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Altro rinvio in vista per la retribuzione equa, con il 40% dei lavoratori insoddisfatto del proprio salario. I numeri ASFOR-ISVI

In discussione oggi in commissione alla Camera dei Deputati la legge delega sulla retribuzione equa, che sostituirà la proposta di legge sul salario minimo. I lavoratori italiani, intanto, danno grande importanza all’aspetto economico, che si piazza al secondo posto come fattore che determina maggiore motivazione a lavorare. Inoltre, il 40% degli stessi è insoddisfatto della propria retribuzione e solo il 10% si dichiara molto soddisfatto. In un contesto in cui l’Italia è l’unico paese nell’area Ocse che non ha visto aumentare i salari negli ultimi trent’anni. Sono solo alcuni degli spunti che emergono dalla ricerca ASFOR-ISVI presentata durante l’evento “A cosa serve il lavoro oggi – Persone e imprese tra aspettative e nuovi valori”, che si è svolto il 22 novembre all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Oggi, in commissione lavoro alla Camera dei deputati, è attesa la discussione sulla retribuzione equa, ovvero l’emendamento del governo che sostituirà la proposta di legge sul salario minimo. È probabile un nuovo rinvio, dopo quello di martedì 21 novembre. Una misura molto discussa, che darà all’esecutivo sei mesi per approvare una norma che tuteli le retribuzioni dei lavoratori italiani. Da questi ultimi, intanto, arriva un giudizio netto sulle attuali condizioni dei salari in Italia. Secondo la ricerca ASFOR-ISVI, che ha coinvolto un campione di 1.000 occupati rappresentativo a livello nazionale, integrata da un questionario inviato a 2.600 piccole e medie imprese, 4 dipendenti su 10 si dichiarano non contenti delle proprie retribuzioni. Solo il 10%, inoltre, ha affermato di essere pienamente soddisfatto.

Il livello dei salari rappresenta anche uno dei principali motivi che spingono le persone a lavorare: per gli imprenditori intervistati, dopo l’equilibrio vita-lavoro, il primo elemento “che genera e sostiene maggiormente la motivazione al lavoro” dei loro dipendenti è infatti la retribuzione, citata dal 24% del campione (al primo posto c’è l’equilibrio vita-lavoro). Stesse conclusioni nella domanda opposta, ovvero quali siano gli aspetti che producono maggiore insoddisfazione; la retribuzione si piazza al secondo posto, ancora con il 24% delle risposte. Di conseguenza, più di un lavoratore su quattro (il 26,1%) ha scelto di lasciare il proprio posto di lavoro per un altro con una retribuzione economica più gratificante.

«Tra le linee di frattura che stanno cambiando il mercato del lavoro c’è sicuramente il rapporto tra dinamica retributiva e potere d’acquisto”, le parole di Marco Vergeat, Presidente di ASFOR, Associazione per la formazione manageriale. “Abbiamo visto una dinamica retributiva pigra, lenta, che ha portato a una diminuzione del potere d’acquisto, ma d’altra parte le aspettative del tenore di vita e dei livelli di consumo tendono ad aumentare continuamente, andando a creare un’insoddisfazione sul punto che emerge chiaramente dai risultati della ricerca».