Rivoluzione digitale e dintorni

Flipped now!

Open learning

La recente svolta pandemica ha portato i progettisti di formazione e i docenti a mettersi in discussione. I modelli classici, che vedono un’alternanza tra didattica d’aula, esercitazione (in presenza o a distanza) e studio individuale, hanno mostrato molti limiti, nel nuovo contesto in cui, a volte, viene meno l’interazione in presenza e la partecipazione al corso, attraverso gli schermi dei computer, è molto più difficile. I formatori più volenterosi hanno fatto largo uso di tavolette grafiche, software alla Mural, telecamere hd. Si sono affrettati a dire che tutto era come prima e che gli allievi (specie i più giovani) erano ugualmente soddisfatti: ma, in realtà, qualcosa è cambiato per davvero. Chi scrive ha trovato nella flipped classroom, una tecnica per progettare la formazione in modo efficace, nella prospettiva di una didattica che è sincrona e asincrona, in presenza e a distanza. Una didattica pensata ad hoc per essere usata con le piattaforme. Un modo nuovo e stimolante che piace alle aziende e agli allievi.

 Un po’ di storia (in breve)

Cominciamo dall’inizio. Jonathan Bergmann e Aaron Sams, due insegnanti di chimica, nel 2006 in Colorado (Usa) avevano la necessità di mantenere alto l’ingaggio dei loro allievi, residenti in luoghi molto distanti dalla scuola e dunque spesso assenti. I due insegnanti non si persero d’animo e cominciarono a registrare le loro lezioni, depositando in cloud contributi brevi (fino a 10-15 minuti), spesso dinamici e persino divertenti. Cominciarono a usare lo spazio in presenza esclusivamente per approfondire, chiarire i dubbi, fare esercitazioni e verifiche. Ciò che i due insegnanti avevano compreso prima di altri è che le nuove generazioni trovano utile e positivo avere delle videolezioni tenute dai loro insegnanti, da vedere e rivedere quando e dove è possibile. Molto meglio così che le noiosissime lezioni in presenza. I due professori misero punto un metodo che divulgarono in un loro volume, tradotto in varie lingue e pubblicato in Italia nel 2012.

In Italia tale metodologia è stata ripresa e circostanziata, grazie alla tradizione pedagogica del nostro Paese. Pier Cesare Rivoltella, professore in Cattolica, ha sviluppato la progettazione attraverso gli “EAS – Episodi di Apprendimento Situato” (Rivoltella, 2013). Si tratta di una modalità di progettazione che prevede, a partire dalla tassonomia degli obiettivi didattici di Bloom, 3 fasi:

  • Incontro autonomo con il contenuto. L’allievo studia in autonomia un testo oppure un video.
  • Fase pragmatica di applicazione, in cui l’allievo è chiamato ad approfondire e a chiarire. In questa fase è utile che sia chiamato a produrre un output (testo, presentazione, etc.) in cui applicare i contenuti studiati.
  • Riflessione sul processo. Nella parte finale l’allievo riflette su come ha lavorato, riprende e fissa i concetti studiati.

 La flipped classroom nella nuova formazione manageriale

Con un tempismo che si è rivelato azzeccato (anche se, date le circostanze, avrei largamente preferito il contrario) ho parlato di flipped classroom in tre eventi il 18 giugno 2019 (XVII giornata della formazione manageriale ASFOR), il 18 gennaio 2020 (seminario serale APAFORM) e il 24 gennaio 2020 (presso Sistemi Formativi Confindustria). L’ipotesi condivisa con i colleghi era che questa nuova modalità di progettare la formazione sarebbe stata in grado di rispondere all’esigenza, delle aziende e dei partecipanti, di una formazione più breve rispetto alla formazione classica, ma, al tempo stesso, più personalizzata, in quanto l’allieva/o decide quando fruire dei contenuti online, chiedendo alla docenza di approfondire solo ciò che a lei/lui interessa. Nel gruppo di lavoro ASFOR del 2019, emerse chiaramente che il nuovo modello avrebbe comportato un patto del tutto nuovo con l’azienda e con il/la partecipante. L’azienda deve lasciare il tempo al collaboratore per studiare e prepararsi prima al corso. Non si può chiedere (non sarebbe etico) un impegno fuori dall’orario di lavoro. La preparazione in anteprima è fondamentale e non può essere sottovalutata.

 Flipped classroom nelle aule manageriali: le prime applicazioni

Mentre molte aziende, per la pandemia, hanno interrotto le proprie attività formative, privilegiando altre priorità, alcune, invece, si sono aperte al nuovo. Tra il 2020 e il 2021 ho sviluppato la progettazione e gestione di 3 programmi formativi flipped (12, 5 e 6 giornate circa, tra asincrono e sincrono) rivolti complessivamente a circa 230 manager e professional di 3 diverse realtà. Nel momento in cui scrivo (luglio 2021) il primo programma si è concluso, il secondo è iniziato da poco e il terzo comincerà a settembre per finire a dicembre.

 Come abbiamo lavorato

La scelta fatta con colleghi della mia società è stata di focalizzare principalmente tre fasi, da iterare in più cicli in funzione degli obiettivi didattici:

  • Contenuto teorico (asincrono) mediante video lezioni da inviare in anteprima ai partecipanti.
  • Sessioni in sincrono in piattaforma, coordinate da un tutor, per portare i partecipanti all’elaborazione dei contenuti del video e alla messa a fuoco delle domande di approfondimento da fare al docente
  • Sessioni in sincrono (a distanza o in presenza) in cui il docente risponde alle domande che ha ricevuto, chiarisce i dubbi e fa fare esercitazioni/casi.

Cosa abbiamo imparato.

  • Le video lezioni, al massimo di 15 minuti, devono essere dense. Non devono essere auto-consistenti, ovvero da fruire in autonomia a prescindere dal corso di formazione, poiché la flipped classroom non è e-learning. Devono far riflettere, creare dubbi e quindi spingere l’allievo a fare le domande al docente. L’investimento su di esse è strategico. Il lavoro dei formatori è sempre più editoriale.
  • La cosa più difficile è la fase di incontro con il tutor. Gli allievi investono molto tempo e riprendere la lezione precedente e ne dedicano poco alla lezione successiva. È necessario lavorare per migliorare questo dispositivo.
  • L’aula (distanza o presenza) di 3 o 4 ore è più che sufficiente. Gli allievi sono motivati, proprio perché si sono preparati all’incontro con il docente. L’incontro breve è più efficace per tenere la tensione, che spinge l’allievo a lavorare in autonomia.
  • In certi casi è critico gestire il narcisismo del docente che può tendere a ripetere i modelli che ha introiettato e a non mettersi al servizio dell’aula. La docenza deve modificare il suo mindset.

 Conseguenze e programmi futuri

Non abbiamo ancora le prove, ma siamo certi che l’apprendimento con questo modello è largamente superiore a quello tradizionale, a parità di tempo impiegato dall’allievo. La progettazione e gestione di una formazione di questo tipo, tuttavia, richiede un alto livello di expertise e quindi, per proseguire, servirà la disponibilità degli enti di finanziamento a riconoscerne e finanziarne la modalità. Richiederà, inoltre, la disponibilità delle aziende a costruire patti del tutto nuovi con le proprie persone. Richiederà ai formatori di reimpostare il proprio modo di lavorare. Di fronte ad un mondo del tutto nuovo, è il tempo di capovolgere (to flip) la formazione.

 

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