“Le persone dimenticheranno ciò che hai detto, dimenticheranno ciò che hai fatto, ma non dimenticheranno mai come li hai fatti sentire”.
La citazione, attribuita a Maya Angelou, scrittrice, poetessa e attivista americana, esemplifica il concetto alla base di diverse teorie pedagogiche che hanno contribuito a sviluppare la nostra comprensione della relazione tra emozioni e apprendimento.
Secondo lo psicologo statunitense Carl Rogers, nulla può essere insegnato ma solo autonomamente appreso, in un ambiente di apprendimento positivo e motivante. Il principio della non-direttività espresso da Rogers implica prima di tutto un cambiamento del rapporto tra docente e discente, una relazione improntata alla crescita reciproca, in cui gli apprendimenti significativi sono sul piano personale di ciascuno. Tale processo avviene all’interno di una complessa dinamica di gruppo, che contribuisce in modo rilevante all’apprendimento.
Ci sono molteplici motivi che inducono le persone a intraprendere un percorso formativo: il desiderio di migliorare le proprie performance, mantenere aggiornate le conoscenze, acquisirne di nuove, soddisfare esigenze di conformità e regolamentazione, sviluppare la propria autostima e fiducia di sé.
Alla base c’è sempre un’aspirazione, consapevole o meno, al miglioramento.
Se concepiamo la persona che intraprende il percorso di apprendimento nella sua complessità, come sistema autodiretto, alla ricerca di un costante sviluppo, non possiamo prescindere dalla ricerca e costruzione del senso dell’apprendimento.
Il formatore di qualità aiuta l’apprendente a collocarsi nel proprio percorso di ricerca, contribuisce a dare un significato a quanto fatto e a trovare una traiettoria nel percorso di sviluppo.
E se fosse proprio questo il valore aggiunto della formazione? In un contesto in cui grazie alle tecnologie digitali si sono ampliate enormemente le opportunità di apprendimento permanente, risorse preziose ma standardizzate, il valore si colloca nella capacità di discernimento, di valutare in modo consapevole le diverse opportunità, di fare scelte informate e coerenti con il proprio percorso e con le ambizioni più profonde.
“Che cosa voglio fare della mia vita?”, “Chi voglio diventare?”, “Come posso trovare il coraggio di lasciare un lavoro che non mi dà più soddisfazioni e costruirmi un nuovo percorso?”.
Sono domande che non osiamo neppure formulare e ci disorientano in mezzo alle innumerevoli possibilità e al rumore di fondo. Vincere le paure e i luoghi comuni che ci immobilizzano è il primo passo per costruire un’esistenza in cui sentirci realizzati. Questo è ciò che sostengono Bill Burnett e Dave Evans che hanno utilizzato la loro esperienza di innovatori per insegnare agli adulti a progettare la loro vita futura.
Si chiama “Designing your Life” ed è uno dei corsi più frequentati all’Università di Stanford. I due docenti hanno pubblicato anche un libro che, nell’edizione italiana pubblicata nel 2019 per BUR Rizzoli, si intitola “Design your Life”. Gli strumenti di design proposti si basano su cinque atteggiamenti mentali: curiosità, predisposizione all’azione, riformulazione, consapevolezza e collaborazione radicale.
Il focus è sul viaggio, sulla consapevolezza del processo.
Il formatore quindi, non più custode del sapere, diventa mentore o “curatore” del sapere, in grado di aiutare le persone a trovare la propria dimensione e a tradurla in azioni coerenti, a non temere le transizioni della vita.
I formatori che sviluppano le competenze metacognitive possono offrire un’esperienza di apprendimento più completa e personalizzata e contribuire a far comprendere l’importanza della cura e dell’impegno costante.
La possibilità per la formazione continua di promuovere cambiamenti significativi risiede nella capacità di prospettare punti di vista diversi, più ricchi e articolati e nella positiva gestione dell’incontro con se stessi e con gli altri in un processo di negoziazione e costruzione continua di significati condivisi.
In questo percorso di innovazione i formatori rivestono naturalmente un ruolo guida, come detto, sia in qualità di ricercatori per lo sviluppo dei contenuti, sia come custodi di saperi fondamentali e fondativi di competenze attuali e future (ad esempio gli aspetti di base delle conoscenze /funzioni aziendali, accompagnati dalla capacità di analisi critica e decision making, di leadership e di attuazione del cambiamento). A ciò si aggiunge la componente sempre più critica e necessaria di facilitatori dei processi di apprendimento, declinati in tutti gli aspetti sopra descritti.
I sistemi di accreditamento pongono i docenti/ formatori al centro di ogni processo educativo di qualità, attribuendo loro, in modo sempre più esplicito, quel ruolo che, nonostante- o proprio a fortiori – la trasformazione digitale dell’educazione a tutti i livelli, e in particolare per il lifelong learning – diventa il cuore di ogni programma formativo. È quindi utile, sia a livello di persona, sia a livello di scuola porsi alcune domande, tra cui ad esempio: il corpo docente supporta la mission e la strategia degli enti di formazione? Riflette in modo coerente le direzioni e le azioni strategiche degli enti? Stimola l’innovazione dei programmi, quale antenna dei cambiamenti della società? Offre il proprio supporto al percorso di sviluppo dei partecipanti, anche al di fuori dei momenti formativi più formali? …Ma, infine, applica anche a se stesso un percorso di lifelong learning?