Il coraggio dell'utopia

Per uscire dai dilemmi serve consapevolezza

Dilemmi moderni

L’azione soggettiva, pur se incardinata tra regole predefinite, ci offre spazi di discrezionalità in cui solo nel nostro foro interno possiamo trovare risposte. Le risposte che ci portano ad agire assumendoci la piena responsabilità delle nostre scelte, di fronte ai tanti dilemmi che la vita aziendale ci prospetta.

Nelle organizzazioni aziendali oggi questo serve più che mai, dato che non vi sono più paradigmi stabili che ci rassicurano nelle scelte. Tutto si fa più veloce, vulnerabile, cangiante, atipico. L’individuo assume un ruolo centrale. Ambisce alla soddisfazione personale, al significato delle proprie azioni e all’integrità personale. Il rapporto tra soggetto e organizzazione si manifesta in forme nuove, volte a ricercare la migliore conciliazione tra flessibilità, responsabilità e appartenenza.

Le persone vivono vite parallele, multiple, dove la famiglia, le reti amicali, la propria gratificazione morale e spirituale vengono prima della appartenenza ad una organizzazione. La compresenza di più generazioni nella stessa organizzazione richiede conoscenza reciproca, e dialoghi e ascolti prima inediti, per confrontare linguaggi e sistemi valoriali diversi e distanti. I rischi sociali derivanti da cambiamenti climatici e scarsità di risorse, da tensioni sociali, dalla forbice tra ricchi e poveri, tra etnie diverse, tra chi governa e chi contesta le scelte di chi governa, rischiano di metterci ogni giorno sotto scacco. Troppe sono queste variabili per ridurle a modelli stabili e ripetibili e l’unica strada per districarci nei labirinti decisionali quotidiani è la consapevolezza.

La categoria della consapevolezza in questa epoca si fa però a sua volta sfaccettata per chi deve scegliere da quale vertice osservare i problemi e da quale bandolo provare a sciogliere la intricata matassa della vita aziendale odierna. Sono quattro i livelli di consapevolezza che servono per gestire la complessità di oggi: Social Awareness, Business Awareness, Situational Awareness e Self Awareness.

Sono quattro vertici di un paradigma manageriale che ci sembra moderno e (forse) duraturo nel tempo:

  • Social Awareness, quella capacità, che solo chi sa adottare una visione ampia e allargata possiede, di connettere le proprie decisioni alle istanze e ai problemi della società circostante e alle problematiche relazionali tra gli attori del sistema. Di chi sa guardare oltre, riconoscendo le sfide esterne in cui siamo immersi e da cui rischiamo di essere travolti. Sfide demografiche, economiche, ambientali, culturali e, da qualche mese a questa parte con una potenza che sovrasta tutti gli altri, sfide sanitarie. Sono dilemmi grandi, provenienti dallo scontro tra questioni epocali e valori basilari: sicurezza, lavoro, uguaglianza, sostenibilità. Solo guardando avanti con sguardo critico e informato riusciremo a confrontarci con simili questioni.
  • Business Awareness, che ci fa riconoscere come l’impresa opera nel suo ambiente competitivo e con quale modello di business si posiziona sul mercato. Il livello a cui conosciamo il modello di business della nostra azienda e dei nostri clienti, i concorrenti, il sistema tecnico-economico, i driver del processo decisionale e del problem solving è fondamentale per la qualità della nostra azione manageriale. Sapere come funziona il meccanismo di guadagno, i numeri, i dati della nostra azienda e del cliente è fondamentale per affrontare lucidamente i dilemmi manageriali.
  • Situational Awareness, si riferisce alla comprensione degli elementi che originano il dilemma, nel qui ed ora. Comprendere l’interlocutore, la posta in gioco, i rischi, il momento in cui si pone il problema, e come il problema e i suoi impatti possono evolvere nel tempo. La variabilità e la instabilità delle condizioni in cui operiamo richiedono ai processi routinari di lasciare spazio a modelli nuovi, e riducono la possibilità di fare ricorso a schemi e procedure predefinite, valide per sempre. Le teorie generali lasciano spazio a teorie particolari, grounded theories in cui osservazione ed elaborazione teorica procedono di pari passo, in un’interazione continua. Avere Situational Awarness significa essere attenti e veloci a riconoscere gli attori rilevanti e i loro ruoli, le fonti di informazione, le opzioni operative alternative, e quale impatto avranno sulle nostre scelte.
  • Self Awareness,“a good knowledge and judgment about yourself”, il quarto livello, ma certo non ultimo per importanza. Nel contesto attuale, la “tenuta” individuale è messa alla prova. Il soggetto è strattonato tra tante richieste e priorità e il controllo di sé, delle sue emozioni e azioni, è messo a dura prova. La centratura e il perseguimento del proprio benessere interiore sono la prima meta da raggiungere per chi vuole operare al meglio in ambienti competitivi e difficili come quelli attuali. Molte volte i pregiudizi cognitivi ci impediscono di ascoltare le nostre emozioni e i nostri stati mentali, riducendo la nostra capacità autocritica, il nostro apprendimento e il nostro progresso. Riducendo le risorse che ci permetteranno di affrontare con fiducia le scelte più difficili.

I dilemmi moderni, piccoli o grandi, pratici o teorici, strategici o operativi, che danno il titolo a questa rubrica di formaFuturi, sono tanti, tutti determinati dalla complessità in cui siamo immersi. Non esistono ricette per uscirne. Nemmeno modelli prescrittivi. Né servono più di tanto le esperienze pregresse, spesso oramai obsolete. Serve solo tanta consapevolezza. Meglio, servono tutti i tipi di consapevolezza di cui ho parlato, unite a buon senso, a una certa propensione al rischio e a quella che, nel 1819 in una lettera al fratello, il poeta John Keats definì “negative capability”, richiamando la capacità di tollerare di rimanere nel dubbio e nell’ansia, senza affrettarsi a trovare spiegazioni razionali e senza aggrapparsi al già noto. Di rinunciare qualche volta alla memoria, al desiderio e alla comprensione razionale.

Serve una capacità di sostare nell’incertezza, raccogliendo dati che ci provengono dal contesto e dalla situazione e di tenerli là, in caldo, ad attendere che in qualche momento inatteso si materializzi la risposta al dubbio, una risposta proveniente da noi stessi, dal nostro conoscere e dal nostro sentire più nascosto.
Sarà allora quello il momento di agire, con coraggio, fiducia e spirito sperimentale.

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