Persone e organizzazioni: oltre le Colonne d’Ercole

Networking: la “nuova” competenza nell’ecosistema delle economie delle reti

Orizzonti possibili

Questo mese l’ospite della rubrica Orizzonti Possibili, coordinata da Giorgio Colombo, è Marco Vigini, autore del libro “Networking e lavoro, come valorizzare le relazioni professionali” (Hoepli, 2016)


Il termine networking oggi è sin troppo abusato mentre il significato profondo è ancora sconosciuto alla prevalenza dei manager e professionisti aziendali. Per “agire” il networking occorre cambiare radicalmente paradigma. Pensare e progettare instancabilmente valore per l’altro e per sé, all’interno ed esterno del contesto aziendale – la pandemia ci ha ricordato che il nostro ecosistema è imprescindibilmente collegato – dovrebbe far parte del DNA di un networker, interpretando l’acronimo “Dynamic Networking Ability” di chi vive il networking come filosofia di vita professionale, spirito di servizio e (inter)connessione con gli altri, scambio e arricchimento di informazioni, creazione di ponti tra persone e organizzazioni, creazione di trust e di valore. La prevalenza di noi pensa che fare networking con un interlocutore voglia dire ottenere un beneficio immediato, qualcosa finalizzato solo al proprio sviluppo e miglioramento: al centro c’è sempre il nostro mondo e in questa modalità diffusa e talvolta fastidiosa tutto si ferma di fronte ai nostri bisogni.

Non sempre ci rendiamo conto della potenzialità e ricchezza delle relazioni intorno a noi, non mappiamo le nostre relazioni/circuiti e difficilmente lo facciamo con quelle del nostro interlocutore, non riconosciamo gli invisibili “dot” che sono lì per essere connessi e creare nuove sinapsi e opportunità. La visione rimane limitata come le nostre esperienze, la prospettiva è ingessata e arriviamo anche a dire che una persona ci è utile o meno senza nemmeno aver conosciuto tutti i suoi circuiti relazionali o aver attinto al valore della sua esperienza e visione del mondo.

Oggi questa “meta soft skill” è invece qualcosa di profondamente diverso ed ormai è imprescindibile per ogni professionista. In una società sempre più guidata dai social e accelerata dal digitale il networking sta conseguendo la sua meritata “dignità scientifica” e diventerà a breve la metacompetenza più “ricercata” in un mercato in continua e rapida evoluzione: la nostra rete già oggi è fatta di tante piccole/grandi tribù fortemente interconnesse tra di loro, fuori e dentro i contesti aziendali, in digitale e in analogico. Ogni giorno sperimentiamo la forza della “famosa” rete dei “legami deboli” che si ritrovano sui social e che diventano uno strumento potentissimo di apprendimento e una fonte di iniziative professionali nei dintorni di contenuti e interessi comuni. Mi piace sempre ricordare Derrick de Kerckhove che nel concetto di “Intelligenza Connettiva” ricorda come le persone, quando creano reti di relazione, attivano una “moltiplicazione” delle intelligenze superiori alla somma dei singoli attori, dando così un valore unico ed esclusivo al networking, dove lo stesso individuo che ne partecipa è al tempo stesso fruitore di questa generazione di ricchezza e contributore.

Dobbiamo togliere il velo alle “inesauribili” opportunità e potenzialità del networking, il genio della lampada si deve liberare ed esprimere tutte le sue potenzialità. Per diventare un networker non esiste una sola ricetta, ma un equilibrato mix di diversi elementi, così come un eccellente piatto non è mai la risultanza di un singolo ingrediente. Il networking deve essere prima di tutto un atteggiamento mentale. Il networking deve essere vissuto come una relazione genuina, sana, intellettualmente onesta e trasparente, alimentando un continuo e reciproco scambio senza mettere pressione all’interlocutore.

La chiave di abilitazione per fare networking sia professionale sia personale è anche il “giusto” ambiente dove contaminarsi piacevolmente in cui ritrovarsi intorno ad un tavolo, in un’atmosfera informale, per conoscersi, scambiare idee e verificare l’opportunità di arricchirsi reciprocamente creando le premesse per nuove sinergie e collaborazioni, per nuove sinapsi relazionali di apertura e apprendimento per sé e per il proprio ecosistema. Lo stile del networker si può sintetizzare con la frase “trattare tutti come dei re”, con quell’attenzione unica che fa sentire speciale l’altro, unito alla gentilezza, “una forza che non nuoce ma può cambiare il mondo”. Solo se ognuno di noi darà il suo genuino e fattivo contributo potremo dire di essere riusciti a creare una società migliore, a costruire un network di successo per tutti noi, un nuovo ecosistema di valore in grado di propagarsi sia all’interno che all’esterno delle aziende.

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