Persone e organizzazioni: oltre le Colonne d’Ercole

Le nuove forme della conoscenza e i nuovi modi di apprendere

L’evidenza e l’esperienza degli ultimi anni dimostrano come siano in atto modificazioni strutturali nelle modalità con cui gli individui acquisiscono nuove conoscenze, e soprattutto nelle pratiche di utilizzo delle conoscenze nella vita personale e professionale. Il modello tradizionale, fondato sulla concentrazione dell’esperienza formativa all’interno di uno spazio (le scuole, le università) e di un tempo (la giovinezza) determinato e omogeneo per tutti, è stato nei fatti superato da una evoluzione del settore educativo in molteplici direzioni. È molto difficile tentare di delineare, in modo universalistico, le caratteristiche delle nuove forme di conoscenza e delle modalità di apprendimento. In questo breve contributo, vorremmo offrire alcuni spunti di riflessione con riferimento ad un ambito particolare che conosciamo meglio di altri, ossia quello della formazione manageriale e, più specificamente, della formazione manageriale post-lauream. Riteniamo che tali riflessioni, peraltro, si adattino – con qualche specificità legata a particolari discipline – anche alla maggior parte del segmento della formazione post-lauream.

A nostro avviso, vanno emergendo alcune direttrici di cambiamento in questo ambito, che si possono riassumere nei seguenti quattro slogan:

  1. Dal titolo alla competenza
  2. Dalla formazione verticale alle competenze multidisciplinari e trasversali
  3. Dal percorso predeterminato al mosaico di percorsi
  4. Dalla trasmissione in aula all’omnicanalità

Dal titolo alla competenza

Per molti studenti e professionisti, frequentare un Master of Science in Management, un Master in Business Administration o un Master specialistico in una qualche materia economica o manageriale continua a essere un obiettivo importante. Il conseguimento di un titolo di studio avanzato ha ancora un valore importante di segnalazione, per le imprese e le organizzazioni, del valore di un candidato, al contempo, rappresentando la forma principale e preferita di certificazione di un set specifico di competenze. Tuttavia, accanto a questi titoli di studio più strutturati, si sono affermati nuovi strumenti di certificazione delle competenze (mini o micro master, professional certificates, etc.) che mettono in luce l’acquisizione di una determinata conoscenza e competenze, molto specifiche, in un ambito precisamente delineato del sapere (in questo caso, manageriale). Tali nuove certificazioni non hanno la pretesa di equivalere a un titolo di master, ma più di quest’ultimo puntano però a dimostrare la padronanza di un insieme molto specifico di abilità e conoscenze. La domanda crescente per questa modalità di formazione rappresenta un segnale importante di cambio di paradigma, dall’attenzione al conseguimento di un titolo alla acquisizione di competenze specifiche con una chiara spendibilità (immediata) nel proprio percorso professionale.

Dal percorso predeterminato al mosaico di percorsi

In parte come conseguenza del punto precedente, sta diminuendo in modo sensibile il numero di individui che limitano il proprio investimento in formazione all’acquisizione di un solo titolo, o di una sola certificazione. È sempre più frequente, di converso, osservare percorsi formativi caratterizzati dal ritorno alla formazione in momenti differenti della vita professionale, magari per integrare le conoscenze in uno specifico ambito o per acquisire alcune competenze di base in un altro. Osservando i cv di coloro che hanno iniziato a gestire la propria formazione in questo modo, si osserva spesso un “mosaico” di esperienze formative frequentate ed acquisite nel corso del tempo: magari un master all’inizio, un percorso professionalizzante in un secondo momento, un ciclo di seminari dopo qualche anno di carriera (in parallelo, eventualmente, avendo ottenuto alcuni certificati tramite la frequenza di MOOCs). Così, per un professionista che abbia abbracciato questo modo di formarsi, perde di significato la caratterizzazione delle proprie competenze in termini di titoli acquisiti, avendo invece maggior rilevanza il percorso complessivo nelle sue molteplici sfaccettature e nell’eterogeneità e integrazione delle diverse esperienze formative.

Dalla formazione verticale alle competenze multidisciplinari e trasversali

La formazione manageriale ha tradizionalmente fondato la propria credibilità sulla capacità di trasferire strumenti tecnici per l’acquisizione di competenze specialistiche, dalla contabilità alla finanza aziendale, dalla conduzione dei progetti alla gestione dell’innovazione e (più recentemente), dall’analisi dei dati all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. La domanda di formazione odierna, tuttavia, sembra fare leva maggiormente su uno spettro più ampio di discipline, perseguendo l’integrazione tra competenze tecniche e trasversali (soft skills, gestione delle relazioni, leadership, ecc.) nonché multidisciplinari (scienze sociali e politiche, arte, letteratura e storia). L’aspirante manager, dunque, riconosce la necessità di costruire un bagaglio di competenze e conoscenze più ampie di quelle che hanno caratterizzato i percorsi di formazione sino a tempi recenti, per avere uno sguardo sul mondo e sulla realtà più ampio e più critico, aperto alla comprensione (e gestione) di fenomeni complessi che non possono essere intercettati con i soli strumenti delle discipline manageriali tradizionali.

Dalla trasmissione in aula alla multicanalità

L’esperienza formativa manageriale post-lauream si è tradizionalmente sostanziata nel dedicare un periodo di tempo intenso e limitato a un percorso formativo che, tipicamente, avviene nello spazio di un’aula universitaria e dei luoghi di studio con i compagni. Di fatto, la trasmissione della conoscenza è avvenuta avendo come unico (o principale) veicolo il dialogo e l’interazione fisica tra studenti e docenti. Nella formazione manageriale contemporanea, i contenuti possono essere veicolati da una pluralità di strumenti, ciascuno dei quali con una funzionalità specifica: videolezioni, forum online, seminari sincroni e asincroni, ecc. Il partecipante alla formazione manageriale si aspetta sempre di più di poter accedere ai contenuti in mobilità, lungo tutto l’arco della giornata e del calendario. In aggiunta a questa accezione, di omnicanalità, vi è anche quella della possibilità di cambiare mezzo di trasmissione (dall’aula all’online, e viceversa) anche all’interno del singolo programma e di ogni percorso. Fermo restando il rapporto tra studenti (partecipanti) e docenti il baricentro di qualsiasi esperienza educativa (compresa quella frequentata lungo tutto l’arco della vita), i diversi strumenti e canali di trasmissione del sapere possono rendere il percorso più ricco e diversificato (anche favorendo modalità di apprendimento tramite un uso intelligente della tecnologia).

I cambiamenti appena descritti, che riflettono l’evoluzione dei modelli di domanda e di offerta di formazione post-lauream, impongono alcune sfide molto cogenti alle istituzioni universitarie e, in particolare, alle business school. Primo, una più marcata attenzione a disegnare percorsi focalizzati sulle competenze specifiche, che attraggano i partecipanti sulla base di una proposizione di valore fondata sulla conoscenza e sul suo utilizzo concreto – e non solo sulla “spendibilità” del titolo di studio. Secondo, una maggiore apertura a co-progettare percorsi formativi interdisciplinari, che vedano nello scambio di conoscenze e di competenze afferenti ad ambiti disciplinari diversi una ricchezza e non una minaccia. Infine, una costante accettazione della sperimentazione come modus operandi ordinario, in cui i diversi canali di interazione e comunicazione con lo studente (online, campus, lavori di gruppi, lezioni, seminari, canali video, social media, ecc.) sono utilizzati come terminali plurali di una esperienza formativa sempre più eterogenea e personalizzata.