Il coraggio dell'utopia

Generare valore con la formazione finanziata: l’importanza dell’analisi dei fabbisogni

Oggi il principale strumento di finanziamento della formazione aziendale in Italia è rappresentato dai Fondi Interprofessionali per la Formazione Continua. Si tratta di organismi paritetici di natura associativa promossi dalle organizzazioni di rappresentanza e dalle parti sociali attraverso specifici accordi interconfederali. Essi, alimentandosi con lo 0,30% del contributo integrativo per l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria versato dai datori di lavoro all’INPS, favoriscono l’​accesso a percorsi formativi – attraverso la riduzione o l’azzeramento dei costi aziendali -, sostengono la qualificazione delle competenze dei lavoratori e promuovono la crescita e la competitività delle imprese.

I Fondi rappresentano una grande opportunità di finanziamento della formazione per tutte le imprese – e, in particolare, per le PMI – che hanno a disposizione due canali. Il primo è il Conto Azienda, o Conto Formazione, che si alimenta con le risorse che mensilmente ogni impresa accantona e che possono essere utilizzate in ogni momento per realizzare un Piano formativo aziendale. Il secondo è il Conto Sistema, con cui le restanti risorse vengono messe a bando, attraverso la pubblicazione di specifici avvisi, con precise linee guida. Gli enti formativi accreditati presso i Fondi possono presentare un piano formativo, raccogliendo le esigenze delle aziende aderenti; tale piano viene valutato dal Fondo e finanziato, se rispetta le caratteristiche richieste.

Negli ultimi anni, gli avvisi pubblicati dai Fondi si sono focalizzati su alcune tematiche specifiche: pensando a Fondimpresa – che, con più di 200.000 aziende iscritte e quasi 5.000.000 di lavoratori aderenti, rappresenta in Italia uno dei principali fondi interprofessionali – citiamo, in particolare, gli aspetti legati all’innovazione di processo e di prodotto, la green economy e l’economia circolare e le competenze di base e trasversali.

Affinché i progetti formativi finanziati con questi avvisi risultino davvero vantaggiosi ed efficaci per le aziende, è fondamentale che vengano ritagliati sulle esigenze organizzative specifiche e, per fare questo, l’analisi della domanda rappresenta uno strumento fondamentale. La rilevazione dei fabbisogni costituisce infatti l’elemento cardine per rendere solido qualsiasi processo formativo ed è indispensabile per determinare le effettive necessità di sviluppo delle competenze non solo a livello organizzativo, ma anche a livello individuale. Una analisi della domanda ben condotta consente di mantenere un elevato livello di efficacia lungo tutto il processo formativo: dalla macro-progettazione alla micro-progettazione, dall’erogazione alla valutazione della formazione.

L’Università Cattolica, nell’ambito della propria esperienza di progettazione e gestione di Piani formativi complessi, ha messo a punto negli anni un modello di rilevazione dei fabbisogni in cui viene utilizzato come strumento principale l’intervista semi-strutturata rivolta ai decisori aziendali e, ove possibile, con alcuni beneficiari della formazione. Le interviste non vengono focalizzate solo sull’esplorazione dei bisogni formativi “urgenti” o contingenti vissuti dalle aziende, ma hanno anche il compito di ricostruire in maniera più completa e sistematica l’insieme di fabbisogni attuali e futuri di competenze di cui ciascuna realtà è portatrice.

In questo modo è possibile distinguere i fabbisogni che possono essere soddisfatti con una risposta di tipo formativo – e, più in dettaglio, con la formazione prevista dal Piano in progettazione – dai fabbisogni che, invece, richiedono un tipo di risposta differente.

Questo tipo di approccio consente non solo di mettere maggiormente a fuoco i gap di competenze nei confronti dei quali focalizzare il Piano formativo, ma anche di garantire la complementarità tra le azioni previste dal Piano e le altre iniziative intraprese dalle aziende. In questo modo, la formazione proposta dal Piano diventa parte integrante di un più ampio sistema di strategie e politiche di sviluppo intraprese dalle aziende.

La rilevazione dei fabbisogni di ciascuna azienda si focalizza in particolare sulla ricostruzione della “storia formativa”, ovvero delle esperienze pregresse di formazione, realizzata dall’azienda, sull’analisi dei progetti in corso e sul gap di competenze che questi interventi generano.

L’esplorazione di queste variabili viene sviluppata seguendo una duplice chiave di lettura. Innanzitutto, una lettura di tipo “organizzativo/aziendale”, che consente di individuare e mantenere monitorati nel tempo i dati principali delle organizzazioni e di segmentare il campione di aziende aderenti al Piano in base ai fabbisogni formativi, alla tipologia di azioni richieste e ai contenuti della formazione. Poi, una lettura di tipo “individuale”, che aggrega i lavoratori e le lavoratrici beneficiari della formazione in base a elementi o caratteristiche comuni quali il ruolo professionale, le attività svolte, i processi, le criticità vissute nell’esercizio del proprio ruolo professionale. La raccolta di questi dati si basa sulle indicazioni fornite dalle aziende circa i destinatari della formazione e sul confronto di queste informazioni con i dati storici frutto dei progetti precedenti.

In questo modo, è possibile progettare Piani formativi realmente vicini alle esigenze di aggiornamento e di sviluppo delle competenze delle aziende, che possono utilizzare anche i Fondi interprofessionali come strumento per generare valore.