
Marco Vergeat
Credits: Nanni Fontana | Università Cattolica
La vera intelligenza non è algoritmica, bensì si nutre delle riflessioni e delle relazioni sociali che costituiscono la trama della storia. Sono queste le parole adoperate da Elena Beccalli, Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in apertura della XIV edizione del Learning Leadership Lab. Organizzato lo scorso 5 marzo da ASFOR in collaborazione con ISVI – Istituto Italiano Valori d’Impresa nell’importante ateneo italiano, patrocinatore con le sue Alte Scuole dell’evento, il pomeriggio di studio si intitolava “L’intelligenza oltre la superficie. Riscoprire il pensiero e la speranza” e si prefiggeva, come ogni anno, di offrire una preziosa occasione di crescita culturale per manager e leader d’impresa.
Chi si trova “in posizione di leadership” – ha aggiunto la Rettrice – deve essere sempre aperto “all’inatteso”. Le risposte fornite dalle nuove tecnologie generative, da sole, non bastano, insomma. Proprio “l’accademia è chiamata in causa per trovare soluzioni concrete in grado di alimentare la fiducia”, ha rimarcato ancora Beccalli. Come ha ricordato anche Papa Francesco, educare non vuol dire infatti “solo trasmettere concetti, ma integrare linguaggio della testa, del cuore e delle mani”, ha sottolineato ancora, definendo il Lab come una sorta di “laboratorio di speranza”.
Alle sue parole si è agganciato il saluto di Marco Vergeat, presidente ASFOR, anche ai 250 partecipanti collegati in remoto e ai numerosi presenti in sala. Vergeat ha spiegato che l’intento non era quello di organizzare l’ennesimo convegno sull’IA, e ha condiviso con la platea la definizione di intelligenza proposta dalla Treccani, secondo cui si tratta di un complesso di facoltà psichiche e mentali in grado di elaborare il giudizio.
Di qui le sue domande. Esiste oggi una crisi del pensiero? E quale rilevanza ha esserne consapevoli? Secondo Vergeat, il mondo si sarebbe infatti popolato da un misto di moderni creduloni e di razionalisti all’ennesima potenza, il che non aiuta affatto a orientarsi nella complessità del presente.
Una mano dovrebbe darla proprio “la blasonata classe dirigente”, ma per farlo, ha osservato ancora il presidente ASFOR, servono disciplina, tecnica e umanità. Di qui la scelta degli organizzatori del convegno di puntare ancora una volta sulla dimensione educativa della formazione, che accende la passione e permette di coltivare il pensiero libero, creativo e responsabile, l’unico che ci permette di migliorare il mondo così com’è.
Analoga centralità alla funzione educativa di università e scuole è stata riconosciuta da Michael Cox, Professore Emerito di Relazioni Internazionali della London School of Economics, intervenuto in collegamento durante la prima sessione dedicata agli scenari geopolitici e all’avvenire delle democrazie.
Il professore non si è detto più di tanto stupito né spaventato dal disordine mondiale attuale, considerando le numerose altre fasi della storia percorse da conflitti sanguinosissimi. La novità di oggi è però l’assai brusca interruzione dei precedenti venticinque anni di relativa pace, seguiti alla fine della Guerra Fredda. In questo scenario si è inserita la crescita della Cina e l’emergere di tutto il Sud del Mondo, due fenomeni “che hanno fatto perdere all’Occidente la sua sicurezza”, osserva Cox.
Stimolato dalle domande del Vicepresidente ASFOR Roberto Brambilla, sull’esplosione delle fake news nella politica Cox ha ricordato ancora come queste ultime siano sempre esistite in concomitanza di grandi rivoluzioni. L’unico antidoto è restare pluralistici, dando spazio a tutte le voci, vera essenza della democrazia. Certo, oggi esiste il fenomeno della “weaponizzazione” dell’informazione provocata dai social media, ma la possibilità di mantenere un dibattito genuino tra le parti a garanzia della verità esiste ancora, nella misura in cui difendiamo la stampa libera e continuiamo a dare risorse all’istruzione pubblica.
Meno ottimista in proposito è stato Franco Bernabè, economista, imprenditore e autore tra gli altri del libro, scritto con Massimo Gaggi, Profeti, oligarchi e spie, dal quale prende spunto il suo lungo intervento dedicato all’ascesa del numero due di Trump, J.D. Vance, e del suo indiretto “creatore”, Peter Thiel. Bernabè ha collegato il loro successo ai mutamenti intervenuti nell’economia statunitense già durante l’era Clinton, alla metà degli anni Novanta. Proprio a quei tempi, risale la trasformazione di internet da strumento libero, post-anarchico, a modello di business fortemente ancorato sulla pubblicità.
Di qui alla cosiddetta “PayPal Mafia” il passo è stato (relativamente) breve. La definizione di Bernabè si riferisce ai plutocrati che hanno finanziato l’ultima campagna elettorale del presidente Usa, in possesso di capitali talmente ingenti da poter essere investiti solo nella presa del potere politico.
Come fermarli? Secondo Bernabè, conducendo una battaglia di civiltà.
Un’impresa di tale portata richiede tuttavia di “riscoprire un pensiero della realtà”, il titolo scelto per la seconda sessione del convegno ASFOR, alimentata da Massimiliano Valerii, il Direttore Generale del Censis, e da Silvano Petrosino, filosofo e Professore di Filosofia Teoretica alla Cattolica, con il coordinamento di Vergeat.
Secondo Valerii, l’Occidente, figlio della cultura illuminista, sta vivendo una delusione profondissima su tutte e tre le promesse della modernità che l’hanno contraddistinta. Lo studioso ha osservato come libertà, prosperità economica e pace siano stati i pilastri in cui si è creduto con convinzione, soprattutto a partire dal 1989. Tuttavia, questa fiducia oggi non risulterebbe più supportata dai fatti. A sostegno del suo ragionamento, il DG del Censis ha ricordato che soltanto il 20% della popolazione mondiale vive attualmente in Paesi liberi. Il PIL globale sarebbe raddoppiato negli ultimi trent’anni, ma il 59% della produzione oggi è attribuibile alle cosiddette economie emergenti, lasciando all’Occidente solo la parte restante. Quanto alla pace, la situazione attuale registra 176 conflitti armati contro gli 86 di appena quindici anni fa. Valerii ha inoltre evidenziato che, secondo le proiezioni, nel 2070 la popolazione della Nigeria – destinata a diventare la quinta economia del mondo – supererà quella dell’intera Europa.
Uno scenario del genere era insomma perfetto per la rinascita dello slogan “Make America Great Again”, scelto da Trump per la sua campagna elettorale. Parole mitizzanti, che si agganciano al fantasma che riecheggia in tutto l’Occidente sulla paura di essere spodestati, come ha precisato il Direttore Generale del Censis. Valerii ha sottolineato l’assenza attuale di una concezione teleologica della storia, ossia di “un orizzonte di senso”. Mancando quest’ultimo, si precipita nel caos, una prospettiva inaccettabile per noi esseri umani. Lo studioso ha sottolineato che, in assenza di un senso della storia, riemerge il mito, inteso nella sua accezione più fatale e funesta. In un contesto del genere, le tecnologie generative tendono a essere percepite come un deus ex machina, proprio come nelle tragedie greche. Come recuperare il senso? Secondo Valerii, occorre smettere di guardare personaggi come Elon Musk e J.D. Vance con diffidenza o superiorità. Il fatto stesso che Trump sia stato eletto dimostra la necessità, per ritrovare l’intelligenza sotto la superficie, di comprendere a fondo le nuove categorie della politica contemporanea.
Al suo ragionamento si contrappone in parte il punto di vista offerto da Silvano Petrosino, che sottolinea la presenza del desiderio come tratto ineliminabile dell’umano. Se è vero “l’uomo impara a desiderare guardando gli altri”, è altrettanto vero che a partire dal Novecento abbiamo scoperto anche che esiste “il desiderio di niente e di innominabile”. Nel momento in cui quest’ultimo concetto è apparso, grazie a Lacan, precisa il docente, siamo tornati a Socrate, e alla sua visione del “so di non sapere”, premessa per stare finalmente bene al mondo. Per queste ragioni, Petrosino non ha affatto paura del ritorno del mito, perché, a ben vedere, il mito non se n’è mai andato dalla storia dell’uomo. Semmai, è la razionalità falsa “che si sclerotizza”, ha aggiunto.
Di qui il suo invito a “recuperare il bene che c’è nel mito”, accogliendo l’inquietudine innata in noi e ponendoci nell’ottica di “rifondare continuamente l’umanesimo”, sottolinea ancora. A suo avviso, insomma, “la razionalità umana è drammatica, non necessariamente tragica”. Partendo dalla parola “ratio”, che vuol dire calcolo, misura, basta essere consapevoli del fatto che per noi umani, ragionare è “misurare umanamente”, il che significa “non dividere in parti uguali come farebbe una macchina”, bensì come facciamo nelle nostre case.
Citando Roland Barthes, Petrosino rimarca come sia in fondo questo l’insegnamento che possono lasciare gli uomini più anziani, quelli dotati di sapienza, che consiste in “un po’ di sapere, tantissimo sapore, nessun potere”. Nelle due fasi precedenti della vita si cercherà di insegnare ciò che si sa e ciò che non si sa, diceva sempre il filosofo francese. A questo servono, secondo il docente della Cattolica, materie come letteratura, arte, filosofia, al di là di come siano trasmesse.
Della tecnologia che sta cambiando radicalmente il nostro modo di lavorare ha quindi parlato dalla prospettiva più ampia scelta dagli organizzatori del Leadership Learning Lab Gianmario Verona, Presidente della Fondazione Human Technopole, nella terza sessione moderata dal Vicepresidente vicario ASFOR, Giorgio Colombo.
“Non sono molto sorpreso dal disordine mondiale”, ha esordito lo studioso, per il quale il fenomeno sarebbe in qualche maniera alimentato anche dalla “terza Rivoluzione industriale” che stiamo vivendo. Tornato a insegnare dopo sette anni di pausa, Verona ha raccontato di essersi trovato davanti a una platea di studenti profondamente trasformata dall’avvento in particolare di ChatGPT. “Che fare?”, si è chiesto, ossia “come cercare di valorizzare la parte culturale dell’insegnamento e dall’altra parte come sfruttare le tecnologie per rendere più efficiente il sistema educativo?”.
Il suggerimento di Verona è piuttosto radicale ed è riassumibile nella parola “ibridazione”. Che cosa intende? Smantellare l’impostazione della formazione scolastica e soprattutto universitaria tuttora molto verticale a favore di un approccio che permetta a chi studia di “unire i puntini”.
Secondo il Presidente di Technopole, per poter governare almeno in parte il disordine cifra della nostra epoca, bisogna quindi “favorire l’integrazione dei saperi e trasferire ai nostri discenti una cultura tecnica della macchina stessa”. Detto in altri termini, occorre dotare tutte le persone di “un po’ di conoscenza matematico-scientifica in più e insieme di un po’ di conoscenza umanistica in più”.
La sfida che abbiamo davanti è sicuramente grande, ha precisato ancora il docente, ma bisogna guardarla non con lo specchietto retrovisore.
Verona dice insomma di sì ai podcast e a tutti gli strumenti oggi a nostra disposizione in grado di favorire la trasmissione di emozioni. “Il momento che stiamo vivendo è anche affascinante”, ha rimarcato.
Analoga passione ha animato anche gli interventi di Elio Borgonovi, Professore Emerito dell’Università Bocconi e Presidente APAFORM, e di Marco Vitale, economista d’impresa, insigniti dell’ASFOR-ISVI AWARD “EXCELLENCE INNOVATION” 2025, consegnato loro in chiusura di pomeriggio dal Presidente Vergeat.
L’importante riconoscimento viene assegnato annualmente dai due enti a personalità che hanno avuto un ruolo determinante nei processi di apprendimento, generando un impatto reale nella società e nell’impresa.
Nella motivazione della scelta di attribuirlo al professor Borgonovi, gli organizzatori danno ampio spazio all’attività pionieristica del presidente di APAFORM nello sviluppo degli “studi di economia aziendale e management applicati a tutti i settori di interesse pubblico”. A Borgonovi spetta infatti il merito di aver fondato il CERGAS, e di aver saputo “trasferire i principi e le buone pratiche manageriali nelle Istituzioni e Aziende Socio-Sanitarie italiane”.
Con la sua azione di “Maestro accademico”, Borgonovi ha inoltre “consentito a decine di giovani ricercatrici e ricercatori di rimanere in Italia e di portare la cultura del nostro Paese in tutti i numerosi network internazionali”.
Sul premio e in generale sugli stimoli emersi dal Leadership Learning Lab Borgonovi ha rimarcato: “L’Occidente è morto non con Trump, ma quando è stato detto che l’economia poteva dominare su tutto”, ha rimarcato.
Come levare la polvere dalla superficie della nostra intelligenza? Secondo lo studioso, “smettendo di percepirci come élite che pensano di combatterne altre che hanno strumenti molto più potenti di noi e meno dubbi di noi”.
Nella motivazione del premio attribuito a Marco Vitale ASFOR e ISVI invece sottolineano in particolare la sua capacità di trasmettere “la Cultura, la Visione e i Valori” anche “nelle istituzioni pubbliche e private di cui è stato amministratore”. Fondatore e presidente di “Vitale – Zane & Co. S.r.l.”, l’economista “è stato protagonista di importanti momenti di sviluppo del sistema universitario italiano, contribuendo a collocare il management nell’adeguata complessità culturale, nonché riscoprendo i processi di innovazione come centrali e determinanti per l’evoluzione e il successo delle imprese”. Componente del Comitato scientifico di ISVI, Vitale “è riconosciuto come un leader esemplare e un maestro dal mondo economico, imprenditoriale e dalla comunità della management education italiana”.
Ricevendo il premio, lo studioso ha sottolineato la necessità che l’Europa e l’Italia in particolare abbiano più coraggio, ricordando anche le parole dei pastori valtellinesi della sua infanzia che “guardavano indietro per guardare avanti”.
All’economista è toccato peraltro il compito di chiudere direttamente il pomeriggio di studio targato ASFOR, rifacendosi alle parole scritte dal giovane Piero Gobetti poco prima di morire, che suggeriva di “tenere lontane le tenebre del nuovo Medioevo”, continuando a “lavorare come se fossimo ancora nel mondo civile”.