Persone e organizzazioni: oltre le Colonne d’Ercole

Leadership per uno sviluppo sostenibile

Orizzonti possibili

Visioni limitanti e nuove prospettive da esplorare: ce ne parla Elena Ceriotti, questo mese ospite della rubrica Orizzonti Possibili, coordinata da Giorgio Colombo


Da Accenture a UN Global Compact, sono molti a riportare il pensiero degli executive di grandi gruppi internazionali: per rendere l’economia più fair e sostenibile gli sforzi che stiamo facendo non sono sufficienti. Di qui la chiamata per una sustainability leadership che, in qualità di professionisti a vario titolo impegnati nello sviluppo di competenze di cambiamento, ci interpella, invitandoci ad una revisione coraggiosa, e talvolta radicale, delle principali assumption attraverso cui guardiamo oggi alla leadership. Esploriamo dunque alcuni cambi di prospettiva.

Oltre il leader come eroe

Le storie dei grandi personalità che hanno fatto la storia, riprese e potenziate dalle voci dei media, ci portano a identificare i leader con figure carismatiche che, grazie alle loro doti personali, portano a risultati straordinari. Nella narrazione organizzativa ascoltiamo spesso un “noi”, i manager, come coloro che devono gestire un “loro” in vista di risultati, piuttosto che celebrare e promuovere un “noi” inclusivo e abilitante. La costruzione di modelli di business sostenibili ci invita a ribaltare la prospettiva e a parlare di leaderful group, riconoscendo ai manager il ruolo di host genuinamente desiderosi di aiutare un gruppo a operare al servizio di un progetto più grande e capaci di facilitare l’emergere di una leadership distribuita.

Ecologia del purpose

In un quadro di sustainability leadership la domanda “io sono e desidero essere al servizio di cosa?” non è rimandabile. Per un leader è urgente interrogarsi in chiave sistemica su quali stakeholder stanno prendendo in considerazione nella costruzione del futuro e a quali non stanno dando voce in modo adeguato. Tutto ciò apre una strada che porta alla fonte dei propri valori, per riconoscerli e dar loro voce al fine di farne un drive motivazionale autentico per sé, per gli altri e per il sistema nel suo complesso, nella direzione di nuove strade di sviluppo. La sostenibilità chiama nei leader autenticità – dunque contatto con il proprio sé più autentico – come percorso imprescindibile.

Maschile e femminile

Il nostro immaginario lega la leadership ad “armi ed acciaio”, ad una idea di coraggio, di decisionalità e forza, di energia, di velocità ed azione. L’arte della cura, della fragilità come valore, della pazienza, dell’ascolto empatico di profondità, della generatività che scaturisce dall’errore non hanno rappresentato la quotidianità della narrazione sulla leadership, incentrata su un concetto di “forza”, intrinsecamente opposta ad un concetto di “debolezza”. Papa Francesco nella sua ultima enciclica ci provoca: «Diciamolo, siamo cresciuti in tanti aspetti ma siamo analfabeti nell’accompagnare, curare, sostenere i più fragili». Le nuove sfide di sostenibilità stanno oggi chiedendo ai leader sensibilità per cui non sono stati né selezionati, né fatti crescere e che forse le nostre culture organizzative non sono ancora pienamente pronte a valorizzare e ricompensare

Processo di leadership

Nel tempo dell’incertezza e della complessità non ha più tanto valore parlare di tratti di leadership (decisionalità, coraggio, orientamento al rischio, …). I contesti sono cangianti e la capacità continua di scanning a 360 grandi, dentro e fuori l’organizzazione, dei segnali deboli di sfide, bisogni, opportunità conta più di precondizioni alla leadership che, nel qui ed ora, potrebbero non tradursi in azioni che fanno la differenza. Parlare di leadership come processo significa guardare alla capacità di notare i bisogni, interrogarsi su chi nel sistema abbia risorse da mobilitare, includere più stakeholder nel processo di risposta e sviluppare un mindset di monitoraggio sistemico.
Una visione della leadership così tratteggiata ci invita a ideare contesti formativi e di sviluppo in chiave davvero multidisciplinare, dove la domanda sullo sviluppo di un self autentico sia il punto di partenza di viaggi di crescita immersivi e aperti a ecosistemi complessi. C’è molto da inventare.

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