Rivoluzione digitale e dintorni

Il “pubblico” riparte dalle nuove risorse

La nostra Pubblica Amministrazione è invecchiata e il numero dei dipendenti pubblici è al minimo storico degli ultimi 20 anni. Secondo i dati Eurostat 2020 il nostro Paese è primo nella classifica dell’Unione Europea per numero dei dipendenti delle PA over 50 e ultimo per numero di dipendenti pubblici con meno di 39 anni. Numeri allarmanti, avvalorati dai dati Istat. Infatti, stando a questi dati, la Pubblica Amministrazione, al 1° gennaio del 2021 contava 3.212.450 dipendenti.

Un vero e proprio “inverno demografico della PA”, che è dovuto al blocco del turnover, iniziato a partire dal 2008. Un altro dato molto preoccupante riguarda il fatto che solo il 30% dei dipendenti pubblici ha un titolo di laurea, a sottolineare quanto nuove assunzioni e formazione siano due priorità. Il Ministro per la Pubblica Amministrazione recentemente ha lanciato un importante piano strategico di formazione dedicato a tutti i dipendenti pubblici, denominato “Ri-formare la PA”, che vede impegnato in primo piano anche Formez PA.

Per quanto riguarda il reclutamento del personale, occorre sottolineare che la pandemia da coronavirus, con il conseguente blocco dei concorsi in presenza, ha rallentato il piano assunzioni previsto per far fronte nel modo migliore a questa endemica carenza d’organico dei dipendenti pubblici. Formez PA ha dato il suo contributo e in soli sei mesi nel 2021 ha realizzato 22 procedure concorsuali coinvolgendo oltre un milione di candidati. Infatti, grazie al protocollo di sicurezza anti Covid-19 predisposto dal Dipartimento della Funzione pubblica e validato dal Comitato tecnico-scientifico, dal maggio 2021 è stato possibile il ritorno ai concorsi in presenza, questa volta svolti in modalità completamente digitale e, per la prima volta su larga scala, utilizzando diverse sedi su tutto il territorio nazionale.

Nel 2022 l’impegno di Formez continuerà e sono già oltre 40 le procedure concorsuali in programma, che verranno svolte sempre in modalità digitale, accorciando significativamente i tempi, e su più sedi, facilitando quindi la partecipazione dalle più diverse regioni italiane. Più nel dettaglio, occorre specificare che, alcune delle procedure concorsuali sulle quali abbiamo lavorato, sono state bandite prima dell’inizio della pandemia, come il concorso del Ministero della Cultura, che ha avuto un’interruzione dopo la prova preselettiva, allora svolta ancora in modalità tradizionale con strumenti cartacei e sede unica.

Altri concorsi sono stati organizzati durante il periodo della pandemia, come quello per il Comune di Roma e per ICE. Poi ci sono i concorsi previsti dal PNRR, come quello degli addetti all’ufficio del processo del Ministero della Giustizia. Analizzando alcuni dati proprio di questo concorso abbiamo rilevato come emerga un tema di diversa attrattività dell’impiego pubblico nelle diverse regioni italiane. Abbiamo, infatti, notato che alcune Corti d’Appello del Nord hanno avuto un numero di candidati di poco superiore al numero dei posti a disposizione, come ad esempio per i casi dei distretti delle Corti d’Appello di Brescia e Genova, dove il rapporto era di tre candidati per un posto. Infatti, per i 248 posti disponibili a Brescia si candidarono in 750 e per i 251 posti disponibili a Genova arrivarono 834 candidature. In quelle del Sud, invece, il rapporto era mediamente di 9-10 candidati per un posto, come nel caso dei distretti delle Corti D’Appello di Palermo e Messina. Per i 410 posti disponibili a Palermo arrivarono 4.433 candidature mentre, per i 148 posti di Messina, giunsero 1.319 candidature. Questi dati rappresentano un’ulteriore conferma di quanto ancora ci sia da fare, non solo per formare la Pubblica Amministrazione, ma anche per ricostruire un’immagine del lavoro pubblico in Italia.