Attualità

Quale futuro per il mercato del lavoro italiano

C’è in atto una vera e propria rivoluzione tecnologica conseguente alla pandemia. Dai cambiamenti dei modelli organizzativi e produttivi alla formazione, carta vincente per i professionisti del domani. Ce ne parla Rosario De Luca, Presidente Fondazione Studi Consulenti del Lavoro


La pandemia e la conseguente accelerazione tecnologica ci stanno traghettando verso orizzonti del tutto sconosciuti. Sono cambiati i modelli organizzativi, che stanno definendo non solo inedite modalità di relazione tra azienda e collaboratori, ma anche un nuovo approccio verso il lavoro, che assume le forme più diverse: dalla disaffezione crescente dei giovani ai nuovi bilanciamenti possibili tra vita privata e professionale. Cambiamenti che stanno ponendo sfide importanti alle imprese, ma anche alle società, chiamate a fare i conti con una crisi che sembra destinata a lasciare i propri effetti ben oltre la sua durata temporale. La diffusione del lavoro in piattaforma genera poi non pochi interrogativi, in termini di definizione dei nuovi profili e delle sfide che questi pongono sotto l’aspetto regolamentare.

Il mercato del lavoro si appresta, pertanto, a vivere una transizione epocale e trasversale di cui si è parlato nel corso del Festival del Lavoro dal 23 al 25 giugno a Bologna, presso il Palazzo dei Congressi e della Cultura. Ai lavoratori e alle persone in cerca di un’occupazione sarà richiesto, dunque, un incredibile sforzo di reskilling e upskilling. A tutto ciò si aggiunge la spinta generata dagli interventi di rilancio, PNRR in primis, che sta generando una forte mobilità interna del mercato del lavoro; sono in atto transizioni rilevanti e tutto ciò sta creando nuove criticità all’interno di un mercato che deve fare i conti con il paradosso di una crescita esponenziale del numero di persone che lasciano il lavoro e la difficoltà di reperimento di manodopera.

Al tradizionale problema del mismatch formativo si aggiunge oggi un processo di transizione intersettoriale che rischia di creare squilibri nel mercato in termini di reclutamento delle figure. Senza dimenticare il totale disallineamento del mercato del lavoro con il mondo della formazione professionale, scolastico e accademico. Le esigenze di organico che hanno le aziende non trovano soddisfazione nella gran parte di chi è senza lavoro. Ecco perché la formazione dovrà diventare il centro nevralgico delle nuove politiche attive del lavoro. E per il futuro la formazione sarà ancora la carta vincente per i professionisti e, più in generale per chi vuol investire sul proprio futuro, particolarmente in un momento in cui le organizzazioni aziendali devono confrontarsi con i nuovi modelli organizzativi che la pandemia ha imposto.

L’emergenza pandemica ha enfatizzato il ruolo dell’aggiornamento delle competenze quale valore costitutivo del professionista. Il continuo avvicendarsi dei provvedimenti dallo scoppio dell’emergenza sanitaria da Covid-19 ha comportato uno sforzo trasversale di aggiornamento, indispensabile per garantire i diritti di cittadini e clienti. Il valore dell’aggiornamento e della formazione continua obbligatoria sono un patrimonio che la pandemia consegna a tutti i professionisti, stimolandoli a coltivare ancora di più un aspetto considerato, talvolta, un mero adempimento formale. L’accelerazione dei processi di digitalizzazione rappresenta, invece, una delle sfide principali che dovranno affrontare nei prossimi anni i professionisti, coinvolti in prima persona in questo processo. Professionisti che dovranno essere in grado non solo di cogliere le opportunità, ma di saper valutare anche le criticità connesse dal momento che sono non pochi i nodi da sciogliere per quanto riguarda la diffusione del lavoro in piattaforma. Tutto ciò comporta la necessità di acquisire competenze specialistiche in ambito digitale che permettano di utilizzare tali tecnologie nel rispetto delle esigenze di tutela dei cittadini. La sfida che si popone davanti ai professionisti sarà, dunque, quella di aggiornare e perfezionare i contenuti della formazione al fine di garantire l’acquisizione di competenze elevate nell’ambito dell’uso di tecnologie dell’informazione digitale. Per stare al passo coi tempi ed essere pronti ad accogliere le richieste del mercato, alle categorie professionali è richiesto, dunque, uno sforzo costante di aggiornamento professionale e di potenziamento dei servizi di formazione.