Economie del futuro

I modelli di apprendimento per la formazione professionale: il rinascimento delle Scuole di Mestiere

Orizzonti possibili, Next generation

Il Programma Next Generation EU traccia un quadro programmatico industriale-economico e sociale orientato all’obiettivo della completa decarbonizzazione da raggiungere a metà del secolo in corso, supportandolo finanziariamente con un primo traguardo verso l’orizzonte del 2030. Lo sviluppo del programma per l’Italia è declinato nel PNNR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che prevede 200 miliardi di investimento, dei quali circa il 40% destinati a investimenti industriali nel settore energetico e nell’economia circolare per supportare la transizione ecologica.

Il recente rapporto “Previsione dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia” (2023-2027), pubblicato da Excelsior Unioncamere, ha evidenziato una situazione che oscilla tra il “critical hiring” e il critical mismatchnei profili di Operatori e Tecnici specializzati richiesti in diversi settori merceologici, tra cui il settore energetico. Anche Banca d’Italia evidenzia il rischio che i più di 300.000 posti di lavoro generati dagli investimenti del PNRR non possano essere coperti a causa della mancanza di profili professionali adeguati, non solo per i profili ad elevato livello di scolarità, ma anche per profili tecnici con minor grado di scolarità.

In tale scenario, i dati ISTAT relativi al mercato del lavoro per l’Italia, da un lato registrano il più alto tasso storico di occupati mai raggiunto nel millennio in corso (superiore al 60%), ma anche alti tassi di giovani “Neet” (15-29 anni) che raggiungono il 23,1%, con valori superiori al 40% in alcune province del Sud Italia, ed un trend generale di crescente denatalità.

Ecco in estrema sintesi il paradosso che ci presenta oggi il mercato del lavoro italiano: una domanda di lavoro crescente in molti settori merceologici, tra cui il settore energetico, un’offerta incapace di soddisfarla per quantità e adeguatezza dei profili professionali, e contemporaneamente bacini di giovani e donne che rimangono fuori o ai margini del mercato del lavoro. È un conto pesante, un conto che viene da lontano, sul quale sarebbe utile spendere qualche riflessione critica da parte di tutti gli attori coinvolti (istituzioni, mondo della scuola e della formazione, imprese e loro associazioni di rappresentanza). Servirebbe almeno per ripartire da una maggior consapevolezza sulle scelte che potremo e dovremo fare ora per costruire una risposta che abbia la concreta possibilità di risolvere prospetticamente questo paradosso: anche da qui passa la chiave per vincere la sfida del PNNR!

In tale ambito si colloca il contributo alla riflessione tratto da questa iniziativa sperimentale sul tema della rivalutazione economica-sociale e culturale dei mestieri professionali caratterizzati in particolare dalla predominanza di competenze tecniche innervate dalle nuove tecnologie digitali, ma caratterizzate dal valore aggiunto di un’elevata manualità specializzata che potremo ancora definire “artigianale”. Sono mestieri che abbiamo troppo frettolosamente archiviato, sacrificati sull’altare della globalizzazione dei mercati e della trasformazione del modello economico e industriale delle economie occidentali mature verso un’economia di servizi ed a trazione finanziaria, verso una progressiva riduzione dell’importanza e del valore economico e sociale attribuito al  settore  manifatturiero e artigianale. E nello stesso ambito si deve porre anche la riflessione sugli ecosistemi educativi e formativi che fungono da terreno generativo di questi mestieri professionali, e sui connessi modelli di apprendimento in cui gli stessi crescono e si sviluppano.

Una possibile e concreta risposta a questa riflessione è emersa con la creazione della Scuola dei Mestieri dell’Energia, una sperimentazione pionieristica nata in Puglia nel 2021 per volontà di una storica azienda del settore energetico (Edison) e sviluppata in collaborazione con un operatore della formazione presente sul territorio pugliese (AFORISMA School of Future).

La Scuola dei Mestieri dell’Energia rappresenta una rottura con gli schemi e gli steccati tradizionali della formazione professionale: è basata su un modello di apprendimento duale che rompe con il tradizionale metodo lineare alla formazione, per abbracciare un approccio reticolare atto a  creare un ecosistema formativo basato su un network che coinvolge aziende, enti di formazione, scuole e università; insieme  per offrire un ambiente educativo completo e multidisciplinare che prepara gli studenti per intercettare ed accogliere  le sfide e i mestieri  presenti e futuri espressi dalla domanda del mercato del lavoro del territorio in cui gli stessi giovani crescono e vivono.

Con un approccio sistemico sul territorio, l’iniziativa è stata, inoltre, in grado di allineare gli obiettivi della Scuola dei Mestieri con le politiche di formazione e lavoro regionali e nazionali, attraendo risorse finanziarie funzionali a renderla progressivamente sostenibile.

La sperimentazione ha trovato il suo pieno compimento con il primo Corso Pilota per il rilascio di qualifica professionale di Operatore Termoidraulico di livello 3 EQF, nato in risposta all’Avviso Pubblico di Regione Puglia OF2020. Questo ha permesso di validare il modello di governance e di collaborazione tra i diversi soggetti promotori della sperimentazione e di avviare il secondo corso per una seconda classe di giovani per analogo percorso professionale. Oggi, oltre ai nuovi percorsi professionalizzanti di terzo e quarto livello EQF, la Scuola dei Mestieri dell’Energia sta crescendo e ha espanso il suo network dei soggetti sostenitori, coinvolgendo nuove aziende territoriali che operano nel settore energetico, l’università  come il Politecnico di Bari e l’Università del Salento, centri di ricerca  come il C.N.R., scuole e istituti tecnici del territorio ed associazioni di categoria del sistema confindustriale e confartigianale.

Uno sguardo al futuro: quali “take points” possiamo trarre da questa iniziativa sperimentale sulla formazione professionale? Come pensare di scalarla oltre il territorio ed il settore merceologico che l’ha incubata?

Tre key words la caratterizzano e rappresentano la spina dorsale che la sostiene:

  • Il Territorio: la formazione territoriale non può prescindere da un ancoraggio forte e strutturale con il tessuto economico ed industriale dei territori.
  • L’Eco-Sistema: inteso come capacità di costruire e gestire un sistema territoriale integrato dell’orientamento e della formazione che coinvolga soggetti pubblici e privati coinvolti nella filiera dell’education (istituzioni territoriali, scuola e università, imprese ed operatori specializzati della formazione, associazioni territoriali).
  • L’Apprendimento duale integrato e bilanciato: basato sul ripensamento critico del modello “prima studio e poi lavoro”, “prima la teoria e poi la pratica”, e sulla co-progettazione e co-gestione dei percorsi didattici con faculty a composizione mista composta da docenti specializzati del settore della formazione e tecnici-manager docenti provenienti dal mondo del lavoro.

 

La Scuola dei Mestieri dell’Energia rappresenta un modello di apprendimento innovativo? Forse no, o almeno non del tutto. Nelle “botteghe di mestiere” che hanno illuminato il nostro rinascimento e   più recentementenelle “scuole di mestiere delle grandi imprese industriali” che hanno contributo al boom economico e sociale del dopoguerra non fatichiamo a riconoscere gli antecedenti storici di questi modelli.

Non li abbiamo forse troppo frettolosamente archiviati e sepolti nelle pagine dei libri di storia? Non è oggi venuto il tempo di rivalutarli come tanti altri fattori di successo del “Made In” Italiano e di re-interpretarli alla luce dell’evoluzione del tempo e delle tecnologie?

La Scuola dei Mestieri dell’Energia è partita da queste consapevolezze, con l’ambizione di sperimentare e far rinascere un modello in grado di rispondere concretamente alle sfide educative, formative e professionali che non possiamo permetterci il lusso di ignorare e che possono pregiudicare la capacità del paese Italia e del suo sistema imprenditoriale  ed educativo di “scaricare a terra” il  PNNR,  vanificando l’opportunità storica di contribuire a risolvere gli atavici problemi del nostro mercato del lavoro  e perdendo  soprattutto l’opportunità di offrire una concreta e aggiuntiva prospettiva di impiego professionale  e di futuro alle nuove generazioni.

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