Attualità

Giovani: sono loro il “vaccino” all’immobilismo del Paese

Raccontare l’attualità spesso significa affrontare temi di grande impatto sociale che ci portano a riflettere su come la nostra società, il nostro Paese sta affrontando temi cruciali per la costruzione di futuri positivi e possibili. Questa riflessione parte da un tweet che ho ricevuto lo scorso 3 settembre dall’account @EU_Social che ha segnalato come nell’Europa dei 27 vi sia una situazione drammatica, dentro la pandemia, collegata alla percentuale di giovani in cerca di lavoro nel mese di luglio.

Come spesso accade la Germania è la meno problematica con un indice di unemployment al 5,7%. La media europea è del 17,0%, mentre in Italia siamo al 31,1% terzultimi, dietro di noi solo Grecia (al 37,5%) e Spagna al (41,7%). Non riflettere sull’impatto di questo dato rappresenta un vulnus mortale per la nostra società che rischia di portarci a una sorta di “eutanasia sociale” che rischierebbe di colpire post Covid-19 i più giovani, che rappresentano la vera risorsa su cui costruire la ripresa del Paese. Tutti abbiamo apprezzato e condiviso le riflessioni di Mario Draghi che, con la forza della sua credibilità ed esperienza internazionale, in occasione del Meeting di Rimini ha indicato come la sfida della ripresa passi da investimenti mirati in istruzione, formazione e nei processi di innovazione, non intesa solo come tecnologica ma anche come sviluppo di nuove competenze professionali e manageriali. Ovviamente in questa visione i giovani devono rappresentare una delle leve per cambiare radicalmente il nostro sistema economico e la società.

Purtroppo anche i dati pre Covid indicavano un Paese sostanzialmente fermo, fortemente diseguale, con un crescete distanziamento fra classi sociali e che sembra sempre più prigioniero della “rendita” (economica, immobiliare, generazionale, di ceto…). Con un crescente blocco della crescita sociale che, nonostante i tanti proclami, sta nella realtà portando ad una progressiva marginalizzazione dei giovani, il dato di Eurostat bene evidenza questo nostro stato.

Ora questa nuova fase di post pandemia – nella speranza che tutti noi sapremo essere virtuosi come durate il lockdown – ci deve vedere impegnati a disegnare e costruire, in tempi brevi, le condizioni affinché i nostri giovani, da un lato, possano poter acquisire solide e consistenti competenze e, dall’altro, essere riconosciuti dal sistema istituzionale ed economico come reale leva di cambiamento e innovazione.
La fase di ripresa che sarà sostenuta da rilevantissime risorse e finanziamenti europei, Recovery Fund e altri programmi, rappresenta un secondo Piano Marshall che non potremo disperdere in mille rivoli e deve vedere un’efficace programmazione che ci porti a investire una quota rilevante delle risorse attraverso la costruzione di un nuovo modello di istruzione e formazione (professionale, post universitaria, manageriale) capace di porre al centro il valore delle persone e l’impatto del capitale umano per la competitività.

Foto di Afta Putta Gunawan da Pexels

Una sfida che deve vedere quali attori principali tutti i soggetti che quotidianamente “combattono” affinché i nostri giovani siano protagonisti nella costruzione di un nuovo equilibrio economico-sociale generatore di futuri e che le competenze e il merito non si traducano in slogan sterili. In questo scenario il nostro Sistema della Management Education, da sempre impegnato a garantire percorsi formativi di qualità e il riconoscimento del valore delle competenze, deve con forza portare le istanze di vero cambiamento verso i decisori istituzionali, cercando forti aggregazioni con quelle realtà del Paese – sistema imprese, gli ordini, le associazioni dei professionisti – che hanno posto la sfida del cambiamento e la centralità del capitale umano come base per ridefinire concrete ed efficaci proposte.

L’auspicio è di andare incontro a un futuro le cui fondamenta siano basate su scelte concrete, coinvolgendo in questo percorso chi ha da condividere esperienze positive che possano rappresentare un modello per costruire quei cambiamenti ormai inderogabili per l’Italia. Questa è l’attualità che desidero raccontare, anche con il contributo di idee di tutti coloro che vorranno essere parte di questo spazio di confronto aperto che è formaFuturi.