Il coraggio dell'utopia

La formazione manageriale per la PA: gli scenari del PNRR

La formazione per la PA è al cuore delle strategie di ripresa e resilienza per il Sistema Paese e, in particolare, delle riforme volte a ridisegnare la PA a 360°. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza parla della necessità di riscrivere l’alfabeto della PA lungo quattro assi portanti: A come accesso; B come buona amministrazione; C come capitale umano e D, come digitalizzazione. In questo contesto, la formazione è ragguardata come lo strumento capace di rendere possibile il cambiamento dell’amministrazione, tagliando trasversalmente tutti gli assi del cambiamento, a partire dalla digitalizzazione (DESI Index 2021).

L’investimento sul capitale umano è la chiave per rendere l’amministrazione capace di cambiamento al proprio interno. Allo stesso tempo, però, essa è anche la chiave per rendere possibile il cambiamento atteso a livello Paese, attraverso tutte le strategie di ripresa e resilienza messe in atto e che coinvolgono, direttamente o indirettamente la PA. In questo rispetto, la formazione manageriale è ancor più centrale, in quanto capace di abilitare l’innovazione e le scelte coraggiose richieste dalle nuove sfide (anche antropologiche) e dalle grandi transizioni in atto (in primis, quella ecologica e digitale). La buona amministrazione, che si misura anche nella capacità di produrre cambiamento, è il vero game changer e il fattore che più incide sul potenziale di crescita atteso (Parte IV del PNRR).

La dimensione di questa rivoluzione culturale, cognitiva ed epistemologica, che attende la PA e la sua classe dirigente è bene descritta nel documento “Reskill Upskill” che accompagna le Linee guida della Commissione Europea per la redazione dei Piani nazionali di Ripresa e Resilienza. Il 70% della popolazione nei prossimi anni dovrà acquisire le competenze di base per poter accedere ai vantaggi della transizione digitale. I dati dimostrano inoltre che solo il 24% della popolazione adulta che compone la forza lavoro è sufficientemente qualificato e che solo il 36% della popolazione adulta tra i 25 e i 64 anni ha partecipato a programmi di formazione continua, in contrasto con l’obiettivo europeo annuale del 50%. Questi dati restituiscono, da soli, lo scenario formativo atteso dentro e fuori la PA. Questo sforzo deve potenziare le capacità vocazionali e allo stesso tempo anche consentire di potenziare le soft skills richieste da un nuovo modo di essere fare amministrazione, centrata sulla dimensione di comunicazione e di relazione nella duplice direzione interna ed esterna. Molte delle nuove strategie regolatorie, dalla soft law al nudging, passano appunto per abilità innovative e non misurabili con lo spettro della formazione tradizionale. Anche la fiducia, quale elemento essenziale di convivenza, si fonda su queste abilità eterodosse.

I nuovi sistemi di contabilizzazione unificati potranno consentire di gestire il flusso dei dati formativi personali e innovare anche i processi di selezione e le politiche di employment e gestione del personale. Lo smart working richiede capacità manageriali nuove, di orientamento e guida (oltre che di controllo), pensate per contesti lavorativi delocalizzati e a distanza. Molto di questo cambiamento atteso sul fronte della formazione è già stato innescato attraverso la leva del PNRR: il Piano può contare su un investimento quinquennale di circa 2 miliardi di euro, che si aggiunge al naturale rinnovamento di competenze legato allo sblocco del turnover e alle decine di migliaia di nuove assunzioni necessarie all’attuazione del PNRR. Due i programmi: PA 110 e lode e Syllabus per la formazione digitale. Grazie a un protocollo d’intesa siglato il 7 ottobre 2021 con il Ministero dell’Università e della Ricerca e alla collaborazione della CRUI, i dipendenti pubblici possono iscriversi a condizioni agevolate a corsi di laurea, master e corsi di specializzazione di interesse per le attività delle amministrazioni pubbliche. Questo si aggiunge alla formazione specifica legata alla digitalizzazione della PA, secondo il modello transition as a service, in cui la formazione diviene parte dello scenario di accompagnamento delle varie pubbliche amministrazione nelle riforme.