Rivoluzione digitale e dintorni

Immagine Resignation? Participation!

Resignation? Participation!

Il sottotitolo del volume “Deep purpose” del professore di Harvard Ranjay Gulati, un best seller della letteratura manageriale dell’anno 2022, è “The heart and soul of high-performance companies”. È proprio di cuore ed anima che parliamo quando ad un’organizzazione non basta più focalizzare le classiche mission e vision, ma si domanda qual è lo scopo ultimo a cui dedicare i propri sforzi. L’interrogativo è legittimo per lo sviluppo del fenomeno della Great Resignation, oggi in parziale contrazione, considerato da molti come un indicatore delle difficoltà a motivare, coinvolgere e trattenere le persone nelle imprese.
Immagine C’è purpose e purpose

C’è purpose e purpose

Uno spettro torna ad aggirarsi tra i manager delle aziende occidentali: il purpose. Tutti lo cercano, molti vogliono costruirlo e reclamizzarlo in modo roboante, alcuni hanno deciso addirittura di fabbricarlo chiamando consulenti esterni. Il momento in cui questo concetto è uscito dalla manualistica dei consulenti ed è diventato uno dei temi di attenzione del top management è stato probabilmente la pubblicazione della celebre lettera annuale ai CEO di Larry Fink di BlackRock, uno dei più grandi e influenti fondi finanziari.
Immagine Il lavoro tra paternalismo e tecnocrazia

Il lavoro tra paternalismo e tecnocrazia

Arricchire la prospettiva dell’organizzazione come puro strumento, concependola come sistema aperto e sociale dove le persone (non più risorse umane), proprio per questo, hanno un ruolo di attore che “produce la realtà”: è la direzione verso la quale molte organizzazioni stanno provando ad andare. Con beneficio per tutti, azionisti, manager, persone e probabilmente società intera.
Immagine Hopeless, spaceless

Hopeless, spaceless

Fanno riflettere dati della ricerca ASFOR-ISVI comunicati durante il XIII Leadership Learning Lab del 22 novembre scorso. Fa riflettere vedere come i lavoratori siano in gran parte soddisfatti (82%) del loro lavoro, in particolare delle relazioni con i colleghi, delle mansioni svolte e anche degli orari di ufficio, ma che allo stesso tempo vi siano motivi di “rancore”. Infatti, il 72% ritiene di dare all’azienda più di quanto riceve e solo il 45% pensa di avere possibilità di crescita professionale. La tesi dei ricercatori, dunque, è che se non si vedono prospettive professionali, il lavoro smette di essere una leva identitaria e di crescita personale e sociale. Vi è una “lateralizzazione” del lavoro stesso nelle priorità personali e, quindi, un dirottamento degli investimenti psichici su altri aspetti.
Immagine Intelligenze multiple e introversione

Intelligenze multiple e introversione

Il modello delle intelligenze multiple si deve allo psicologo Howard Gardner che negli anni ‘80, partendo dallo studio di soggetti con lesioni al cervello, ha individuato forme diverse di intelligenza. Per tale motivo chiedersi quanto una persona sia intelligente significa innanzitutto domandarsi a quale intelligenza ci si stia riferendo. Questi studi ci portano ad affermare che, se disponiamo di più intelligenze, vuol dire che siamo individui, ma che, al tempo stesso, siamo espressione di una molteplicità. Ovvero che ognuno di noi, è al tempo stesso un singolo e il risultato di un confronto tra dimensioni diverse.
Immagine L’innovazione dei sistemi di apprendimento alla luce dell’intelligenza artificiale

L’innovazione dei sistemi di apprendimento alla luce dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale sta irrompendo nei sistemi di apprendimento con una velocità e un’intensità nettamente superiore a quanto avvenuto con il tradizionale digital learning, che ha una storia ormai ventennale. Proprio il settore del digital learning è quello più immediatamente toccato dall’AI. Alcune attività saranno, in parte già lo sono, coinvolte, al punto che non è difficile fare la previsione che 90 addetti su 100 in questo ambito dovranno riqualificarsi e in parte dedicarsi ad altre attività a maggior valore aggiunto.
Immagine Tra tecnologia e business serve un mediatore culturale multidisciplinare che solo un ecosistema dell’alta formazione può formare

Tra tecnologia e business serve un mediatore culturale multidisciplinare che solo un ecosistema dell’alta formazione può formare

L'intelligenza artificiale sta entrando prepotentemente nel mondo del business, promettendo di rivoluzionare processi e modelli organizzativi in molti settori. Le applicazioni di AI nell'analisi dei dati, nell'automatizzazione di attività ripetitive, nello sviluppo di interazioni più “umane” con clienti e dipendenti sono potenzialmente dirompenti.
Immagine Transizione digitale: quale ruolo per la formazione manageriale?

Transizione digitale: quale ruolo per la formazione manageriale?

Per completare il loro percorso di digitalizzazione, tutte le organizzazioni del nostro Paese dovranno reclutare, formare e trattenere personale in possesso di adeguate competenze digitali. Non si tratterà tanto o soltanto di assumere data scientist, esperti di sicurezza informatica, sviluppatori di software, professionisti del marketing digitale, ma anche di estendere le competenze digitali e di data management a tutti i livelli funzionali, creando inoltre apposite figure di interfaccia tra le funzioni ICT e le diverse aree organizzative.
Immagine Il digitale cambia la nostra percezione e fruizione del tempo e dello spazio

Il digitale cambia la nostra percezione e fruizione del tempo e dello spazio

Che il digitale avesse cambiato il nostro rapporto con il tempo è cosa nota: l’automazione che accorcia i tempi, la possibilità di parallelizzare attività, l’accelerazione spinta dall’innovazione e dalla produzione dei dati, la capacità di lavorare in modo asincrono. La novità, rafforzata dai lockdown pandemici e da una crescente crisi della mobilità, è però uno sguardo diverso anche nei confronti dello spazio e in particolare dei luoghi di lavoro, sguardo che ha creato una nuova forma di “consapevolezza spaziale”.
Immagine Il mestiere del formatore e l’intelligenza artificiale generativa

Il mestiere del formatore e l’intelligenza artificiale generativa

A distanza di poche settimane dal mio precedente contributo per formaFuturi, gli strumenti di Intelligenza Artificiale Generativa (IAG) si sono moltiplicati. Ora ChatGPT-4 affianca ChatGPT-3, vantando un numero di parametri (i pesi numerici che determinano il comportamento della rete neurale) 571 volte maggiore della versione precedente. Microsoft ha incorporato ChatGPT in Bing. Google ha annunciato Bard (per ora solo in USA) e anche Elon Musk ha annunciato lo sviluppo di un suo strumento di IAG. Questi modelli ci offrono in modo facile ed immediato un potere di analisi e creazione di testo e immagini senza precedenti, ma in che modo questi strumenti cambieranno il mestiere del formatore?
Immagine Più educatore che formatore

Più educatore che formatore

Stiamo vivendo una situazione apparentemente paradossale: da una parte il mondo sta cambiando in maniera rilevante e secondo diverse dimensioni; si parla infatti sempre più frequentemente di poli-crisi e quindi la creazione delle nuove competenze diventa un tema critico e prioritario per tutti. Dall’altra la formazione è guardata con sempre minore interesse: si continuano a erodere i margini economici dei formatori, la formazione è una delle prime spese da tagliare quando si lancia un contenimento dei costi e raramente il responsabile della formazione diventa capo-azienda.
Immagine Intelligenza Artificiale, formazione umana. Intervista a Federico Cussigh

Intelligenza Artificiale, formazione umana. Intervista a Federico Cussigh

In questi ultimi mesi siamo entrati in contatto con le performance straordinarie dei sistemi di Intelligenza Artificiale e in particolare di ChatGPT. Un amico professore, mi ha confessato di aver somministrato a ChatGPT il compito scritto che assegna ai suoi allievi del corso di laurea triennale e di aver ricevuto un testo a cui avrebbe dato il voto massimo. L’allievo già supera il Maestro. Abbiamo approfondito il tema con Federico Cussigh, Senior Partner di R-Tree Technologies, quale sarà l’impatto sulla formazione delle nuove tecnologie AI.