Economie del futuro

Il valore di una conoscenza condivisa. Conversazione con Ilaria Capua

È tempo di sviluppare nuovi modi di lavorare insieme. Mettersi nei panni degli altri per iniziare dei percorsi di convergenza che ci permettano di guardare al futuro, non con gli occhiali di ieri ma con gli occhiali di domani. Di questo è convinta Ilaria Capua, intervistata da Elio Borgonovi in occasione della decima edizione del Leadership Learning Lab promosso da ASFOR lo scorso mese di novembre.


Ilaria Capua

Quando ho cominciato a occuparmi di sistemi informativi avevo letto un libro che aveva questa dedica: “to possess information is to possess power”. Più recentemente Yuval Noah Harari ha detto: «In un mondo alluvionato di informazioni, la lucidità è potere». In entrambi i casi il termine potere ha una sua centralità, mentre lei è stata un’antesignana e ha pagato anche personalmente la logica della open information. Ci vuol dire brevemente qual è la potenza della open information di cui ti si è fatta portatrice?

Ha ricordato una delle mie battaglie di gioventù, quando lavoravo con i virus pre-pandemici. Lavoravo all’epoca con il virus dell’influenza aviaria e siccome il nostro laboratorio aveva una collezione importante di questi virus che avevamo isolato dal serbatoio animale, mi feci promotrice di un nuovo modo di operare: condividere queste informazioni raccolte dai virus, quando ancora erano nel serbatoio animale, per anticipare un eventuale spillover nella popolazione umana, per produrre dispositivi diagnostici e vaccini da usare negli animali. Da quell’idea sono nati archivi che, dopo 14 anni, contengono centinaia di migliaia di  genomi del Covid e che hanno consentito ai cinesi di depositare la prima sequenza l’11 gennaio 2020, e poi a tutti i Paesi nel mondo di depositare altre sequenze. Per tornare alla sua domanda, “information is power”, ma con i virus pandemici, e in particolare con i virus pre-pandemici, l’informazione va usata prima che il virus diventi una pandemia. Aggiungo una chiosa, molti mi chiedono se il fatto che noi abbiamo i vaccini un anno dopo l’emergenza di questo virus sia un successo della scienza. Da un lato certo è un successo perché la tecnologia progredisce, dall’altro avremmo dovuto (e forse potuto) avere a disposizione questo vaccino qualche mese prima. Ma di fronte a una pandemia non c’è spazio né per tenersi le informazioni nascoste, né per lavorare l’uno contro l’altro, bisogna condividere le informazioni e collaborare.

La voglio portare sul tema della circolarità. Ha scritto anche un libro, “Salute Circolare”, e sa bene che negli ultimi anni si è sviluppata anche una cultura dell’economia circolare?

Il tema della circolarità si collega al concetto di sistema chiuso. Il libro “Salute Circolare”, che ha citato e che è uscito 6 mesi prima della pandemia, cominciava a interrogarsi su alcuni temi che poi si sono resi urgenti con la pandemia. È ovvio che la nostra salute è legata anche alla salute di ciò che ci circonda, cioè acqua, aria e alimenti, che sono di origine animale o vegetale. Nessuno si aspettava una pandemia che avrebbe scosso la nostra società in tutte le sue ramificazioni, invece essa ha colpito i sistemi, colpirà tutte le persone, perché questo è l’obiettivo di un virus pandemico, endemizzarsi nella nuova popolazione ospite. Il virus infetterà più persone possibili e ci costringerà a renderci conto che viviamo sempre in un sistema chiuso. Il virus non ha cambiato qualcosa, ha solo reso ancora più urgenti determinati cambiamenti, determinati approcci che, secondo me, sarebbe ora di affrontare. Il Covid ci ha mostrato che, se si interviene su alcune condizioni, l’inquinamento diminuisce. Ci ha mostrato che un certo tipo di mobilità di massa è esplosiva di fronte a un’emergenza di questo tipo e abbiamo dovuto inventarci soluzioni alternative per ovviare in parte a questo tipo di mobilità. Io credo che si debba considerare la salute come valore centrale, perché per far funzionare qualsiasi sistema ci vogliono le persone in salute. Sono convinta che gli economisti e coloro che si occupano di salute nel senso più ampio, non solo medici e infermieri, debbano trovare un nuovo modo per far convergere i loro nuovi interessi. Sarebbe assurdo che dopo la pandemia intendessimo lo sviluppo economico come lo intendevamo prima.

La riflessione sul sistema chiuso mi porta a una terza domanda che riguarda il concetto di complessità, che a lei sta molto a cuore. Se capisco bene è diverso da multidisciplinarietà e interdisciplinarietà…

Ha detto bene, perché l’interdisciplinarietà fino a oggi si è limitata a mettere in ogni progetto alcuni contenuti di altre discipline. Non può essere più così, è tempo e ora di sviluppare nuovi modi di lavorare insieme. Occorre avere diverse prospettive fin dall’inizio di ogni progetto poiché se si lavora in coda si hanno i paraocchi. Occorre capire che viviamo in un caleidoscopio nel quale non viene sempre lo stesso disegno. Con il caleidoscopio si vedono più disegni, a seconda di come si dispongono le pietre e a seconda degli specchi. Sono necessari percorsi di de-verticalizzazione, mettersi nei panni degli altri per iniziare dei percorsi di convergenza che ci permettano di guardare al futuro, non con gli occhiali di ieri ma con gli occhiali di domani. Il domani sarà inevitabilmente diverso, dobbiamo fare in modo che sia meglio.

Posto che tutti ci dobbiamo mettere a ragionare con la nuova lente della complessità, ci sono due o tre messaggi che vuole mandare agli economisti e al mondo del management?

Parlando non solo al mondo dell’economia e del management, ma in generale all’accademia, ritengo che essa debba capire che deve contribuire mettendosi in gioco uscendo dalla sua comfort zone. Sarebbe interessante e per certi aspetti divertente aprire bandi per professori vicini alla pensione, che si sono sempre occupati di un argomento, e chiedere loro di occuparsi di altro. Ad esempio, prendere un pediatra e chiedergli di occuparsi di geografia. Bisogna stimolare il cambiamento. Una persona che è arrivata quasi al pensionamento ha già dato al suo settore disciplinare, mentre potrebbe avere idee innovative per un altro settore. L’interdisciplinarietà non devono farla solo i giovani, gli altri, la devono fare anche coloro che hanno molta esperienza, devono dimostrare che ci credono. Suggerisco anche al mondo del management di essere coraggiosi. In particolare, per l’Italia ci vuole coraggio e creatività nella utilizzazione dei fondi che arriveranno per ricostruire il Paese. Se li utilizzeremo con il pensiero laterale, e con un’ottica circolare, potremo rendere l’Italia un Paese all’avanguardia. Per contribuire a questo obiettivo il mondo dell’economia e del management deve mettersi in gioco, pensando a percorsi rivoluzionari. In terzo luogo, è necessario valorizzare il talento. Come Paese e come comunità non siamo più in grado di sostenere delle situazioni che sono obsolete e che come tali ostacolano il talento… Quest’anno l’Italia organizza il G20 e sarebbe bello che il nostro Paese tirasse fuori i propri talenti e si presentasse a questo appuntamento con idee nuove e importanti. Da parte mia sto impegnandomi a promuovere il tema della salute circolare nell’ambito delle iniziative del G20. Avendo l’agroalimentare, il contesto, la bellezza del paesaggio, una sanità che peraltro include la salute pubblica veterinaria, l’Italia è il Paese meglio posizionato per portare avanti l’idea della circolarità e della sostenibilità.
In conclusione, vorrei lasciarvi un ultimo messaggio. La pandemia, che ha colpito il mondo come una tempesta, può esser considerata anche come un arcobaleno, che si manifesta e va cercato con una cultura e una conoscenza multidisciplinare, in grado di ricomporre conoscenze specialistiche dell’ultimo secolo.

 

IL PERSONAGGIO

Ilaria Capua è medico veterinario di formazione e per oltre 30 anni ha diretto gruppi di ricerca nel campo delle malattie trasmissibili dagli animali all’uomo e del loro potenziale epidemico in laboratori italiani ed esteri. Nel 2008 la rivista Seed l’ha inserita fra le “Menti Rivoluzionarie” per esser stata una catalizzatrice di approcci più collaborativi nella ricerca sui virus influenzali promuovendo la condivisione dei dati su piattaforme open access. Nel 2013 è stata eletta alla Camera dei Deputati dove ha rivestito il ruolo di Vice Presidente della Commissione Scienza, Cultura ed Istruzione. Durante il suo mandato è stata travolta da un’indagine giudiziaria rivelatasi infondata. Dopo essere stata prosciolta si è dimessa da parlamentare e si è trasferita negli Stati Uniti con la sua famiglia. Oggi dirige il Centro di Eccellenza One Health dell’Università della Florida, che promuove l’avanzamento della salute come sistema integrato attraverso approcci interdisciplinari. Salute Circolare (Egea), Il dopo (Mondadori) e Ti conosco mascherina (La Coccinella) sono i suoi libri più recenti.


Riproduzione vietata © copyright formaFuturi
Questo articolo e i diritti correlati sono riservati in quanto proprietà intellettuale di formaFuturi. Gli utenti possono visitare questa pagina per finalità di consultazione e d’informazione personale. Ogni diverso utilizzo è espressamente vietato. Sono vietati la citazione, il deep linking, la riproduzione, anche solo parziale, su siti terzi e la condivisione su social media. L’intervista non può essere copiata, riprodotta, trasferita, pubblicata o distribuita. Sono consentiti il download e la stampa a uso personale.