Attualità

Dalla rotonda al bivio (e oltre)

Il mondo è a un bivio, pur continuando a illudersi di stare su una rotonda. La metafora stradale vale anche per l’economia. La rotonda vede più possibilità di strade sempre disponibili, col rischio di girare su se stessi, di non prenderne nessuna, di pensare che tutte siano percorribili senza grandi differenze. Il bivio costringe all’alternativa: aut-aut. L’economia tradisce la propria vocazione se non ha una direzione. Sbaglia pure quando pretende di tenere il piede in due o più scarpe. Intuisce la necessità di svolte ma non ha il coraggio di percorrerle fino in fondo perché ci sono gli interessi legati al passato.

Qualche esempio? La scelta del green solo se conveniente dal punto di vista economico non considera adeguatamente la sostenibilità e le generazioni future. Un’auto ecologica continua a costare di più rispetto a una che utilizza carburante fossile. Così finisce per diventare di élite: l’ecologia è per chi può permetterselo. Il presupposto dovrebbe essere il contrario: chi inquina dovrebbe pagare la distruzione di bene comune che è l’ambiente, a scapito della collettività. Forme di disincentivo dovrebbero far pensare all’economia non sostenibile come una palla al piede: non garantisce il futuro dell’umanità, altera gli equilibri del clima e dei rapporti sociali, aumenta la possibilità di malattie…

La questione è che non tutto è uguale: una sana alimentazione non è semplicemente sfamarsi con qualunque cibo. Ha a che fare con l’equilibrio del corpo umano e ciò incide sul sistema sanitario di un Paese. Già questo semplice fatto dovrebbe far riflettere. Se il legame sistema economico-ecologico-sanitario non si percepisce in tempo di Covid-19, quando avverrà mai? Così diventa chiaro che l’agricoltura non è affatto secondaria negli equilibri di un’economia, come del resto l’utilizzo delle tecnologie può costituire in futuro un notevole aiuto alla soluzione di molti problemi.

Tutto ciò depone a favore del ruolo educativo dell’economia. Le scelte economiche non sono indifferenti. Costruiscono un mondo nuovo, alternativo, rafforzano modelli produttivi oppure creano forme di ingiustizia che calpestano i poveri e degradano la salute del pianeta Terra. Questi sono i presupposti per abitare il presente con la consapevolezza che siamo a un bivio. Papa Francesco è stato provocatorio in Evangelii gaudium con la dichiarazione che “questa economia uccide”. Si badi bene: non è l’economia in sé a uccidere. Anzi, è parte della vita, dell’umanità. Senza economia non esiste società umana. L’economia che uccide è quella che elimina i poveri, quella che accresce le disuguaglianze tra le persone e le società, quella che incentiva il consumismo di risorse per poi gettarle in discariche, quella che inquina il pianeta, quella che si è resa responsabile dei cambiamenti climatici, quella che si è sostenuta su forme di corruzione e di ingiustizia, quella che non riconosce il valore della persona e la riduce a mezzo di produzione, quella che spreme i beni comuni perché, essendo di tutti, li interpreta “di nessuno”… La via tracciata da questo modello economico è deprimente e fallimentare. L’esito in termini di disuguaglianze parla da sé. La forbice si fa sempre più ampia di anno in anno. È un modello disastroso eppure potente. Come un drago onnivoro tende a distruggere tutto pur di non ripensarsi. Uccide. Si tratta di un’economia malata, perché è «indifferente ai danni inflitti alla casa comune. Non si prende cura della casa comune.

Siamo vicini a superare molti dei limiti del nostro meraviglioso pianeta, con conseguenze gravi e irreversibili: dalla perdita di biodiversità e dal cambiamento climatico fino all’aumento del livello dei mari e alla distruzione delle foreste tropicali. “La disuguaglianza sociale e il degrado ambientale vanno di pari passo” (Papa Francesco, Udienza del 26 agosto 2020). L’altra strada da intraprendere è quella tracciata dall’enciclica Laudato si’. Lo sguardo libero di papa Bergoglio consente di capire che etica ed economia devono procedere insieme. Vanno a braccetto. L’economia sostenibile dà dignità agli esclusi. Li responsabilizza nei processi produttivi. Promuove lavoro e buona occupazione. Genera cultura attraverso la formazione professionale e manageriale. Permette alle persone di prendere in mano il proprio futuro. Combatte la corruzione come male oscuro e invisibile, che spesso porta a cercare alleanza con qualche potentato politico o economico per poter sognare un futuro non lontano dal proprio Paese. Gestisce i beni comuni come risorsa e valore aggiunto per cementificare le relazioni in una società…

Il mondo post Covid-19 non deve fare paura. Sarà straziante e drammatico se si affiderà alle logiche perverse dell’economia che uccide. Sarà segno di speranza se saprà cogliere le novità possibili e a portata di mano. Uno strumento fondamentale può essere la formazione: si tratta di un investimento per l’avvenire, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni. È in gioco la dignità di noi stessi. Il futuro è già qui.