Attualità

L’intervento del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi alla XIX Giornata della Formazione Manageriale ASFOR

Riproponiamo ai nostri lettori un estratto del discorso tenuto dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in occasione del convegno annuale di ASFOR – Associazione Italiana per la Formazione Manageriale, trasmesso in diretta streaming lo scorso 16 giugno e intitolato “Verso la ricostruzione: il valore della cultura e del saper fare italiano”


Credo sia assolutamente evidente che stiamo vivendo un momento cruciale. Bisogna sfuggire alla tentazione di dire “torniamo alla normalità”: questo non basta più. Non dimenticate che la nostra normalità è quella di un Paese che per oltre dieci anni è cresciuto a livelli dello 0,5%, dell’1%, cioè non è cresciuto; un Paese che è rimasto in una stagnazione continua. Bisogna uscire da questa crisi con un rilancio, con un Paese in grado di crescere, di creare opportunità e di generare un valore per tutti e condiviso. Diventa fondamentale quindi una nuova cultura di impresa: l’idea di un’impresa italiana, pienamente aperta al mondo, che sia capace non soltanto di resistere ma di rilanciare, innovando.

Significa cogliere tutti i dati, tutti gli elementi di novità che noi abbiamo e che erano già delineati prima della pandemia, che li ha in parte coperti e confusi. Siamo stati sospesi quasi due anni, ma all’interno di un mondo in trasformazione. C’è una frase molto bella del Papa che cito sempre perché mi ha colpito molto, quando avverte che non siamo di fronte a un cambiamento tecnologico, ma a una trasformazione antropologica. Cioè a un mutamento nella società, nella percezione e nelle relazioni che ognuno ha. Questo è il punto di partenza.

L’Italia è sempre riuscita ad avere imprese in grado di ascoltare i nuovi bisogni emergenti, che ancora non erano diventati di massa. Ha sempre saputo lavorare molto sulla qualità delle produzioni, non potendo generalmente lavorare sulle quantità. Ha dimostrato quella capacità antica di personalizzare le risposte, in relazione alla capacità di comprendere le domande.

Questa è la chiave della nuova, ora ancora più importante, fase di espansione che abbiamo di fronte. Noi dobbiamo sostenerla, disponendo della capacità di utilizzare i mezzi che la tecnologia offre, per poter entrare in tutti i mercati del mondo. Dobbiamo però cogliere anche la trasformazione di questi mercati, dobbiamo ricordare che gran parte della produzione manifatturiera oggi incorpora una parte di servizi che diventa rilevante per generare valore. Siamo cioè in un momento in cui si sta trasformando il senso stesso del concetto di production. Questo diventa uno degli elementi fondanti.

Quindi occorre anche un’impresa che sia capace di essere, da una parte, più flessibile e, dall’altra, più compatta. Un passaggio molto significativo ne “La ricchezza delle nazioni” di Adam Smith spiega che, nelle fasi prevedibili, si lavora essenzialmente sulla produzione fatta, nelle fasi di cambiamento, si lavora sulla produzione da farsi. Ecco, noi oggi stiamo lavorando sulla produzione da farsi. Molti dei beni che venderemo non sono ancora attualmente nelle nostre disponibilità, molti dei servizi che offriremo non sono ancora strutturati, standardizzati.

La nostra ricerca oggi deve andare da quella di base, universitaria, a quella continua, nelle nostre imprese. Dobbiamo riuscire a esplorare nuovi territori, quindi occorre avere la capacità di reggere anche organizzazioni in trasformazione.

Tutto questo c’è nella nostra esperienza, nella nostra storia, c’è nei momenti più creativi della nostra industria del dopoguerra. In quel periodo che va ripensato – dalla fine degli anni ’50 all’inizio degli anni ’60 – quando l’Italia si trovava a essere “davanti” in alcuni comparti, come la ricerca sui computer e sullo sfruttamento di nuove fonti energetiche. Fu una fase importante che però, in un qualche modo, andò poi dispersa. Vennero meno le grandi figure che avevano disegnato quello sviluppo e poi ci furono anche i momenti in cui la nostra industria dovette ripiegare.

Nel periodo che stiamo vivendo, dobbiamo ritrovare i cardini della nostra crescita. Ancora una volta agendo sulle frontiere tecnologiche. Vi ricordo che in Italia oggi esiste, ad esempio, una capacità di supercalcolo scientifico che è fra le più avanzate d’Europa, ma che non è ancora diventata patrimonio nell’utilizzo di tutte le nostre imprese; abbiamo una grande capacità di studio e di lavoro, ma dobbiamo ancora focalizzarla di più rispetto a questi obiettivi. Disponiamo di una diffusa capacità produttiva che però dobbiamo ancora più rendere “sistema”.

Vi è quindi un importante lavoro da fare, che però parte da quanto ASFOR fa: la promozione di una nuova cultura imprenditoriale che deve coinvolgere tutti, anche coloro che lavorano nelle pubbliche amministrazioni, che pure devono riuscire a sviluppare una propria cultura imprenditoriale, che sia in grado non soltanto di entrare continuamente in onda rispetto alle imprese private, ma che dimostri che il Paese, nel suo insieme, è capace di condividere queste fasi di crescita senza paura e senza ansia. Perché è un Paese che condivide i grandi valori dello sviluppo, che devono essere coniugati con quelli dell’uguaglianza e dell’equità.

Un grande lavoro va svolto, dunque, sull’istruzione, sulla formazione, sulla ricerca, sull’utilizzo e la diffusione di quest’ultima, sull’ascolto delle necessità nuove che emergono dalle persone, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Anche per rimuovere i vincoli che possono costituire le nuove barriere allo sviluppo. Su questo vi è sicuramente un tema di presenza europea nel settore delle nuove tecnologie, un problema di capacità dell’Europa di diventare protagonista nell’utilizzo delle nuove tecnologie digitali per l’ambiente, ma anche questo fa parte di quella nuova frontiera della cultura di impresa che è alla base dei vostri lavori.

 

Il PERSONAGGIO

Professore ordinario di economia applicata all’Università di Ferrara e titolare della Cattedra Unesco “Educazione, Crescita ed Eguaglianza”. Laureato all’Università di Bologna con Romano Prodi e specializzatosi alla London School of Economics and Political Sciences, in Economia e politica industriale. Ha insegnato alle Università di Trento, Udine e Bologna, dove tornò come ordinario di politica economica nel 1991. Nel 1998 fondò la Facoltà di Economia dell’Università di Ferrara, ora Dipartimento di Economia e Management, qualificatosi come Dipartimento di eccellenza a livello nazionale. È stato Rettore dell’Università di Ferrara fino al 2010 e Presidente della Fondazione della Conferenza dei Rettori delle Università italiane. Successivamente ha assunto il ruolo di Assessore alle politiche europee per lo sviluppo, scuola, formazione, ricerca, università e lavoro della Regione Emilia-Romagna. Nel 2010-12 ha progettato e realizzato la riforma della formazione professionale regionale, nel 2012-14 ha gestito il riavvio delle attività didattiche e la ricostruzione delle scuole dell’area colpite dal sisma del terremoto del 20-29 maggio 2012; da 2015 ha coordinato il Patto per il lavoro per lo sviluppo della Regione, da 2017 ha diretto le attività per la progettazione e attivazione del tecnopolo big data ed intelligenza artificiale di Bologna, sede del centro dell’Agenzia europea per le previsioni meteo e del Centro europeo di supercalcolo scientifico. Ha svolto attività di ricerca e consulenza per le maggiori istituzioni nazionali ed internazionali, in particolare nell’area della politica industriale e delle politiche di sviluppo. Ha svolto un’intensa attività al servizio delle istituzioni nazionali ed europee. Dal 2010 è Commendatore al merito della Repubblica Italiana. Nel 2015 l’Accademia nazionale dei Lincei lo ha premiato per la sua attività nelle scienze sociali e politiche. Dal gennaio 2020 è direttore scientifico della Fondazione Internazionale Big Data e Intelligenza Artificiale per lo Sviluppo Umano. Dall’aprile al luglio 2020 è stato coordinatore del Comitato degli esperti del Ministero dell’Istruzione. Dal 13 febbraio 2021 è Ministro dell’istruzione nel governo Draghi.