Economie del futuro

Amministrazioni pubbliche purpose or dignity driven?

Ottovolante dell’economia

Molti studiosi hanno sottolineato due caratteristiche peculiari del capitalismo, che lo farebbero superiore ad altri sistemi. In primo luogo, l’attitudine ad adattarsi all’evoluzione dei bisogni, delle percezioni, delle aspettative di centinaia di milioni di persone. In secondo luogo, la sua capacità di assorbire e metabolizzare le idee e i comportamenti che nascono come critica nei suoi confronti.

C’è il rischio che ciò accada anche con il filone di pensiero purpose driven, che nasce come critica alla logica del profitto per le imprese e dell’efficacia ed efficienza nelle amministrazioni pubbliche. Per meglio dire rappresenta un’evoluzione secondo cui la competitività e il profitto per le imprese e la funzionalità delle amministrazioni pubbliche è favorita dalla capacità di trasmettere alle persone il significato profondo della loro attività. Si sostiene che le persone siano disposte a dare il meglio di sé quando condividono la finalità delle organizzazioni nelle quali operano.

Per le amministrazioni pubbliche questo orientamento dovrebbe essere in un certo senso scontato, perché esse per loro natura perseguono finalità di interesse generale. Una considerazione che trova fondamento anche su alcune ricerche secondo cui esiste una “motivazione intrinseca” dei dipendenti pubblici, che è più rilevante della motivazione collegata a incentivi.

Purpose driven vorrebbe dire riconoscere questa dimensione del comportamento e far leva su di essa; tuttavia, credo che si debba fare un passo ulteriore. La logica di purpose driven non può significare semplicemente l’introduzione di strumenti di management che mettono in evidenza le finalità. Ad esempio, il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) che dovrebbe essere costruito sull’esplicitazione del “valore pubblico”. Affinché le persone ritrovino il senso e il significato del proprio lavoro, è necessario che le regole e i comportamenti organizzativi siano tali da riconoscere la loro dignità come persone.

Ha senso parlare di purpose facendo un richiamo al fatto che il Comune, la Provincia, la Regione, i Ministeri sono al servizio delle comunità, e poi chiedere alle persone di rispettare formalmente procedure obsolete, avere sistemi che non consentono di riconoscere il merito, la professionalità e l’impegno, non dotarle di strumenti di lavoro adeguate o imporre numerosi controlli formali con la spada di Damocle delle responsabilità amministrative, contabili e a volte penali? Probabilmente no.

Ha senso elaborare documenti strategici di aziende sanitarie e aziende ospedaliere nelle quali si specifica per diversi gruppi di pazienti la finalità di “recupero, mantenimento, promozione del benessere fisico, psichico, relazionale, sociale e spirituale (in senso laico e religioso)” di concittadini e poi costringere medici e pazienti a lavorare sotto organico, con remunerazioni non comparabili ad altre professioni, con attrezzature obsolete, non di rado esposti anche ad aggressioni verbali quando non addirittura fisiche? Probabilmente no.

Ha senso fare leggi, decreti, piani che introducono nuovi diritti per i cittadini e i pazienti e alzano il livello quali-quantitativo degli standard dei servizi, e poi ridurre il finanziamento pubblico o vietare l’assunzione di persone con le professionalità adeguate? Probabilmente no.

La logica purpose driven non può prescindere da interventi a 3 livelli. Rivedere profondamente l’organizzazione delle amministrazioni pubbliche passando da una logica di obblighi-controlli-sanzioni ad una logica di finalità condivise-maggiore autonomia decisionale e operativa-valutazione dei risultati-riconoscimento del merito. In secondo luogo, occorre individuare e valorizzare i talenti di ogni persona in quanto tale e non in funzione del ruolo organizzativo. Le persone in questo modo non si sentiranno “ingranaggi” di un’organizzazione, ma “soggetti attivi” del progresso. In terzo luogo, occorrono interventi culturali a vario livello per diffondere nella cittadinanza il senso e il rispetto delle istituzioni.

Avere fiducia nelle istituzioni significa chiedere il rispetto di diritti, ma significa anche avere la consapevolezza dei doveri che ognuno ha nei confronti del bene comune.

 

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