Economie del futuro

L’Europa riparte dalle professioni di domani

Next generation

La formazione manageriale destinata ai giovani rappresenta, sin dalla nascita di ASFOR, uno dei focus delle attività dell’associazione. Una missione portata a compimento attraverso l’ideazione e la definizione del sistema di accreditamento dei Master post lauream. Nel nuovo magazine digitale formaFuturi non poteva dunque mancare una rubrica dedicata ai giovani.

Ursula von der Leyen Fonte: EC – Audiovisual Service ©European Union, 2020

Next Generation” vuole dunque essere, oltre che spazio di informazione e dialogo tra le nuove generazioni e le istituzioni formative del network associativo che svolgono programmi di formazione post graduate, anche un luogo di confronto intergenerazionale tra gli operatori del settore della management education. Dopo pochi giorni dalla scelta di questo titolo “Next Generation”, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha usato lo stesso termine per qualificare il piano europeo di rilancio della ripresa economica e dell’occupazione, in risposta ai danni della pandemia di Covid-19.

Lo stesso piano editoriale del magazine è stato strutturato e definito nella fase del lockdown che, per ASFOR e APAFORM, è stato particolarmente fertile di idee, progetti e iniziative con incontri da remoto che hanno unito, come mai prima, le molteplici e poliedriche anime delle associazioni in un ricco e prolifico processo di confronto tra Milano, Trieste, Napoli, Torino, Bologna, Lecce e molti altri luoghi dello stivale.

Ho considerato queste coincidenze un buon auspicio. Mi sembra giusto allora, partire dall’Europa e, per non chiudere con le coincidenze, ho iniziato a scrivere l’articolo che inaugura la rubrica, a pochi giorni dalla pubblicazione, il 5 giugno 2020, dello studio “Eurograduate” – realizzato per conto della Commissione Europea da Inner City Fund (ICF), 3s Unternehmensberatung e dal Center for Higher Education Policy Studies (CHEPS) – relativo a un’indagine pilota svolta in otto Paesi (Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Grecia, Malta, Lituania e Norvegia). Lo studio ha analizzato i percorsi post-laurea dei laureati di primo, secondo livello a ciclo breve, a uno e cinque anni dopo il conseguimento del titolo di studio e sulle loro opinioni in merito alla pertinenza degli studi compiuti rispetto alle esigenze del mercato del lavoro.

L’indagine nasce per raccogliere in modo strutturato informazioni utili per orientare l’attuazione dell’Agenda Europea per l’Istruzione Superiore e della Raccomandazione del Consiglio dei Ministri dell’Istruzione dell’UE relativa al monitoraggio dei laureati nella transizione al lavoro. Essa ha l’obiettivo di valutare e confrontare il successo dei laureati dell’istruzione superiore, misurare gli effetti delle politiche e valutare il raggiungimento di livelli di conoscenze, capacità e competenze coerenti con le esigenze delle economie e della società.

In effetti per rendere più efficaci le politiche europee in materia di istruzione superiore, la Commissione aveva proposto e il Consiglio aveva adottato nel novembre 2017 una raccomandazione sul monitoraggio dei laureati. Lo scopo era di incoraggiare/stimolare gli Stati membri a sviluppare sistemi di tracciamento completi per i laureati e i diplomati dell’IFP (Istruzione e Formazione Professionale) a livello nazionale. Sulla base del principio conoscere per decidere, la disponibilità di questi dati è infatti condizione per le comparazioni a livello della UE e per consentire analisi quantitative e qualitative sull’efficacia dei processi di apprendimento e sulla occupazione post lauream.

Anche se limitata a 8 stati si tratta di una prima rilevazione essenziale per comprendere quali siano le interazioni tra istruzione e occupazione e per garantire in futuro agli studenti di tutta Europa un’alta qualità e un’istruzione superiore pertinente. In Europa preesistevano molte forme e sistemi di tracciamento ma con questa indagine viene proposto uno schema comune e omogeneo che possa guidare la convergenza delle future indagini.

Particolarmente significativi sono i fattori che contribuiscono a dare un reale valore aggiunto ai percorsi formativi:
• un’esperienza all’estero nel corso del ciclo di studi che potenzia la capacità di risoluzione dei problemi da parte dello studente;
• un ambiente di apprendimento proattivo, in cui le lezioni accademiche siano integrate da un apprendimento basato sui problemi reali e sul mondo delle professioni, che favorisce un più rapido e più efficace inserimento nel mondo del lavoro;
• un’esperienza professionale correlata al percorso accademico che dimezza il rischio di essere disoccupati o di trovare un lavoro meno qualificato.

Poiché un po’ meno della metà degli intervistati ha dichiarato che nelle proprie istituzioni non sono presenti le condizioni appena richiamate e metodi di apprendimento proattivo, appare evidente che nel vecchio continente c’è ancora molta strada da percorrere per stare al passo con una società caratterizzata da un dinamismo sempre più accentuato.
In questa linea di colloca l’affermazione di Mariya Gabriel, Commissario europeo per l’Innovazione, la Ricerca, la Cultura, l’Istruzione e la Gioventù, secondo la quale «l’istruzione e la formazione svolgeranno un ruolo essenziale per la ripresa economica e sociale sostenibile dell’Unione Europea. Sapere quali tipi di apprendimento e qualifiche promuovono il successo professionale e la realizzazione personale contribuiranno a migliorare l’efficienza e la pertinenza dei sistemi di istruzione superiore europei. Ciò contribuirà anche ad anticipare e prevedere le professioni future e prepararsi per queste».

Musica per le orecchie dei soci ASFOR e APAFORM da sempre impegnati su questo fronte. Ciliegina sulla torta che essi stanno preparando per le future generazioni, necessariamente con il coinvolgimento dei giovani.
Concludo parafrasando la famosa frase di Luigi Einaudi secondo cui: «i politici pensano alle prossime elezioni, gli statisti alle prossime generazioni». Nel mondo ASFOR e APAFORM deve prevalere il principio secondo cui chi guarda il business pensa ai prossimi programmi, chi guarda al valore sociale della formazione pensa alle prossime generazioni.

Per leggere l’indagine completa clicca qui.

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