Il coraggio dell'utopia

Apprendere con le metafore pop nell’epoca dell’unicità

Siamo nell’epoca dell’unicità. Dove ciascuno di noi nel mondo del lavoro ha l’ambizione di sentirsi importante e riconosciuto. Questa tendenza, che si contrappone al conformismo e alla globalizzazione di fine millennio, ha avuto una ricaduta anche nel mondo formativo. Il discente in aula chiede, sempre di più, una “cassetta degli attrezzi” personalizzata, che possa metterlo in condizione di esprimere sé stesso proprio nella sua unicità. Questo a discapito di una teoria “alta” e troppo concettuale e di strumenti generici.

Per questo motivo negli ultimi venti anni si sono sviluppati il coaching e il counseling che vanno proprio incontro a questa domanda specifica e prevedono sessioni one to one. La formazione d’aula con un formatore e più allievi si trova dunque davanti al paradosso di fornire strumenti e teorie necessariamente generali che possano andare incontro alla richiesta di uno strumento pratico e specifico del singolo.

Questo paradosso si può risolvere attraverso due direttrici: la prima è di andare incontro a esigenze che sono comuni a tutto il genere umano in quanto specie animale. Quelle che Freud chiamava “pulsioni”. In modo particolare tutti noi abbiamo bisogno di evolvere, di compierci e di progettare il futuro. Queste sono alcune caratteristiche proprie ed esclusive dell’umano che mai come oggi diventano fondamentali in un mondo che ci schiaccia sul presente e ci travolge con cambiamenti sempre più veloci e difficili da prevedere.

La seconda direttrice è quella dell’interdisciplinarietà, anche qui con due obiettivi diversi (stamattina evidentemente mi sono svegliato in modalità duale). Il primo è di proporre due punti di vista sullo stesso tema con lo scopo di aprire lo spazio di possibilità, allargare le prospettive e generare ricchezza. Su questo non penso mi debba dilungare ulteriormente. Il secondo obiettivo è quello di rendere la formazione più accattivante e contemporanea. Per questo ultimo motivo per quanto mi riguarda personalmente prediligo le discipline pop perché in quanto appunto “POPolari” sono rappresentative del momento che stiamo vivendo. Dato che gli esempi sono uno degli strumenti principali per dare concretezza alla formazione ne farò alcuni che nascono da una mia esperienza diretta e recente di formazione.

Lo sport è la metafora pop per definizione che viene usata spessissimo nella formazione tanto da considerare allenatori come Julio Velasco dei formatori fatti e finiti. Negli ultimi anni lo sport che è cresciuto di più come popolarità è il padel. Recentemente mi è stato chiesto di costruire un parallelismo tra questo sport e l’attività professionale all’interno di un evento che prevedeva un team building con questa disciplina. Il padel può offrire moltissimi spunti proprio perché è fortemente contemporaneo. Ad esempio:

  1. È uno sport dove la barriera all’accesso è bassissima, chiunque può iniziare a fare una partita dopo mezz’ora che è entrato in campo. Siamo nell’epoca in cui possiamo utilizzare qualsiasi tecnologia compresa l’intelligenza artificiale senza alcun libretto di istruzioni.
  2. È uno sport che richiede reattività e che non concede distrazioni. Dove bisogna avere una alta capacità di lettura di quello che sta succedendo e capacità di prevedere per anticipare. Grande lezione pratica per capire a quali risorse dobbiamo attingere per interpretare al meglio i cambiamenti.
  3. È uno sport che richiede una costante comunicazione con il compagno di squadra, in modo particolare utilizzando l’ascolto attivo e la vista periferica. Su questo posso anche fare a meno di spiegare la ricaduta formativa.

Un’altra disciplina pop che funziona molto nella formazione è la musica. Recentemente mi è capitato di portare in aula racconti di musicisti che sono partiti da situazioni difficili e di come queste difficoltà siano state l’elemento determinante per fare la differenza. Un esempio per tutti Jimi Hendrix che, nato mancino, è stato costretto a imparare a suonare la chitarra con la sua mano debole e che quando era da solo girava la chitarra suonandola da mancino con le corde al contrario. Questa capacità di suonare la chitarra nei due versi, oltre a renderlo un virtuoso dal punto di vista tecnico, gli ha permesso di esplorare suoni e melodie nuove.

Le serie Tv insieme alla cinematografia sono un’altra arte pop che riesce a leggere la contemporaneità così da diventare uno strumento formativo formidabile. Anche qui un esempio. Negli ultimi anni sono sempre più diffuse le serie distopiche che ci raccontano possibili alternative fantastiche alla realtà. Se ci pensiamo bene stiamo vivendo un mondo distopico che ci travolge con eventi che non riusciamo a prevedere e che non citerò per non incupirvi proprio verso al fine dell’articolo. “Stranger Things” è emblematico proprio perché prevede l’esistenza di due mondi: uno piacevole e spensierato (non a caso i protagonisti sono dei ragazzi e la serie è ambientata nella leggerezza degli anni Ottanta) e uno cupo pieno di minacce e pericoli.

Potrei continuare elencando altre discipline pop come le neuroscienze, la magia e l’illusionismo, il teatro, le saghe e i supereroi ma lo spazio che mi è concesso è terminato. Su questi scriverò probabilmente il prossimo articolo. Per chi fosse curioso in merito ai Supereroi, può “saziarsi” vedendo il mio TEDx “Ispirarsi ai Supereroi” su YouTube.