Il coraggio dell'utopia

Formazione post-universitaria: tutto il possibile in presenza, tutto il necessario a distanza

Dilemmi moderni

Questo mese la rubrica Dilemmi Moderni, curata da Marella Caramazza, ospita il contributo di Roberto Brambilla, direttore Formazione Postlaurea & Research Partnership presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore


In questo anno e mezzo di pandemia abbiamo assistito a un ridimensionamento delle attività di formazione in diversi ambiti: universitario, aziendale, professionale. Pressoché tutti, tra gli attori in campo – atenei, corporate academy o business school – hanno dovuto reinventarsi e giocare in qualche modo di rimessa. Non di meno, le Alte Scuole dell’Università Cattolica, con i loro 40 Master e i numerosi corsi di formazione continua. L’emergenza ha accelerato il cambiamento in atto, portando alla luce alcune criticità latenti: dalla consapevolezza dell’effettiva necessità di formarsi lungo tutto l’arco della vita – bisogno ancor più cogente in questi periodi di discontinuità – alla disponibilità e competenza nell’utilizzo della tecnologia, alla reale capacità di insegnare da remoto, educando le persone e non semplicemente trasferendo informazioni.

Quale la lezione appresa e come riconquistare il proprio campo, provando a immaginare il futuro? È importante innanzitutto guardare fino in fondo questa crisi e a ciò che comporta, per riscoprire le ragioni profonde del nostro lavoro e trarre gli spunti per una nuova ripartenza. Le difficoltà ci costringono a mettere in atto tutte le nostre risorse, la nostra creatività e la nostra capacità di coinvolgere le persone in questa nuova fase della vita sociale.

Una riflessione è necessaria, da questo punto di vista, per iniziare a ridisegnare il domani, soprattutto pensando alla formazione di generazioni future di giovani e professionisti, in grado non solo di guidare il cambiamento, ma anche di tracciare la rotta per accompagnare la nostra società in questo cambio d’epoca.

Nel mondo della formazione – continua, executive, manageriale – il progressivo ritorno alla normalità vede innanzitutto l’emergere di modelli, approcci e strumenti diversi da quelli tradizionalmente utilizzati. E non stiamo parlando di mettere online quanto in tempi normali veniva realizzato in aula. La formazione del futuro non riguarda soltanto le piattaforme digitali, ma richiede necessariamente lo sviluppo di nuovi paradigmi, più adatti ai nuovi trend della vita sociale e lavorativa. Mi riferisco, per esempio, alla messa a punto di modelli pedagogici e aspetti di apprendimento diversi dalla formazione tradizionale, a partire dalla progettazione e da una completa ristrutturazione dell’approccio didattico, fino alla cura attenta delle modalità di interazione dei partecipanti.

L’opinione condivisa dai maggiori commentatori è che l’emergenza Covid non abbia fatto altro che velocizzare in modo repentino e su scala globale le trasformazioni che in qualche modo sperimentavamo da tempo e sui quali, forse, non abbiamo ancora avuto modo di riflettere abbastanza: penso in particolare alla sfera digitale e alla crescente richiesta di flessibilità dei programmi di formazione permanente (specie per professionisti e manager). Da un punto di vista “tecnico”, sembra evidente che il ritorno a una (speriamo prossima) normalità vedrà la coesistenza tra formazione in presenza e formazione online: la prima consente maggiore interazione e possibilità di sviluppare relazioni efficaci, la seconda permette ampia flessibilità e un’accessibilità costante.

La vera domanda, tuttavia, riguarda il cuore dell’esperienza formativa. Spesso in Cattolica lo chiamiamo “centralità della persona”. Presupposto fondamentale per offrire un corso di formazione continua è l’effettiva utilità per la persona a cui si rivolge. Come garantire che l’esperienza di partecipazione risulti generativa, trasfigurativa, creativa? Diversi fattori e dinamiche sono implicati in questo processo di apprendimento e crescita: la scelta dei contenuti, la modalità di rapporto con i discenti, l’influsso dell’ambiente, l’interazione tra partecipanti, la tutorship.

Nella sostanza, al centro di tutto, vi è la cura del rapporto educativo. Il coinvolgimento diretto della persona che apprende è essenziale in una esperienza formativa, anche quando si tratta di formazione di tipo tecnico. Saper innescare e curare la relazione con i partecipanti, soprattutto quando facciamo ricorso alla formazione a distanza, è un altro presupposto cruciale. I partecipanti devono sentirsi protagonisti di un programma, non spettatori. Da questo punto di vista risulta indispensabile stabilire un’attenta relazione docente-discenti-tutor. L’ingaggio dei partecipanti è decisivo, così come è importante capire le loro attese e le ragioni per cui frequentano il corso, soprattutto quando tra le modalità di erogazione è prevista la formazione online.

Ecco perché università e business school tenderanno a focalizzarsi su modalità che gli addetti ai lavori chiamano “blended”, miste, utilizzando tutte le potenzialità che la tecnologia offre per agevolare la fruizione e, al contempo, tutti i benefici che il rapporto in presenza garantisce all’apprendimento. Come da qualche tempo ripetiamo in Università Cattolica: “tutto il possibile in presenza, tutto il necessario a distanza”. Cosicché si possa continuare a imparare, aggiornarsi e mettersi in gioco, soprattutto in un momento come questo, in cui dalla crisi esce ancora più impellente il bisogno di accelerare gli investimenti in capitale umano.

Correlati