Economie del futuro

Le tre dimensioni dell’intelligenza oltre la superficie

Ottovolante dell’economia

Il titolo del Learning Lab di ASFOR mi piace perché, come un quadro astratto, consente a ognuno di dare una propria interpretazione. A me sono venute in mente tre chiavi di lettura. La prima riguarda l’intelligenza, sarebbe meglio dire le intelligenze, che stanno sopra la superficie, la seconda le intelligenze che seguono la superficie, come oggi si usa dire, surfano, la terza le intelligenze che invece vanno in profondità sotto la superficie.

Le intelligenze che stanno sopra la superficie caratterizzano coloro che hanno soluzioni semplicistiche per problemi complessi, coloro che parlano di tutto, specialmente di ciò di cui non sanno niente, coloro per i quali 1 vale 1, coloro che ogni volta che devono affrontare un problema concreto si mettono a parlare dei principi generali. In questo caso si parla di persone superficiali o di persone che vivono nell’empireo, molto distanti dalla realtà. I talk show sono ormai pieni di persone che parlano di tutto semplicemente perché fanno audience, la politica ormai è piena di persone che ritengono di essere legittimate a parlare di tutto perché sono state elette. Al riguardo si può ricordare la famosa frase di Robert Louis Stevenson secondo cui “la politica è forse l’unica professione per la quale non si ritiene necessaria alcuna preparazione”. Ciò non toglie che ci siano ancora, anche se quasi sicuramente in numero inferiore rispetto al passato, politici che hanno un pensiero profondo perché motivati dallo spirito di servizio alle proprie comunità. Vi sono anche casi di accademici o scienziati che si prestano a parlare di temi che non rientrano nell’ambito delle loro conoscenze semplicemente perché sono famosi o, nei casi peggiori, per motivi economici o di apparenza.

Le intelligenze surfanti sono quelle che sono sempre pronte a cambiare bandiera, a salire sul carro dei vincitori, a cavalcare l’onda dell’opinione pubblica prevalente. Spesso giustificano i loro comportamenti con la frase ad effetto secondo cui “cambiare idea è segno di intelligenza”, ma ho l’impressione che nella maggior parte dei casi si tratta di persone che privilegiano un’unica dimensione della loro intelligenza e dei loro valori, quella di seguire il proprio interesse (economico, di potere, di opinionista, eccetera). Queste intelligenze funzionano fino a quando sono in grado di anticipare o fiutare, come si usa dire, i cambiamenti, e non temono di essere considerati incoerenti. In passato questo modello era interpretato soprattutto da burocrati che avevano in tasca le tessere dei vari partiti tra cui sceglievano quella del proprio ministro o sindaco di turno. Oggi queste intelligenze sono favorite da una società che ha la memoria corta e che dimentica velocemente ciò che è stato detto e ciò che è stato fatto.

Le intelligenze che vanno sotto la superficie sono quelle che caratterizzano persone che hanno valori profondi e un pensiero radicato in conoscenze solide. Al contrario delle intelligenze surfanti che hanno sposato le teorie del pensiero debole con la motivazione, per me discutibile, dell’inclusione, le intelligenze profonde caratterizzano persone che hanno un pensiero chiaro e forte. Tuttavia, occorre fare una distinzione tra due tipi di pensiero forte. Quello degli integralisti, dei valori irrinunciabili, sulla base dei quali sono propensi allo scontro, e che vanno inclusi nelle intelligenze superficiali perché non sono toccate dal dubbio. Quello invece di chi è aperto al dialogo, al confronto, alla ricerca dei punti comuni, che rappresenta il pensiero profondo perché sa che il miglioramento e il progresso personale e sociale è alimentato dalla capacità di rimettere continuamente in discussione le proprie certezze per conquistare nuovi orizzonti.

Il ritardo con cui mi sono apprestato a scrivere questo articolo (16 aprile) mi offre la possibilità di chiarire cosa intendo per pensiero profondo. Questo ha a che fare con le scelte del Presidente americano Trump che il 2 di aprile ha annunciato una raffica di dazi verso decine di Paesi e il 9 di aprile ha annunciato la sospensione per 90 giorni, ad eccezione di quelli applicati alla Cina che sono addirittura aumentati al 145% il 10 di aprile. Peraltro ogni giorno il Presidente Trump minaccia o assume decisioni che contraddicono quelle del giorno prima e ci si deve attendere che questo comportamento durerà per molti mesi se non per tutto il suo mandato. A mio parere cercare di comprendere le motivazioni delle decisioni che di volta in volta saranno prese, è praticamente impossibile e abbastanza inutile, se non per il fatto di alimentare centinaia di dibattiti, workshop e interventi di vario tipo sui media. Non si può negare che alcune delle analisi di tipo geopolitico e sulla modificazione degli assetti economici e delle alleanze globali siano da prendere in seria considerazione; tuttavia, il pensiero profondo è quello che si sposta dall’analisi delle motivazioni del Presidente Trump a quella delle conseguenze. Citando il pensiero di Max Weber si può dire che il pensiero profondo è quello che si esercita sull’“etica delle conseguenze”, poiché è indubbio che con riferimento al Presidente Trump e ai suoi consiglieri non si possa certo applicare né l’etica dei principi né quella della responsabilità.

Mi sembra che in questo caso si possa affermare – o temere – che sia stato assestato un colpo mortale ai sistemi di democrazia liberale e del capitalismo che già da decenni presentavano segni di decadenza. Quindi il pensiero profondo dovrà alimentare tutti coloro che si impegnano ad “immaginare” un nuovo modello di società in grado di superare quella che si è costruita sulla rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese. La prima ha creato la speranza della produttività e del benessere lineare, la seconda ha posto principi di libertà, uguaglianza, fraternità. La domanda che ognuno di noi deve farsi nei diversi contesti in cui opera e specialmente nella formazione dei giovani e in quella degli adulti (lifelong learning) è questa: sarà possibile e come mantenere le libertà delle singole persone e di gruppi sociali in una società nella quale l’interesse economico e il principio della forza (sistemi autocratici), potenza delle grandi imprese globali, potenza dei sistemi di intelligenza artificiale sembrano prevalere? Vale ancora la frase di Winston Churchill, secondo cui “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”? O per il futuro possiamo pensare qualcosa di meglio per quella che potremmo definire “democrazia di nuova generazione”, giusto per bilanciare la retorica dell’intelligenza artificiale di nuova generazione?

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