Su questo numero di FormaFuturi, la rubrica Orizzonti possibili, coordinata da Giorgio Colombo, accoglie l’intervento di Marco Fortis, Vicepresidente della Fondazione Edison dal 1999 e Vicepresidente del Comitato Scientifico della stessa
Il sistema produttivo italiano si è trovato ad affrontare un periodo di grandi criticità che hanno impattato profondamente sullo scenario globale: dapprima la pandemia globale e poi l’invasione russa in Ucraina. Due eventi tragici, soprattutto dal punto di vista umano. Ma questi hanno comportato anche uno sconquasso dei tradizionali paradigmi economici di riferimento.
Da un lato, la pandemia ha imposto lockdown a milioni e milioni di persone, ridefinendo non soltanto i modelli di acquisto, consumo e fruizione, ma anche alternando le catene di approvvigionamento, di fornitura e di distribuzione globali. In particolare, questo ha comportato delle severe strozzature nelle supply chains globali, che si sono tradotte in difficoltà per le imprese a reperire talune materie o mezzi di produzione (dall’anidride carbonica ai chip) o a sostenere costi molto accresciuti.
Dall’altro, con lo scoppio della guerra in Europa orientale si è manifestata chiaramente la forte dipendenza dal gas russo che ha contribuito assai ad alimentare l’inevitabile spirale inflattiva generata dai rincari dell’energia, delle materie prime e dei prodotti chimici (tra cui i fertilizzanti) su bollette e altri prodotti (tra cui quelli alimentari). A tutto questo si aggiunge anche l’esplosione dell’inflazione, che le banche centrali stanno cercando di combattere con politiche restrittive.
Eppure, i più recenti dati Istat indicano che, dopo la già brillante crescita economica del 2021, pari al +6,6%, nel secondo trimestre del 2022 il PIL italiano è cresciuto ancora dell’1,1% in termini congiunturali e del 4,7% in termini tendenziali, comportando una variazione acquisita pari al +3,5% per il 2022. Gran parte di questa crescita è stata dovuta alla manifattura, specie nel 2021.
In effetti, la manifattura italiana si era già rafforzata ed era cresciuta molto già prima della pandemia in termini di produzione, produttività ed export, grazie al piano “Industria 4.0” introdotto dal Governo Renzi, che può considerarsi la più importante politica industriale degli ultimi 40 anni. Durante la fase più acuta della pandemia, le imprese esportatrici italiane hanno reagito prontamente e, successivamente, hanno fatto ulteriori progressi. Come riconosciuto anche nell’ultimo rapporto Istat-ICE: già alla fine del 2021 l’export italiano aveva superato del 7,5% i livelli pre-pandemia e nel primo semestre del 2022 si è registrata un’ulteriore crescita tendenziale del 22,4%.
Come è stato possibile? Gli elementi di forza dell’Italia, a nostro avviso, poggiano sulle filiere corte di cui è tradizionalmente dotata, dal radicamento sul territorio di tante e varie attività produttive, nonché dalla straordinaria capacità di (re)inventare o (re)interpretare e innovare i prodotti. È quest’ultima una propensione manageriale tipicamente italiana, che contraddistingue il nostro Paese dal punto di vista storico e culturale.
Per la qualità, il design, la bellezza e l’innovazione tecnologica dei suoi prodotti, il Made in Italy è qualcosa di unico al mondo. E questo è merito della capacità di reiventare e riproporre continuamente in chiave moderna innumerevoli beni tradizionali, ovvero, per la genialità di progettare in continuazione nuovi beni e sistemi complessi all’avanguardia nei più moderni comparti tecnologici. Il Made in Italy, non è soltanto moda e cibo di altissimo livello, ma sempre più meccanica, meccatronica e farmaceutica.
La nostra tesi è che la solida base del modello italiano è costituita da esportazioni differenziate e specializzazioni diffuse, come argomentato a più riprese anche negli studi e nelle analisi della Fondazione Edison (si rimanda, ad esempio, a: Fortis M., L’Italia dell’export? Forte e differenziata, primeggia tra i competitor mondiali, Il Sole 24 Ore, 09/06/2022; Fortis M. e Sartori A., Nelle leadership di nicchia il successo del made in Italy, Il Sole 24 Ore, 20/06/2022).
La competitività del Made in Italy nell’arena internazionale deriva intimamente dalla peculiare struttura del suo sistema produttivo: esso è basato soltanto in minima parte su grandi settori; è costruito, invece, su numerose “nicchie” e filiere di dimensioni medie e medio-grandi, molte delle quali leader a livello internazionale. Sono gli stessi dati del commercio internazionale che lo confermano: l’Italia ha il più elevato grado di differenziazione dell’export rispetto a tutti gli altri Paesi del mondo.
Per queste ragioni, riteniamo che il fatturato estero italiano sia potenzialmente più resiliente rispetto a quello di altri Paesi che sono concentrati solo su alcune tipologie di prodotti e che sono pertanto maggiormente esposti alle eventuali congiunture negative. La forza dell’Italia, e della sua manifattura in particolare, sta nella sua capacità di presidiare con successo circa 3 mila nicchie in cui è leader a livello mondiale. Nessun’altra economia come l’Italia esporta così tanti prodotti diversi con altrettanto successo.