e che dovrà affrontare e durante il viaggio di ritorno a volte continua a ripensare alle cose lasciate in sospeso per il giorno successivo. A meno che non incontri un amico/amica con cui si mette a discutere di come organizzare il fine settimana o le prossime vacanze oppure si metta a leggere un libro che gli interessa. È diverso leggere un libro per studio o per interesse, o perché suggerito da qualche influencer. Perfino nel sonno il cervello continua a funzionare producendo sogni di momenti felici o di momenti di terrore.

Una realtà fuori dalle categorie

Nel campo lavorativo sono state individuate diverse categorie per identificare il rapporto tra “contributi e ricompense” tra persone e organizzazione. Si parla di lavoro a tempo indeterminato o determinato, lavoro dipendente o autonomo, rapporti di consulenza con condizioni varie, tirocini e altre forme. Queste classificazioni sono sempre meno utili perché la durata del rapporto di lavoro non è legata al contratto ma al fatto che l’impresa abbia la sua sostenibilità o fallisca; la scelta tra lavoro dipendente e lavoro autonomo dipende da normative civilistiche del lavoro e fiscali, ma la relazione tra impegno della singola persona e condizioni garantite dall’organizzazione è differente per diverse persone e dipende dal tipo di relazioni che si stabiliscono con colleghe/i e superiori.

Nel campo della formazione si è passati da concetti di istruzione (teaching) a quelli di apprendimento (learning) favorito da relazioni docente/facilitatore-partecipanti e orizzontali tra i partecipanti. Dall’apprendimento si è passati all’occupabilità (employability) che riguarda sia il primo inserimento nel mondo del lavoro, sia gli sviluppi professionali di carriera. Dal concetto di occupabilità si è passati a quello di occupazione in organizzazioni che garantiscono più o meno soddisfacenti livelli di riconoscimento delle conoscenze, capacità e competenze e il diverso grado di inclusione, ossia valorizzazione delle persone. Sono stati poi coniati i concetti di formazione formale, informale, non formale (on the job). Si tratta di una classificazione che presenta diverse sfumature se si accetta il principio secondo cui “si impara lavorando e si lavora meglio sistematizzando e consolidando i saperi”.

Il passaggio da una realtà che si cerca di inserire in categorie a una società interpretata secondo la lente della continuità e della complessità è favorito dalle tecnologie sempre più avanzate che modificano il rapporto spazio-temporale (attraverso la rete e le piattaforme) che consentono di costituire comunità virtuali oltre a quelle reali, che potenziano le capacità delle persone (tecnologie aumentative), che modificano le percezioni (si pensi all’effetto dell’informazione in tempo reale, con notizie vere e fake news). L’uso di tecnologie che consentono di essere al tempo stesso produttori e utilizzatori di conoscenza (open information) è rappresentativo di una realtà ibrida o invece di una realtà complessa nella quale le relazioni non sono più di causa-effetto-feedback, ma sono di coevoluzione? Da questo contesto derivano tre conseguenze: la prima è presa direttamente da Darwin secondo cui sopravvivono non gli animali più forti, veloci o intelligenti, ma quelli che meglio si adattano al cambiamento dell’ambiente. La seconda è un’indicazione per le persone che, invece di pensare a organizzazioni ibride come nuova categoria, devono pensare di investire in se stessi e nella propria professionalità. Chi sviluppa continuamente conoscenze, capacità, competenze, attitudini, comportamenti che si adattano al cambiamento dell’ambiente avrà maggiori possibilità di transitare in diverse organizzazioni. La terza conseguenza riguarda un prerequisito per poter diventare persone che seguono il principio di Darwin: chi ha un progetto di vita basato su solidi valori che durano nel lungo periodo avrà maggiori opportunità nella società del futuro.

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