Il coraggio dell'utopia

Competere o collaborare?

Dilemmi moderni

La formazione manageriale come rete collaborativa per la creazione di lavoro ad alta qualificazione


Il rapporto tra formazione e lavoro in Italia è problematico, per via delle difficoltà che le istituzioni formative hanno di cogliere le esigenze del mercato del lavoro e formare i giusti profili. L’Italia, d’altra parte, è ricca di istituzioni e operatori che offrono programmi di formazione post-laurea, che si rivolgono sia ai giovani laureati, sia ai lavoratori, questi ultimi operanti all’interno di piccole o grandi aziende.

Business school, società di consulenza e formazione, Corporate Academy di grandi gruppi privati e pubblici sono tutti parte di un sistema che progetta e realizza Master e Corsi di alta formazione post-laurea, programmi executive di formazione continua e percorsi formativi aziendali su misura, tutti volti a creare una classe dirigente del futuro di alta qualità. Migliaia di docenti, studiosi, ricercatori, liberi professionisti e consulenti qualificati dedicano la propria opera professionale a questa attività formativa. Si tratta di un patrimonio culturale immenso, spesso nascosto e sconosciuto, distribuito in tutto il Paese, dotato di competenze potenti e complementari affacciate al mercato del lavoro, con cui interagiscono continuamente. Il sistema della formazione manageriale in Italia ha oggi una grande opportunità, quella di rendere al Paese un servizio coerente con le esigenze di lavoro, crescita e innovazione che ci attendono nei prossimi anni. Ma per riuscire in questo intento deve superare alcuni vincoli che oggi ne limitano di molto il potenziale. Questi sono riconducibili principalmente a cinque fattori.

Autoreferenzialità

Le competenze necessarie al mercato del lavoro evolvono continuamente, ma non sempre le istituzioni formative sono all’altezza di cogliere questa dinamica, ripiegate spesso su se stesse e sull’impiego efficiente di capacità e contenuti di cui già dispongono. Esistono oggi sistemi che con l’intelligenza artificiale e i big data perlustrano le esigenze del mercato del lavoro, e restituiscono istantanee che descrivono le competenze in ascesa e in declino nel mercato del lavoro. A questi sistemi le istituzioni formative dovrebbero guardare di più, superando il rischio di autoreferenzialità e allargando lo spettro della propria proposta.

Connessione

Le realtà del sistema formativo sono tra loro isolate e le connessioni avvengono più per interessi di mercato che per una reale tensione all’innovazione e allo sviluppo. Le università difendono la propria posizione ponendo barriere formali all’ingresso di altri soggetti, su un mercato che erroneamente reputano di propria prerogativa esclusiva. Le Corporate Academy tendono ad adottare logiche cliente: fornitore con gli altri soggetti del sistema e, spesso, preferiscono cercare al proprio interno le competenze di cui necessitano, anche a causa dei tagli di budget. Le scuole indipendenti e le società di consulenza, dovendo competere su un mercato affollato per garantirsi la sopravvivenza, non sempre hanno le risorse per sviluppare innovazione e accedere alle migliori opportunità e competenze, a fronte di spinte fortemente competitive generate dai meccanismi di acquisto al ribasso adottati dai grandi compratori di formazione.

Accessibilità

Sebbene anche le migliori scuole internazionali stiano proponendo via web corsi e contenuti a prezzi calmierati, grazie a soluzioni registrate e asincrone, la formazione di qualità, che ha il carattere della sincronia e della relazione anche quando è online, è costosa. I suoi costi sono del tutto a carico dell’utente finale o, nel caso della formazione executive, delle aziende che, a loro volta, si muovono in modo competitivo per acquisire o trattenere i migliori talenti in un mercato del lavoro chiuso e rigido. Questo riduce l’accesso alle migliori proposte da parte dei potenziali utenti, e crea una partita imperfetta tra attori della formazione che si confrontano sul mercato ad armi non pari, limitando la crescita dei soggetti più piccoli.

Riconoscibilità

L’affollamento del mercato richiede, per emergere, grandi risorse economiche e relazionali. Anche in questo caso potrebbe venire in aiuto il web, che con piattaforme e marketplace aperti e collaborativi può portare all’utente finale tutte le proposte formative, valorizzandole per le singole specificità e proposte di valore. Queste piattaforme sono poco diffuse in Italia, mentre esistono all’estero molti esempi che incrementano la visibilità verso il pubblico delle realtà formative di qualità ma meno note.

Sostenibilità

Le istituzioni formative di maggiore pregio sono quelle che si confrontano tutti i giorni sul mercato, dove per competere, è necessario abbattere i costi e i prezzi di vendita, spesso a scapito della visibilità, della ricerca e dello sviluppo, e della possibilità di attrarre le migliori risorse e le migliori tecnologie. Scarsamente capitalizzate, e alla ricerca continua dell’equilibrio economico, hanno risorse limitate per creare programmi e prospettive di sviluppo di lungo periodo.

Collaborazione

Le relazioni tra gli attori del sistema si basano più su logiche competitive (per il numero maggiore di studenti, i migliori docenti, le migliori facilities, le migliori opportunità di business, i miglior partner), che collaborative, deprivando l’offerta di un grandissimo potenziale che sarebbe dato dalla valorizzazione di proposte complementari.

Tutto questo rende il sistema della formazione manageriale italiano asfittico mentre apre il campo all’ingresso di due nuove categorie di player opposte:

  •  I singoli che si propongono individualmente come docenti, consulenti, coach, non avendo necessariamente alle spalle una sufficiente qualificazione e concorrendo soprattutto sui costi e sui prezzi.
  • Le università/business school straniere, che anche grazie al Covid e all’uso estensivo di soluzioni online, stanno arrivando in Italia con le loro proposte stellate a prezzi altamente competitivi.

In questo contesto, la logica competitiva tra le istituzioni formative italiane è miope. Una dinamica competitiva spinta anche dall’orientamento al breve di molte imprese pubbliche e private che, a parte alcuni esempi virtuosi, hanno tagliato drasticamente i budget della formazione. Un approccio più collaborativo e di rete potrebbe portare nel Paese una proposta di valore maggiore, collettiva e di conseguenza individuale, dove ogni soggetto è un tassello di un sistema più ampio, ricco, interconnesso e generativo. Le complementarità di contenuti, metodi, vocazioni settoriali, localizzazioni geografiche potrebbero essere combinate e valorizzate molto di più. Se collaborassero tra loro, le funzioni di placement delle scuole potrebbero essere un canale fondamentale di preparazione e avvicinamento dei giovani ad alta qualificazione verso il mercato del lavoro, con un respiro più ampio di quanto ormai non abbiano gli stage, usati di fatto come periodo di prova sottopagato, risorsa scarsa su cui, ancora una volta, le scuole competono tra loro.

In questo gioco, le risorse finanziarie in arrivo con il Recovery Fund sono preziose. Possono essere stimolo a una visione più ampia e strategica del sistema, oppure possono diventare l’ennesimo boccone su cui accalcarsi combattendo la guerra del mercato, dove alla fine vincono solo i pochi già più forti. Sta a noi operatori del settore decidere che partita giocare.

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