Persone e organizzazioni: oltre le Colonne d’Ercole

Gentilezza al lavoro!

Orizzonti possibili

Su questo numero di formaFuturi la rubrica Orizzonti Possibili, coordinata da Giorgio Colombo, ospita un approfondimento a cura di Elisabetta Maiocchi, Head of HR di SIAE Microelettronica, e Marco Vigini, Vice Presidente Nazionale di AIDP 


La gentilezza nei luoghi di lavoro è diventato un tema sempre più dibattuto e ricorrente nel corso di questi ultimi 2 anni. Il 13 novembre, Giornata Mondiale della Gentilezza, attesta la celebrazione della “kindness” a livello aziendale in tutte le sue sfaccettature e declinazioni ed è l’emblema di come oggi la gentilezza stia diventando buona prassi da sviluppare nei luoghi di lavoro.
Lavorare con un capo gentile può essere un valore aggiunto per le risorse che collaborano con lei/lui e nel contempo un vantaggio per l’intera organizzazione poiché migliora la produttività.

Una leadership gentile e inclusiva contribuisce a creare un clima di lavoro più sereno, crea spirito di squadra, innovazione, abbatte le gerarchie e le persone si sentono più valorizzate e responsabilizzate. Tutto è incerto e vulnerabile, le persone sono alle prese con crescenti paure e ansie, gestiscono spesso il lavoro in modalità smart o ibrida e il compito del leader gentile è trovare un modo per far lavorare tutti verso uno stesso risultato, ispirare creatività, dedicare tempo nonostante desideri, bisogni e aspirazioni differenti. A questo punto l’impatto sulla cultura aziendale è significativo: non solo si tollera l’errore ma si incoraggia a sbagliare per trovare nuove soluzioni; si premiano i risultati e si indagano gli insuccessi, senza colpevolizzare ma accogliendo per ripartire e crescere più forti.

“La gentilezza delle parole crea fiducia, la gentilezza dei pensieri crea profondità, la gentilezza nel dare crea amore”

Lao Tzu

La gentilezza dovrebbe entrare a far parte delle nostre competenze e pertanto essere annoverata tra le soft skill nel nostro curriculum/profilo. Queste considerazioni sono supportate da indagini prestigiose che hanno comportato l’intervista di campioni significativi di persone. Tuttavia, per essere una competenza di successo, deve essere autentica, non una “moda” o una forzatura: per essere gentili ci vuole coraggio, una sorta di approccio antifragile che ha bisogno di autenticità e prassi costante!

“Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile”

Millie Davis

La gentilezza si sta sempre più affermando come valore imprescindibile anche nella vita quotidiana: gesti semplici e sinceri possono migliorare la qualità della vita in azienda (ad esempio un sorriso, portare un caffè a un collega, aiutarsi reciprocamente in occasione di una scadenza); creare occasioni di empatia e ascolto mentre si lavora in smart working aiuta a restare connessi e a ridurre rischi di burnout/alienazione. Se si resta connessi e l’energia circola, proliferano le occasioni di networking che aiutano le relazioni e creano una spirale positiva intorno a noi.

 “Il più piccolo atto di gentilezza vale più della più grande delle intenzioni”

Kahlil Gibran

  “La gentilezza è la catena che tiene legati gli uomini”

Johann Wolfgang Goethe

Nonostante a livello teorico tutti concordino nel ritenere la gentilezza un valore chiave e molte aziende la considerino un modello di riferimento, non sempre i leader e collaboratori riescono realmente a metterla in pratica. Tanti gli ostacoli tra cui stress, competitività e i ritmi frenetici che paiono “giustificare” l’assenza di gentilezza. Alcuni ritengono che la gentilezza sia una tattica manipolatoria per ottenere qualcosa mentre altri pensano che il successo si raggiunga solo con una leadership forte e autoritaria considerando “l’essere gentili” un profondo segno di debolezza e quindi nascondendola

Oggi il vento sta finalmente cambiando direzione e assistiamo a un vero e proprio profondo cambio di paradigma in molte aziende grazie a testimonianze ispirazionali. La gentilezza può essere la chiave per aprirsi a una nuova cultura organizzativa che pone, senza enfasi ma con la testimonianza attiva, la persona al centro.

Grazie a relazioni gentili e aperte ognuno di noi può contribuire a creare un contesto professionale di valore e di maggior benessere in cui sentirsi più interconnessi e sostenuti nel raggiungimento dei nostri obiettivi. Solo sviluppando un network sempre più orizzontale, inclusivo, aperto, con al centro la persona e oltre le gerarchie/ruoli di “potere” potremo dire di essere riusciti ad attuare una vera trasformazione in grado di rivoluzionare il mondo del lavoro.

 

 

 

Correlati