Il coraggio dell'utopia

I sentieri inediti di una leadership creativa

Con questo breve intervento non pretendo di definire “il segreto della leadership e della cultura d’impresa italiane”. Vorrei piuttosto fornire alcuni spunti, quasi colpi di evidenziatore su quelle parole che ruotano attorno alla creatività, che della leadership e della cultura imprenditoriale italiana costituisce un tratto essenziale. Lo faccio, sì, da docente di Strategia Aziendale, ma soprattutto in forza dell’esperienza che più mi ha catturato negli ultimi dieci anni: la guida di una Fondazione, E4Impact, ormai presente in 20 Paesi africani. Si tratta di una realtà che ha lo scopo di favorire lo sviluppo in loco di impact entrepreneurs, imprenditori cioè in grado di combinare performance economiche e un positivo impatto sociale e ambientale.

1. Creatività: dall’amore alla vita

La creatività esprime e sorge da una simpatia per la vita, da un amore alla vita, propria e altrui (a partire da quella dei collaboratori e dei beneficiari dei servizi dell’impresa). In altre parole, la creatività nasce da una gratitudine: la gratitudine per quanto ci siamo ritrovati ad essere e avere senza che nulla potessimo e dovessimo fare.

Non a caso creatività è parola che richiama il Creatore, la misteriosa fonte della vita. Ma a differenza del Creatore, la creatura non può creare dal nulla. La cosa più simile che a noi sia concessa è quella di creare ciò che ancora non c’è, combinando in modo originale gli elementi dati: risorse, conoscenze, persone, colori, suoni. Come ogni creatività, anche la creatività aziendale è un’arte combinatoria!

2. Creatività: vertice dell’umana espressione

A ben vedere, la creatività rappresenta dunque un vertice dell’umana espressione. Qui vorrei citare una straordinaria frase di Hannah Arendt, la grande filosofa e politologa tedesca di origine ebraica: «Con tutte le sue incertezze, l’azione [e pensiamo qui alla creatività imprenditoriale] è come un memento sempre presente che gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire ma per dare inizio a qualcosa di nuovo».

Dare inizio a qualcosa di nuovo: ecco il gusto dell’imprenditore, così come del manager che interpreta creativamente il proprio ruolo: perché la sistematica disciplina del management è una necessità, ma la creatività è la fonte di soddisfazione.

3. Creatività e bellezza

Creatività è inscindibilmente legata alla parola bellezza. Ciò avviene quando la combinazione diventa combinazione di note, colori, forme. Ma anche un’innovazione, un manufatto, una campagna pubblicitaria, un sito web possono essere manifestazioni di bellezza.

In questo senso siamo grati al convegno ASFOR che, per parlare di Italia, ha attribuito a una sessione questo suggestivo titolo “Luoghi geniali e genio dei luoghi”. Genio, creatività: è questo un tratto caratteristico del nostro Paese, un tratto che, in tutto il mondo, genera stima, simpatia e finanche amore. C’è nel cuore dell’uomo l’inestirpabile attrattiva per la bellezza e l’Italia non fa che assecondarla.

Di qui l’arte, il fashion, il design. Ma anche la meccanica, le infrastrutture, l’architettura, dove torna la bellezza delle forme, a cui sempre si accompagna l’apprezzata affabilità della nostra gente.

Noi sottovalutiamo questo patrimonio: dobbiamo comprendere che un simile “capitale reputazionale” è un trampolino di lancio che dovrebbe indurci a rischiare molto di più nel lavorare e collaborare in tutti i continenti, anche nei contesti più difficili sotto il profilo economico, sociale e politico.

4. Frutto di una storia

In strategia aziendale una delle fonti di vantaggio competitivo, duraturo e difficilmente imitabile, è la cosiddetta path dependency: una risorsa originale si forma come frutto di una storia, di una sequenza di eventi e di azioni che si condensano in un quid unico. Un luogo diventa “geniale” per una lunga successione di fatti di creatività.

Per questo il fenomeno italiano non è imitabile: perché ha le sue radici in una bellezza che, partendo dalla natura, si è fatta nei secoli pittura, scultura, architettura, poesia, musica. E poi architettura industriale, design, moda… che possono essere visti come eredità di una bellezza stratificata nel tempo.

5. “Made with Italy”

Per questo mi ha felicemente colpito l’idea, in via di maturazione all’interno della Cooperazione italiana allo Sviluppo, di un marchio che potrebbe chiamarsi “Made with Italy”. Esso dà voce a un desiderio diffuso in tanti imprenditori esteri: quello di partecipare della nostra creatività, della genialità del nostro luogo. Senza perdere la propria originalità etnica, ma facendola convergere in una sorta di “meticciato imprenditoriale”, foriero di importanti innovazioni. Il mondo vuole essere partner della nostra bellezza.

6. Creatività di team

La creatività è certamente un fattore personale ed è, dunque, importante che il leader di un’impresa sia un diretto fattore di innovazione. Ma al leader spetta un’altra fondamentale responsabilità: quella di suscitare un contesto organizzativo nel quale i propri collaboratori possano essi stessi diventare fattori di creatività. In innumerevoli casi, l’eccellenza creativa è espressione non tanto di una speciale genialità al vertice, ma di una trama organizzativa capace di valorizzare il meglio dei collaboratori ai vari livelli.

7.Quando occorre osare

Vorrei concludere prendendo in considerazione una situazione sì particolare, ma che di tanto in tanto ricorre nella vita di un’organizzazione. Accade, cioè, che un filone di creatività si esaurisca, raggiunga il suo “capolinea”. A questo punto l’innovazione incrementale non basta più: occorre un salto, occorre l’assunzione di un rischio fuori dall’ordinario, occorre “abbattere i bastioni”, come ebbe a dire un grande teologo. E qui ci viene incontro una frase che il grande inventore e imprenditore Thomas Edison ebbe a dire al suo collaboratore: «Ringraziate il cielo, signor Rosanov, del fatto di non avere più niente di ragionevole da immaginare; sarete obbligato a tentare delle cose irragionevoli. Sapete con che cosa era fatto il primo filamento da me usato per la lampada ad incandescenza? Cerchereste un secolo e non indovinereste. Era del formaggio di Limburgo. Ebbene, signor Rosanov, potete mostrarmi un libro di chimica teoretica che spieghi perché il formaggio di Limburgo può andare bene nella lampada a incandescenza?».

Ecco, viene il momento in cui la leadership creativa deve farsi “irragionevole”: intraprendere sentieri inediti.