Economie del futuro

Apprendimento circolare

Ottovolante dell’economia

La società e l’economia della conoscenza richiedono di riflettere sui processi di acquisizione, accumulo e diffusione dei saperi che possono essere analizzati ricorrendo alla classica regola del 3, simbolismo del numero perfetto. Innanzitutto, l’evoluzione, ormai largamente acquisita, da istruzione a educazione, ad apprendimento. Istruzione significa etimologicamente mettere dentro e indica il processo unidirezionale da qualcuno che detiene le conoscenze (maestro, professore, istruttore) a qualcuno che deve acquisirle (studente).  Educazione significa tirar fuori ed esprime il processo maieutico di chi è in grado di attivare le conoscenze tramite un processo bidirezionale. L’apprendimento può essere sintetizzato come processo tramite cui persone con conoscenze ed esperienze diverse sviluppano insieme nuove conoscenze.

Le conoscenze sono finalizzate al miglioramento dei processi decisionali, al riguardo occorre sottolineare i diversi modelli decisionali riferiti a contesti deterministici, probabilistici, di incertezza e di caos. Nei contesti deterministici e probabilistici il processo decisionale si sviluppa secondo la sequenza: teorie/modelli, decisione, azione, apprendimento, affinamento delle teorie/modelli. I contesti di incertezza sono caratterizzati dall0assenza di teorie/modelli in grado di spiegarli e prevederli. In assenza di elementi per decidere tra alternative, il processo segue la sequenza: azione, apprendimento, adattamento. Nei contesti di caos è impossibile, o addirittura inutile, l’apprendimento, per cui la sequenza diventa azione, adattamento.  Non vi è tempo per l’accumulo e la diffusione delle conoscenze, perciò le persone devono essere formate ad agire e ad adattarsi continuamente.

L’effetto congiunto di fenomeni quali il rapido progresso scientifico che genera la disruptive innovation, la digitalizzazione e la pandemia di Covid-19 hanno spinto economia e società sempre più verso contesti di incertezza e perfino di caos. Per meglio dire hanno evidenziato la divaricazione tra decisioni di tipo tecnico operativo, di valutazione economica, pianificazione, programmazione e controllo da quelle necessarie per la formulazione di visioni, strategie, innovazioni dei business model.

Le prime ricadono nella logica dei modelli deterministici e/o probabilistici. I robot classici utilizzati nei processi di automazione, i robot umanoidi (definiti anche antropomorfi e androidi), i cobot (cooperative robot), ai quali possono essere date istruzioni relative alla gestione delle interazioni con le persone e perfino i sistemi di Intelligenza Artificiale e di Machine Learning si basano sull’intelligenza razionale e quindi rappresentano le punte avanzate dei modelli deterministici/probabilistici.

Al contrario la formulazione di visioni, strategie, innovazioni di business model richiedono creatività, curiosità intellettuale, intuito, accettazione dell’ignoto, capacità di andare oltre le conoscenze acquisite e dominanti per esplorare nuove opportunità. Sono caratteristiche tipiche e peculiari della persona umana che qualcuno ritiene di poter riprodurre con conoscenze e tecnologie avanzate; altri invece ritengono inscindibili dalla persona umana. I primi interpretano la cultura, che è anche filosofia, del “post umano tecnologico”; i secondi rappresentano la cultura dell’umanesimo tecnologico. I formatori devono decidersi a quale gruppi iscriversi.

Le considerazioni sui diversi contesti decisionali richiedono anche una radicale revisione del classico paradigma: informazione, decisione, risultati. Secondo la logica razionale l’aumento delle informazioni è condizione per migliorare le decisioni e conseguire risultati ottimali o più soddisfacenti. Questo paradigma ha contribuito al progresso nella fase in cui le informazioni erano limitate e quindi l’aumento della loro quantità/qualità aveva un’utilità marginale elevata. Nella società attuale, e sempre più in futuro, vi è, e vi sarà, sovrabbondanza di informazione, tanto è vero che Yuval Noah Harari inizia il suo libro “21 lezioni per il XXI secolo” con l’affermazione: «In un mondo alluvionato di informazioni irrilevanti, la lucidità è potere».

La responsabilità professionale e sociale della formazione manageriale è, e sarà, sempre più collegata allo sviluppo di processi di apprendimento fondati sulla relazione tra capacità di selezionare informazioni, loro utilizzo per generare nuovi modelli interpretativi, generazione di un significato in grado di orientare le persone. Dare un senso alla formazione manageriale per aiutare la società a recuperare il significato della funzione dei manager significa riproporre la narrazione tanto antica, quanto attuale del seguente racconto popolare:

Un forestiero vedendo dei tagliatori di pietre chiese al primo “cosa stai facendo?”. Quello seccato rispose “non vedi sto tagliando pietre”. Fece la stessa domanda al secondo che rispose “lo faccio per guadagnare il pane per la mia famiglia”. Fece la stessa domanda al terzo che si alzò, gli pose una mano sulla spalla e con l’altra indicò la cattedrale in costruzione e disse “sto partecipando a un grande progetto”.

Per evitare che prevalgano le persone rassegnate a svolgere lavori demotivanti come il primo tagliatore, o quelle costrette al lavorare solo per vivere, occorre fare in modo che anche le persone del 21° secolo si sentano partecipi di grandi progetti. I valori etici di ognuno indicheranno se i progetti per i quali vale la pena di impegnarsi consistono nel creare grandi imprese globali, accumulare enormi ricchezze, conquistare altri pianeti, scoprire i misteri dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo, combattere flagelli per la salute come la lotta alle pandemie o alle malattie endemiche, contrastare la povertà, promuovere società inclusive in grado di valorizzare i talenti di ogni persona e rispettare le diversità.

 

 

Correlati