Apprendere il Business Management dalla Space Economy
La Space Economy insegna ai manager e agli imprenditori
Quali sono i settori industriali da cui attingere oggi casi d’impresa per la Graduate Management Education, per i programmi MBA ed Executive MBA? Nella mia esperienza di formatore manageriale sono quelli in cui è evidente l’effetto della competizione tra pochi grandi ecosistemi e marketplace di business, vale a dire piattaforme di transazione, di innovazione e ibride, e tra la miriade di piccoli sviluppatori creativi di componenti e complementi che trovano, nell’ecosistema che li ospiterà, la possibilità di avere successo. Perché l’accelerazione del cambiamento e le conseguenti turbolenze e “strattoni” (jerk) hanno bisogno sia di capability statiche, durature e centralizzate (built to last), sia di una capacità di attrarre flussi di capability dinamiche (built to change) dalla creatività diffusa e decentralizzata. Una combinazione di stabilità e agilità per affrontare in modo ambidestro la turbo-competizione, a livello strategico e organizzativo.
Al classico esempio di un ecosistema come quello della Apple si può pensare di aggiungere casi di studio tratti dal “biotech” oppure, come si sta progettando per l’edizione 2025-2026 del Master in Direzione e Gestione d’Impresa della Stoà, nei settori in divenire della Space Economy.
Cosa insegna la Space Economy
- Technology Management e Strategia. I settori dello spazio insegnano che in un’economia delle piattaforme non esistono solo le grandissime imprese, con megaprogetti e mega-investimenti (come SpaceX di Elon Musk), ma c’è spazio per un flusso di creatività e innovazione anche da microimprese innovative, startup, centri di ricerca anche molto piccoli e specializzati, con talenti e capitali di rischio distribuiti.
- Organizzazione. La constatazione che “c’è spazio nello spazio” anche per i piccoli, ammesso che abbiano idee brillanti, implica modelli di governance e di orchestrazione che garantiscano la fertilità della piattaforma, per attrarre gli sviluppatori, ad esempio il creatore di un piccolo satellite capace di fare qualcosa di nuovo, in grado di inventare geniali soluzioni a nuovi problemi.
- Attrazione degli investimenti. Una caratteristica dell’imprenditoria spaziale è la forza mitopoietica della colonizzazione dello spazio. Spesso utilizzo l’esempio del discorso di Kennedy nel 1962 come capace di mobilitare, con l’individuazione della frontiera epica della conquista della Luna, presentata come destino dell’America e dell’umanità, una quantità inimmaginabile di risorse a fronte di un megaprogetto con altissimi rischi di fallimento tecnologico. Dopo settanta anni, si constata che, mentre il “man on the moon moment” (così viene chiamato quel tipo di mobilitazione) non ha funzionato per il “Green Deal”, ha funzionato per le stravaganti avventure marziane preconizzate da Elon Musk, e la moltiplicazione esponenziale dei satelliti artificiali che ha prodotto. La narrazione fondata sull’arcaico mitologema del viaggio dell’eroe da parte di uno che ha fatto del suo “spararla grossa” la capacità di attrarre capitali e diventare l’uomo più ricco del pianeta. Una capacità che l’ineffabile imprenditore unisce a un gusto, anzi una fascinazione, tipica di chi ama lanciare razzi e nuove imprese, per la tolleranza al fiasco seriale dei progetti e per l’epica dei fallimenti colossali (epic fails) che fa parte di una certa curiosa cultura contemporanea dell’impresa.
Come organizzare un modulo elective sulla Space Economy per un MBA
La Space Economy non è un posto per imprese tradizionali per dimensione, strategia, modello di business e di management. E poi “c’è spazio nello spazio” per nuove imprese. Dunque, il modulo “spaziale” di un corso deve essere basato su masterclass tenute da imprenditori che sono riusciti a raggiungere la velocità di fuga e a entrare nell’orbita di un certo settore industriale dello spazio. Storie che raccontano come ce l’hanno fatta (o non ce l’hanno fatta), a livello (1) di gestione strategica della tecnologia in cui eccellono, (2) di modello di business utilizzato per entrare nelle value chains dello spazio col proprio potere contrattuale rispetto ai grandi attori del settore e (3) di attrazione del capitale di rischio anche grazie all’epos del proprio avvincente “storytelling spaziale”.
I casi d’impresa spaziale in Italia sono più di quanto si immagina. La classe può svolgere un lavoro interdisciplinare sui temi della strategia, del technology management, della valutazione degli investimenti e dei rischi e, infine, considerare uno storytelling aziendale volto a mettere assieme, in modo convincente, elementi narrativi “epici”, dati, fatti e previsioni, creando una vivida visione del futuro del business e della passione che muove un certo progetto imprenditoriale. Si possono creare classi miste con studenti universitari di ingegneria aerospaziale (o di master in materie tecniche) e studenti MBA, e si possono trasporre le logiche del settore ad altri settori in cui le sfide che si presentano sono altrettanto straordinarie. Ad esempio, con casi di studio nel settore della robotica, che si avvia a integrare la manipolazione sempre più accurata degli oggetti (evoluzione dei controlli automatici) alla cognizione del contesto più ampio in cui è richiesta ciascuna operazione e alle decisioni che vengono prese in autonomia (intelligenze artificiali di tipo agentico). L’idea che la robotica consumer (il collaboratore domestico antropomorfo) evolverà come business di ecosistema è già supportata da casi concreti: l’industria sta infatti adottando modelli aperti (come l’ecosistema della Apple) basati su hardware open, SDK/API, marketplace di app e dataset pre-addestrati. Aziende come Furhat, Fourier e AgiBot (alcune cinesi) stanno costruendo vere e proprie piattaforme che abilitano sviluppatori esterni e partner a creare sempre nuove applicazioni e capacità fisiche e cognitive dei robot che gireranno per casa nostra.
Come nel caso della space economy, anche nei case studies focalizzati sul business della robotica e dell’AI, gioca la fascinazione dello storytelling del superamento di una soglia, che sa di “science fiction” (pensate alle “leggi della robotica” di Asimov mai come oggi attuali, ma pensate anche ai “replicanti” di Blade Runner).