Economie del futuro

Luci e ombre del Made in Italy

Ottovolante dell’economia

In questo numero l’ottovolante dell’economia ha fatto tappa in Italia dove ha scoperto luci e ombre del Bel Paese. Innanzitutto, le luci dell’alta moda e in generale dei beni di lusso. Alta moda e cosiddetta alta gamma che hanno conquistato il mondo. Marchi come Ferrari, ma anche aziende come Ferrero e altri brand che sono noti a livello globale.

Un’altra luce è rappresentata dalla attrattività dei borghi antichi e dei paesaggi che cambiano nel giro di pochi chilometri e che suscitano l’ammirazione di milioni di visitatori incantati dalle opere lasciate in eredità dal Rinascimento e non solo.

Oltre ai prodotti sono riconosciuti anche i modi in cui essi sono realizzati: il gusto e la creatività di artigiani e di piccole e piccolissime imprese che riescono a soddisfare con la massima flessibilità le esigenze anche dei clienti più eclettici – ad esempio quella di realizzare un particolare gioco di luci su un grattacielo di Singapore – come è successo qualche anno fa a operai della Brianza. Per non parlare del contributo di tecnici che sono in grado di supervisionare squadre di operai locali impegnati nella costruzione di fabbriche e di impianti di ogni tipo nei cinque continenti.

I viaggiatori dell’ottovolante sono stati informati anche di un aspetto, noto in parte, quello dei “valori” che hanno guidato e continuano a guidare l’opera di centinaia e migliaia di piccoli imprenditori capaci di esportare i propri prodotti in molti Paesi senza conoscere le lingue e di manager che hanno scalato i ruoli più elevati di multinazionali e imprese globali. È abbastanza nota l’esperienza di Adriano Olivetti che ha costruito un’impresa nella quale il benessere delle persone e il profondo radicamento nel territorio erano al centro delle scelte strategiche. Un modello che ha anticipato l’importanza della multidisciplinarietà e del pensiero laterale, diventati il centro di teorie di management degli ultimi 20-25 anni, noto per la bellezza della macchina da scrivere Lettera 22 esposta al MOMA di New York e per l’innovazione del primo elaboratore elettronico Elea.

Il nome Ferrero è conosciuto in tutto il mondo per la Nutella e per altri dolci che deliziano il palato, mentre è meno noto il “valore” che ha guidato il fondatore, quello di fare qualcosa per un territorio allora depresso tramite la valorizzazione delle nocciole, frutti della natura abbondanti in quella zona. Tramite l’identificazione con il territorio e la creazione di un forte “senso di appartenenza” dei propri collaboratori e di tutte le attività economiche nate lungo la filiera, è stato possibile generare un “valore economico” per tanti stakeholder, come si usa dire oggi.

Il radicamento con il territorio e l’attenzione alle persone coinvolte qualifica ancora Amarelli che dal 1731 produce liquirizia in una regione nella quale altri piccoli imprenditori continuano a proporre un modello di vita vincente, alternativo a quello della malavita organizzata. Decine di imprenditori poco noti che in Calabria, Sicilia, Campania, Puglia e altre aree del Paese, non solo del Sud, nelle quali agisce la malavita organizzata, hanno deciso di restare sul territorio senza pensare a “delocalizzazioni” per cullare l’illusione del profitto perseguito con il basso costo del lavoro e minori tutele per i lavoratori.

Meno nota al grande pubblico è la storia di Amadeo Peter Giannini, un italiano figlio di immigrati poveri che, partendo come facchino, è diventato il fondatore della Bank of Italy che, dopo il terremoto che ha distrutto San Francisco, ha finanziato con crediti di poche decine di dollari la ricostruzione basata sul lavoro e sull’impegno di donne e uomini che avevano fiducia nel proprio futuro. Una banca che, partendo dal sostegno alla comunità degli immigrati italiani, è diventata in seguito la Bank of America, la più grande banca del mondo. Un fondatore che si è remunerato con lo stipendio senza i bonus e le stock option con cui nell’economia della finanza aggressiva e speculativa sono remunerati i CEO e i dirigenti di alto livello di banche e imprese, anche quando esse cadono in difficoltà.

Queste luci non possono far dimenticare alcune ombre che accompagnano la vita del nostro Paese. La prima ci è stata ricordata dall’estate torrida per il clima e per la campagna elettorale: l’instabilità dei Governi cui si è aggiunta dagli anni Novanta l’estrema volatilità del “voto” che rende difficile mantenere un prestigio internazionale. Una situazione che i cittadini pagano con una elevata incidenza del costo del debito pubblico che ogni anno sottrae 50-60 miliardi alla spesa per servizi e agli investimenti.

Una seconda ombra è quella delle carenze di infrastrutture che, ad esempio, causano la perdita del 30-40% delle acque a causa di una rete obsoleta e accentuano gli aspetti della siccità e del global warming. Oppure i continui lavori sulla rete autostradale che, proprio nel periodo di intenso turismo, causano lunghe code sotto il sole e vanno a detrimento dell’immagine del Paese. E ancora la scarsa diffusione delle reti veloci di connessione che hanno reso difficile per molti studenti seguire le lezioni a distanza nei periodi di lockdown e che rendono difficile il “lavoro a distanza” che ormai è stato sdoganato e che in vario modo caratterizzerà le economie del futuro.

Infine, vanno ricordate le ombre del “Made in Italy” che alimenta un’esportazione in perdita. Si fa riferimento alle decine di migliaia di persone che, formate nel nostro Paese con costi sostenuti dalle finanze pubbliche, cercano e trovano occupazione all’estero. Meglio parlare di persone e non di “cervelli in fuga”, perché esse oltre alle conoscenze e competenze sono portatrici di tradizioni, cultura e valori che hanno acquisito nei propri territori. Mentre per i beni e i servizi l’Italia ha un saldo commerciale in attivo, per la mobilità di persone con elevata qualificazione il saldo da molti anni è costantemente in forte passivo. La mobilità è un aspetto positivo della società globale quando la capacità di attrazione è in grado di bilanciare anche le spinte alla fuga. Purtroppo la capacità di attrazione dell’Italia riguarda solo l’immigrazione irregolare dovuta alla sua collocazione geografica e riguarda in misura molto limitata persone con elevate conoscenze e competenze professionali e di ricerca.

Per far prevalere in futuro le luci sulle ombre è necessario agire su più fronti. Servirà una utilizzazione dei fondi del PNRR per ammodernare le infrastrutture esistenti e per sostenere la ricerca e l’innovazione anche tramite la transizione ecologica e la digitalizzazione. Chiedere agli imprenditori di investire sull’economia reale secondo la logica di “pensare globale e agire locale” che vuol dire mantenere un forte radicamento con i territori nei quali si svolge l’attività economica, territori in Italia o in altri Paesi nei quali essi si insediano. Chiedere agli imprenditori di non farsi abbagliare dalle luci degli investimenti finanziari o dai “profitti di breve periodo” delle delocalizzazioni guidate dal basso costo del lavoro. Occorre aumentare gli investimenti nella ricerca e nella formazione applicando un proverbio orientale che recita “se vuoi prosperità per un anno semina grano, se vuoi prosperità per 10 anni pianta alberi, se vuoi prosperità per 100 anni fai crescere le persone”. Anche per il nostro Paese occorre pensare alla prosperità per i prossimi 100 anni investendo nelle persone, come è successo nel Rinascimento. Per ottenere tutto questo occorre ritornare a riflettere sul ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti del Buono e del Cattivo Governo pensando che il buon e il cattivo governo dipende dai buoni e cattivi comportamenti di tutti i cittadini.

 

 

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