Durante la XXIII Giornata della Formazione Manageriale ASFOR, tenutasi al MIB Trieste School of Management, abbiamo avuto il privilegio di ospitare una tavola rotonda di eccezionale valore. Con la partecipazione di figure di spicco come la Dottoressa Camilla Benedetti, Presidente di ABS Acciai e Vicepresidente Esecutiva del Gruppo Danieli; il Dottor Cristian Fabbri, Presidente Esecutivo del Gruppo Hera; e il Dottor Andrea Illy, Presidente di Illycaffè SpA. Con loro abbiamo esplorato un tema cruciale: come la necessità di investire nelle dimensioni ESG (Environmental, Social, Governance) stia venendo trasformata in una tangibile opportunità strategica di crescita e successo per le loro imprese.

Un momento della tavola rotonda: nella foto Andrea Illy, Francesco Venier, Camilla Benedetti e Cristian Fabbri
Il nostro obiettivo era ragionare su quale fosse l’effettivo ritorno dell’investimento in temi di sostenibilità, spesso molto consistente, e come questi leader interpretino questa filosofia aziendale, ben oltre la mera conformità alle direttive europee e nazionali. Ciò che è emerso è un approccio che Taleb definirebbe antifragile[1]. Queste aziende non si limitano a resistere alle sfide imposte dal contesto ESG, ma ne traggono forza, innovazione e nuove traiettorie di sviluppo.
ABS Acciai/Gruppo Danieli: forgiare l’acciaio verde per una competitività futura
Abbiamo chiesto a Camilla Benedetti come l’imponente investimento di ABS pari a 572 milioni di euro in sostenibilità fosse legato alla loro strategia e al modo di creare valore, specialmente in un settore “energivoro” e “hard to abate” come l’acciaieria, dove energia e metano rappresentano il 30% del costo del prodotto. Benedetti ha chiarito che il Gruppo Danieli, con le sue due anime di plant making e steel making, si sente fortemente responsabile, considerando che la siderurgia contribuisce per il 7,2% delle emissioni globali di CO₂. La loro strategia di sostenibilità nel settore steelmaking si articola su tre direttrici principali: migliorare l’efficienza produttiva, ridurre i consumi energetici e lavorare sull’intera filiera (Scope 3).
Un fulcro di questo impegno è il nuovo Hybrid Digital Green Plant, che mira ad aumentare la produttività, riducendo le emissioni del 25% e recuperando il 15% dell’acqua. È particolarmente rilevante il fatto che la mitigazione dell’impatto dipenda in larga parte dall’uso dell’Intelligenza Artificiale (AI) in questo impianto, che consente di utilizzare “solo quello che serve…nelle quantità che serve”, trasformando il costo dell’energia in uno stimolo per l’efficienza e la competitività, anche di fronte a concorrenti con sensibilità ambientali minori. Benedetti ha anche sottolineato l’importanza del riciclo dell’acciaio che, alimentando oggi l’80% della produzione italiana, riduce le emissioni del 65% rispetto all’uso di acciaio prodotto partendo dal minerale (ciclo integrale). Grazie al fatto che a differenza di plastica e alluminio, l’acciaio sia un materiale “infinite volte riciclabile” è un “amico del progresso umano silenzioso, sostenibile e flessibile”. Anche la logistica è coinvolta, con l’obiettivo di aumentare al 70% la quota di trasporto del rottame su rotaia per togliere circa 3.600 camion dalle strade che portano al loro impianto.
Tuttavia, questa transizione tecnologica e di sostenibilità è indissolubilmente legata a una “evoluzione culturale”. Benedetti ha sottolineato come l’AI non sia vista come una minaccia, ma come un fattore che eleva le competenze del capitale umano. Per questo, l’azienda agisce su tre direttrici per lo sviluppo delle persone: upskillinge reskilling continui a tutti i livelli; una forte attività di employer branding; e una stretta collaborazione con scuole e università. L’azienda non si pone più come soggetto passivo in attesa di talenti, ma come “soggetto attivo che costruisce assieme alla scuola un percorso”.
Gruppo Hera: valore condiviso e un modello di innovazione diffuso
Con l’Ing. Cristian Fabbri, Presidente Esecutivo del Gruppo Hera, abbiamo approfondito la loro leadership nell’integrazione ESG, culminata nel riconoscimento come miglior integratore ESG tra le prime 100 aziende italiane. La sostenibilità è “cromosomicamente” insita in Hera, con un purpose aziendale inserito nello statuto che mira alla creazione di valore economico in modo sostenibile, con attenzione all’economia circolare, alla decarbonizzazione e alla resilienza. Abbiamo voluto comprendere come in Hera misurino questi obiettivi, che prevedono che il 64% del margine operativo lordo entro il 2027 derivi da attività sostenibili.
Fabbri ha spiegato l’adozione della metrica del valore condiviso di Porter e Kramer, dal 2016, che quantifica le attività economiche che generano benefici allineati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU. Questo ha portato a un aumento della penetrazione delle attività sostenibili dal 33% al 54%, con l’ambizioso target del 64%. I loro 5 miliardi di euro di investimenti in cinque anni, con il 77% dedicato allo sviluppo sostenibile, dimostrano un grandissimo impegno concreto.
Hera fornisce almeno uno dei propri servizi al 13% dei cittadini italiani. L’innovazione è uno degli assi portanti dello sviluppo sia per quanto riguarda lo sviluppo di nuovi impianti/business come quello della produzione dell’idrogeno o del riciclo della fibra di carbonio ma anche applicata ai processi aziendali, come ad esempio con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale utilizzata per lo sviluppo di modelli predittivi sia per le reti che per gli impianti e per la gestione del rapporto con i clienti. Fabbri ha enfatizzato il “commitment” derivante dal purpose e un modello di leadership che incoraggia l’imprenditorialità “bottom-up“ tra i dipendenti, sviluppata anche grazie alle partnership con le business school dei territori in cui Hera opera: MIB Trieste School of Management e Bologna Business School. Questa è una competenza cruciale per sviluppare i loro oltre 10 diversi business. Un esempio lampante è l’impegno a decarbonizzare i grandi centri di consumo, come Sincrotrone Trieste, dove Hera investirà oltre 10 milioni di euro per rifare l’impiantistica e ridurre l’impatto ambientale garantendo energia di alta qualità. Ha inoltre menzionato gli investimenti nell’idrogeno verde, attività di frontiera essenziale per la decarbonizzazione futura e per avviare le filiere. Questo evidenzia un’applicazione innovativa di soluzioni esistenti sul mercato, creando nuovi modelli economici. Di fatto l’approccio di Hera è un chiaro esempio di ambidexterity applicata: exploration ovvero innovazione e ricerca di nuove soluzioni e modelli di business, senza dimenticare l’exploitation del proprio know-how con i modelli di business consolidati di acqua, ambiente, luce e gas.
Illycaffè SpA: agricoltura rigenerativa e intelligenza aumentata per soluzioni sistemiche
Con il Presidente Andrea Illy, abbiamo esplorato il suo ruolo attivo come Presidente di Illycaffè nel promuovere l’agricoltura rigenerativa e l’obiettivo di carbon neutrality di Illycaffè entro il 2033. Il Dottor Illy, con un background scientifico e oltre 40 anni di studio sulla sostenibilità, ha evidenziato come l’agricoltura sia la “priorità numero uno” nella crisi ambientale, essendo responsabile del 35% delle emissioni di gas serra e del consumo di suolo, acqua, perdita di biodiversità e inquinamento. Ha rimarcato che la crisi climatica è una conseguenza della crisi ambientale, richiedendo un approccio sistemico.
L’agricoltura rigenerativa, scoperta grazie al Rodale Institute (rodaleinstitute.org), è la loro risposta: un modello che “sequestra carbonio nel suolo attraverso la fotosintesi”, trasformando il suolo in un enorme serbatoio di carbonio. Questo approccio non solo mitiga il clima, ma arricchisce il microbiota del suolo, conserva la biodiversità, migliora la ritenzione idrica e riduce la dipendenza dagli agrochimici, offrendo un doppio impatto, sia ambientale che sociale (salute e stabilità economica per i contadini). Illycaffè, pioniere nell’approvvigionamento diretto da 30 anni, utilizza la propria Università del Caffè e le partnership con università, business school e centri di ricerca, per diffondere questa conoscenza sperimentale ai coltivatori, portando al lancio del primo caffè rigenerativo certificato.
Il Dottor Illy ha sottolineato come il modello economico attuale sia estrattivo e lineare, generando inquinamento e depletando le risorse vitali. Ha proposto una “economia rigenerativa” che crea valore economico e al contempo rigenera il capitale naturale. Ho chiesto anche il suo punto di vista sull’intelligenza artificiale (AI), che lui preferisce chiamare “intelligenza aumentata”. Ha evidenziato il suo potenziale trasformativo per gestire la complessità dei “metasistemi socio-economico-ambientali”, identificando i fattori determinanti dei problemi e ottimizzando drasticamente i processi, portando a riduzioni significative dei consumi. L’investimento di Illycaffè nell’Agorai Innovation Hub, un progetto che vede la partnership tra le maggiori istituzioni scientifiche di Trieste come MIB, Università e SISSA, e grandi aziende come oltre a Illy, Generali, iniziatore dell’HUB, Fincantieri, Google, la Regione FVG. Grazie ad Agorai Illy, mira a utilizzare l’AI per misurare e validare l’impatto dell’agricoltura rigenerativa e estendere queste soluzioni oltre il caffè. Nel suo discorso, Andrea Illy, infine, ha più volte rimarcato l’importanza vitale della formazione per promuovere una visione sistemica e il cambiamento culturale necessario.
Lessons learned: come costruire resilienza e vantaggio attraverso l’ESG
Dalle testimonianze di Benedetti, Fabbri e Illy, emerge un quadro chiaro di come l’investimento in ESG non sia solo una necessità, ma una leva strategica potente per le aziende lungimiranti. Le lezioni che possiamo trarre dalle loro testimonianze sono:
- Formazione del Capitale umano e trasformazione culturale: Il successo nell’ESG dipende dall’aggiornamento e dalla riqualificazione delle competenze (upskilling e reskilling), nonché dalla promozione di una vera evoluzione culturale all’interno dell’azienda e lungo tutta la catena del valore. I dipendenti devono allinearsi al purpose aziendale, percependo l’ESG come un’opportunità e non un onere.
- Visione sistemica e olistica: Tutti i leader hanno evidenziato la necessità di guardare oltre i singoli problemi, comprendendo l’interconnessione tra economia, società e ambiente. Questo approccio consente soluzioni integrate che generano molteplici benefici.
- Innovazione come motore primario: Che si tratti di impianti siderurgici ottimizzati con AI, investimenti in idrogeno verde o agricoltura rigenerativa, la tecnologia e l’innovazione sono al centro del raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e della creazione di nuovo valore.
- Misurazione e responsabilità: La capacità di quantificare l’impatto degli investimenti ESG, sia attraverso metriche di valore condiviso sia attraverso protocolli innovativi per la misurazione della biodiversità, è fondamentale per dimostrare ritorni tangibili e orientare la strategia futura.
- Oltre la conformità: creazione di valore: Queste aziende non si limitano a rispettare le normative; cercano attivamente di trasformare i requisiti ESG in fonti di vantaggio competitivo, miglioramento della reputazione del marchio, sviluppo di nuovi prodotti e rafforzamento delle relazioni con gli stakeholder.
Il mondo cambia. Impone le sue sfide. Danieli, Hera e Illy ci mostrano che non è possibile né sensato tirarsi indietro. Cercano attivamente le tensioni e le sfide della transizione ESG per ridisegnare le loro strategie ed operazioni, sviluppare nuove capacità e scoprire nuove strade per la crescita. Taleb ha chiamato questo atteggiamento antifragilità, ma è solo un nome nuovo per descrivere una virtù antica come il mondo: il coraggio di chi non teme gli errori che inevitabilmente producono cicatrici, anzi le esibisce come medaglie al valore. È questa la mentalità che serve alle imprese per prosperare in un mondo complesso e volatile come il nostro.
[1] L’antifragilità è un concetto sviluppato da Nassim Nicholas Taleb per descrivere i sistemi che traggono beneficio da shock, disordine, volatilità e fattori di stress. A differenza del fragile che si spezza e del robusto che resiste, l’antifragile migliora e si rafforza quando esposto a stimoli imprevisti. In sintesi, è ciò che ama la casualità e l’incertezza per evolvere.