Economie del futuro

Pubblico vs Privato: la partita del secolo

Ottovolante dell’economia

Forse perché spaventati dall’emergenza Covid-19, la maggioranza dei passeggeri saliti sull’ottovolante dell’economia del primo numero di formaFuturi ha scelto l’opzione della collaborazione pubblico/privato per avere un viaggio eccitante, ma più sicuro. Le scelte sembrano indicare una rottura con i paradigmi del passato fondati sulla contrapposizione pubblico/privato e su un modello di manager e imprenditori motivati prevalentemente dall’obiettivo del profitto. Tuttavia, come dice il proverbio popolare, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, che in questo caso è costituito dalle condizioni di attuazione concreta.

Innanzitutto, occorre ritornare al significato di pubblico e di privato. Sono pubbliche tutte le attività che hanno rilevanti riflessi diretti sul benessere generale, mentre devono essere considerate private le attività che hanno prevalentemente, o esclusivamente, riflessi sul benessere di singoli individui o di gruppi limitati di individui. Perciò attività che contribuiscono a soddisfare bisogni comuni o bisogni considerati meritevoli da parte della comunità (nazionale, regionale, locale) possono essere svolte da enti/amministrazioni pubbliche/imprese private for profit/organizzazioni private non profit/imprese “miste” con la partecipazione di enti pubblici e imprese private. La scelta dipenderà dai livelli di efficienza, dalla qualità delle regole che consentono controlli per evitare il prevalere di interessi particolari rispetto a quello generale, dalla qualità professionale e dai valori delle persone che hanno responsabilità a tutti i livelli, da quello più basso a quello più alto dell’organizzazione.

La seconda condizione consiste nel diffondere a tutti i livelli della società la cultura secondo cui “ciò che è pubblico è di tutti” sovvertendo atteggiamenti, purtroppo più diffusi nel nostro Paese rispetto ad altri, secondo cui “ciò che è pubblico è di nessuno o rientra nella responsabilità di qualcun altro (Comune, Regione, Stato, filantropi, ecc.)”. Per favorire questo cambiamento culturale ognuno deve impegnarsi direttamente e deve avere il coraggio di contrastare comportamenti e atteggiamenti di coloro che sono ancora attaccati alla logica secondo cui chi persegue in modo efficiente l’interesse proprio, persegue automaticamente l’interesse di tutti. Se non si attiva la moral suasion sarà difficile disegnare una traiettoria dell’economia futura fondata sul principio secondo cui perseguire l’interesse generale consente di perseguire anche gli interessi particolari di tutti.

A questo punto a molti sarà venuto il dubbio che questa indicazione possa far parte della categoria delle pie intenzioni o delle illusioni, come dicono gli inglesi, del wishful thinking. A smentirlo però ci sono due esempi recenti. Il primo riguarda il cambiamento di paradigma tra passato e presente ed è riferito al nuovo Ponte San Giorgio di Genova. Dal drammatico 14 agosto 2018, in una prima fase era sembrata prevalere la logica di contrapposizione pubblico/privato del passato, basti pensare al braccio di ferro tra Stato e Atlantia per quanto riguarda la revoca delle concessioni e delle eventuali penali da corrispondere. Successivamente, si è affermata la logica di collaborazione pubblico/privato, profit/non profit. Infatti il ponte è stato progettato e donato dall’architetto Renzo Piano, realizzato con sensori innovativi sperimentati e collaudati dal Politecnico di Milano e con materiali ad alto livello di sicurezza tra i quali la soletta realizzata dal gruppo Italcementi nell’innovation district Kilometro Rosso di Bergamo, sotto l’attenta regia del Commissario alla Ricostruzione, il sindaco di Genova Marco Bucci, e il controllo pubblico per evitare fenomeni di corruzione e infiltrazioni malavitose che non di rado hanno macchiato la storia delle opere pubbliche italiane.

Il secondo caso riguarda il collegamento tra presente e futuro con riferimento alla ricerca del vaccino contro il Covid-19. Sono stati raccolti fondi pubblici e privati per sostenere la ricerca da parte di gruppi costituiti da università pubbliche, imprese farmaceutiche e molti stati e filantropi privati che hanno già costituito le condizioni per sostenere la produzione di massa in futuro. Molti stati hanno già definito contratti per l’acquisto e la somministrazione del vaccino coprendo in anticipo il rischio dei produttori. Molte Big Pharma stanno attrezzando centri di produzione per centinaia di milioni di dosi assumendosi un’altra quota di rischio. La Fondazione Melinda e Bill Gates sta predisponendo impianti di produzione per poter fornire gratuitamente il vaccino alle popolazioni di Paesi poveri. Esiste qualche probabilità di successo per il salto di paradigma, almeno nel medio lungo periodo, se si agisce sulla formazione a tutti i livelli. A livello primario e secondario rafforzando l’educazione alla cittadinanza attiva; a livello universitario investendo in percorsi e contenuti in grado di mettere in evidenza la convergenza tra interessi generali e particolari; a livello di formazione manageriale introducendo il concetto di “classe responsabile” rispetto a quella di “classe dirigente”. Inoltre, questo passaggio sarà possibile anche attivando corsi con una presenza mista di dirigenti pubblici e privati, di imprenditori e politici per favorire la capacità di parlare linguaggi simili e di capirsi. In questo modo si potrà superare la logica delle tifoserie che ha dominato il secolo scorso con periodi nei quali si riteneva che “più pubblico volesse dire meno privato” e viceversa.

Alla partita, che ci hanno raccontato per oltre un secolo e che vedeva schierate le squadre pubblico contro privato, con il non profit in panchina che subentrava in caso di bisogno in una delle due squadre, bisogna sostituire una nuova narrazione di una partita giocata tra due squadre così composte: pubblico guidato da politiche lungimiranti e ben governato/privato for profit imprenditoriale/non profit motivato e responsabile contro pubblico inefficiente, burocratico/ privato for profit speculativo e clientelare/non profit personalistico di chi vuol farsi vedere. La prima squadra punta al risultato pieno, ossia al benessere generale, la seconda pensa al successo dei singoli, anche a costo di far perdere la partita a tutti.

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