Persone e organizzazioni: oltre le Colonne d’Ercole

Se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse. Conversazione di Giorgio Colombo con Luca Longo

Orizzonti possibili

Cross Generation Bridge: racconto di un progetto di incontro e condivisione intergenerazionale


Tra i tanti cambiamenti con cui le organizzazioni si stanno confrontando in questi anni, uno dei più significativi riguarda certamente le generazioni. Un tema spesso vissuto e gestito nel mondo del lavoro attraverso modelli e stereotipi costruiti sulla metafora sportiva della staffetta, sulla maggiore o minore produttività connessa all’età biologica, o sulla contrapposizione tra schemi di pensiero orientati alla conservazione dell’esistente o alla reiterazione del passato, contrapposti a spirito e comportamenti coraggiosamente aperti al cambiamento e all’innovazione. La testimonianza originata da un’esperienza vissuta e raccontata da Luca Longo nell’ambito di un progetto aziendale di incontro tra diverse generazioni apre un orizzonte nuovo e diverso dal quale osservare e comprendere un tema cruciale per lo sviluppo e la tenuta sociale delle organizzazioni aziendali nell’epoca in cui viviamo.

Luca Longo

Luca, quali riflessioni e consapevolezze hai tratto dall’iniziativa alla quale hai partecipato? «Con l’aumento dell’aspettativa di vita e l’innalzamento dell’età pensionabile, per la prima volta nel mondo del lavoro convivono in azienda fino a quattro generazioni diverse; età ma soprattutto sistemi di valori, concezioni del lavoro, linguaggi e obiettivi tanto distanti da rappresentare un punto di osservazione ineludibile per chiunque abbia a cuore la crescita delle organizzazioni. Diversità significa certamente ricchezza e creatività, ma è anche potenzialmente fattore di rischio, se non gestito in maniera efficace. La sfida per le organizzazioni, e in particolare per chi si occupa di risorse umane, è di sviluppare una cultura integrata che favorisca l’interdipendenza tra le diverse professionalità, un sano equilibrio basato su conoscenza reciproca, fiducia e responsabilità per arrivare a uno scambio efficace che generi valore. Per giocare questa sfida occorre creare un terreno fertile nel quale queste generazioni possano condividere le loro diversità in un incontro generativo che non appiattisca le differenze ma le valorizzi. Ma quali sono queste differenze? Cosa caratterizza in modo distintivo una generazione e l’altra? In sociologia il termine generazione identifica un insieme di persone che è vissuto nello stesso periodo ed è stato esposto a determinati eventi che l’hanno caratterizzato. Grossolanamente possiamo identificare quattro diverse generazioni oggi presenti nel mondo del lavoro. Come fare la sintesi tra queste differenze senza perderne l’originalità di contributo? L’ipotesi di partenza era che fosse possibile attivare dinamiche di contaminazione positiva tra generazioni differenti che favorissero formazione reciproca, integrazione e innovazione. Il primo tentativo di verifica di questa ipotesi è andato nella direzione di considerare, forse in maniera un po’ stereotipata, i senior portatori di conoscenze e competenze e i junior portatori di conoscenze sui social e sui moderni tools di comunicazione. L’approfondimento del lavoro ha però presto raccontato un’altra verità: non sono solo le competenze a marcare una differenza tra le generazioni, ma piuttosto una visione della vita, del lavoro, della società che si traduce in modi diversi di approcciare le cose e quindi anche in modi diversi di comunicare. E così progressivamente il focus si è spostato dalle competenze ai valori, certi che le differenze che pur esistono possano essere un valore e diventare generative se condivise attraverso il dialogo e il confronto. Quello che all’inizio poteva essere cross-mentorship, dove un senior e un junior confrontano le loro esperienze e condividono apprendimenti, è prima diventato reverse mentorship, dove il junior supporta in una logica inversa il senior, per poi definirsi come – questo è il nome che è stato dato al progetto – Cross Generation Bridge: un processo di scambio tra generazioni, dove le communities di senior e junior si mescolano raccontandosi reciprocamente le proprie storie personali e professionali. Lo scambio nel Cross Generation Bridge non è limitato ad una coppia senior-junior, ma diviene di gruppo. Junior e senior hanno lavorato insieme attraverso momenti organizzati di dialogo informale, semplice ed autentico, senza filtri imposti da gerarchie aziendali o rigidità dovute al gap generazionale, ricchi di contenuto e di messaggi positivi.
Con l’emergenza Covid, l’esperienza di Cross Generation Bridge è avvenuta tramite incontri digitali su Teams e ha visto il confronto aprirsi non solo al mondo del lavoro, ma anche ad aspetti personali. Tra i temi principalmente toccati ci sono la carriera, il ruolo delle donne all’interno delle organizzazioni e il work life balance. È risultato subito evidente come questa dinamica di condivisione potesse avere un valore non solo per le persone direttamente coinvolte nel progetto, ma per tutta l’azienda, diventando patrimonio di tutti. Noi spettatori HR non abbiamo fatto altro che registrare la ricchezza di questo scambio: esperienze e prospettive diverse che diventano patrimonio condiviso in uno scambio aperto, paritario e ricco di sfumature. Non solo però scambio di contenuti, ma vero e proprio incontro tra generazioni, meglio tra persone. Chi ha partecipato ha testimoniato piacere, gusto, divertimento per un’esperienza non solo di apprendimento ma di relazione, di scoperta, di speranza, di rilancio motivazionale. La questione generazionale è complessa, una vera sfida per le organizzazioni, ma la strada da intraprendere potrebbe essere più semplice del previsto.
Primo, riconoscere il valore delle diversità. Secondo, ascoltare la voce di tutti. Terzo, creare condizioni di lavoro sostenibili che consentano alle persone di confrontarsi e condividere pensieri, emozioni, idee ed esperienze. È all’interno di questa prospettiva che chi si occupa di risorse umane può portare il suo contributo, creando momenti dove le persone possano confrontarsi, parlarsi, comprendersi a vicenda e scambiarsi opinioni, al di là delle gerarchie, delle età e delle funzioni. Laboratori nei quali mettere a fuoco e favorire lo sviluppo di una vera cultura dell’inclusione fatta non di appiattimento delle differenze ma di incontro generativo tra esse».

L’esperienza raccontata da Luca Longo introduce una prospettiva nuova dalla quale osservare, comprendere e favorire l’incontro tra giovani e senior in azienda, una prospettiva fondata sulla necessità di costruire ponti generazionali, una prospettiva che supera la metafora delle staffette generazionali e i bias generati dai modelli di contrapposizione del passato. Una nuova sfida per le aziende, ma anche per i suoi protagonisti: i giovani e i loro colleghi aziendali senior. Per tutti un monito su cui riflettere dalle parole di Paolo VI: “Dite ai giovani che il mondo esisteva già prima di loro e ricordate ai vecchi che il mondo esisterà anche dopo di loro”.

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