Rivoluzione digitale e dintorni

Dal manager di rete all’organizzazione ibrida

Il tema delle competenze di rete, generalmente associato a quella del manager di rete, prosegue la riflessione iniziata sul numero di settembre 2020 di formaFuturi, con l’articolo “Economia delle conoscenza e network formativi in una prospettiva pubblico privato”.
La base comune di ragionamento e i presupposti teorici risiedono nella sostanza delle trasformazioni imposte dall’ingresso nella società della conoscenza e nella conseguente necessità di attivare strategie cooperative esterne al contesto aziendale per la realizzazione del “prodotto servizio” e per l’attivazione, in generale, del processo di creazione di valore.

Il ruolo centrale che assume la conoscenza, come base della competenza distintiva, impone trasformazioni che riguardano l’impresa all’interno dei suoi confini, dove si rendono sempre più necessari processi organizzativi capaci di identificare e valorizzare i portatori di conoscenza, ma soprattutto riguardano il sistema di relazioni dell’ecosistema entro cui l’impresa opera. È, infatti, all’interno di questo sistema che avvengono processi vitali di scambio e alimentazione, peraltro facilitati oggi dalle risorse che la digital transformation mette a disposizione. In altre parole, pur restando centrali i processi interni di cambiamento, emergono in maniera sempre più dominante la capacità di intercettare e combinare risorse che sono presenti nel proprio ecosistema di riferimento. Questa prospettiva introduce in maniera chiara il tema delle reti di impresa e la riflessione sulle competenze critiche per poter performare in un contesto così delineato.

Il tema delle reti di impresa in letteratura

Il concetto di rete d’impresa è apparso solo recentemente nella letteratura manageriale, ma la tematica dei rapporti tra un’organizzazione e il suo ambiente circostante affonda le sue radici negli studi organizzativi svolti tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Proprio negli anni Sessanta, infatti, le scienze sociali ed economiche svilupparono un nuovo interesse per la teoria dei sistemi, che si pone in netta discontinuità rispetto al pensiero dominante precedente, basato sullo studio dell’efficienza organizzativa legata al miglioramento delle relazioni umane, delle condizioni lavorative e delle relazioni interne di potere. Questi studi, senz’altro pioneristici, non accennano ancora al concetto di rete ma fanno riferimento a un sistema di legami, che vengono tuttavia enunciati in chiave metaforica (il riferimento è alla numerosa, anche se non spesso organica, letteratura sui distretti industriali e al concetto di “atmosfera industriale” largamente ripreso in ogni scritto sul tema). Gli studi più recenti hanno portato all’avanzamento del concetto di rete da una più rudimentale fase metaforica allo sviluppo di una vera e propria categoria analitica con numerose classificazioni e caratteristiche distintive, (per una rassegna dei principali riferimenti, cfr Reti di Impresa in Baroncelli A., Serio L., Economia e Gestione delle Imprese, McGraw Hill, 2020).

Le competenze nelle economie di rete

A prescindere dalla connotazione che assume, la rete d’impresa si caratterizza per essere una comunità con valori, norme e pratiche condivise, costituita per perseguire uno scopo comune, sia esso di innovazione o di competitività. Per un’impresa, mettersi in rete significa quindi sviluppare competenze e capacità adatte a gestire le discontinuità che caratterizzano le strategie cooperative e la loro integrazione nel processo di creazione di valore.

Le principali competenze richieste sono le seguenti:

  • cross-funzionali, con particolare enfasi su strategia, vendita e tecnologia;
  • di semplificazione e di sintesi;
  • comunicative, per mantenere relazioni positive con attori numerosi e diversi tra loro;
  • gestionali, per operare nell’incertezza e in contesti mutevoli e per affrontare la complessità.

A queste competenze bisogna associare la conoscenza approfondita dei contesti internazionali, in linea con la natura ultra-territoriale delle reti d’impresa. La loro suddivisione in “core ed advanced”, aiuta a ricostruire nella sostanza le questioni principali che il management affronterà nei prossimi anni, confermando l’attualità del fenomeno che rappresentano, nel dominio teorico e pratico dell’economia e nella gestione delle imprese. Pur essendo evidente l’enfasi sulle competenze relazionali, da notare è sicuramente la ripresa di categorie analitiche e strumentali del management e di business, non sempre centrali nel dibattito recente sulle competenze di management prospettiche.

Competenze consolidate, prospettive emergenti

Negli ultimi anni, spinti dalle pressioni istituzionali dettate dal contratto di rete e dalla sua diffusione nel contesto nazionale, si è sviluppato in maniera significativa il tema del manager di rete. Inizialmente concentrati sul governo del contratto e quindi sul raggiungimento specifico del task della rete, in un secondo tempo gli apprendimenti emersi hanno confermato l’evoluzione del ruolo da manager in facilitatore di un processo di navigazione delle organizzazioni verso un mondo ibrido, in cui vengono superate le classiche dicotomie manageriali e il tema della cooperazione e dello scambio diventa l’essenza stessa del lavoro manageriale. In altre parole, il tema della rete diventa la metafora centrale dell’evoluzione del ruolo manageriale in cui competenze esperte, capacità di combinazione di segnali interni ma soprattutto esterni all’impresa diventano critiche nei processi di creazione del valore e di senso complessivo nei processi di trasformazione, in primo luogo digitali, in cui le aziende sono profondamente coinvolte. Su questo passaggio si gioca senz’altro il futuro delle organizzazioni, ma anche il senso della presenza dei manager nel governo di questo passaggio.