Le modalità di apprendimento sono da sempre influenzate dalle tecnologie dominanti di comunicazione presenti in ogni epoca. Ritroviamo, in sequenza, l’oralità, poi la scrittura, la stampa e i mass media, fino alla dimensione digitale che caratterizza l’epoca attuale.
L’apprendimento in modalità digitale, se lo leggiamo all’interno di queste evoluzioni, rappresenta l’evoluzione naturale dell’apprendimento, una forma che contiene, fa evolvere, integra tutte le forme di comunicazione e apprendimento che si sono succedute nella storia dell’uomo.
Siamo entrati in una nuova dimensione, dove non è più corretto parlare di digital learning o di apprendimento in modalità digitale, come modalità separata, distinta dalla modalità fisica, rappresentata dall’aula tradizionale.
Fisico e digitale vanno ormai letti in una dimensione integrata, perché sono dimensioni che si compenetrano e si ibridano continuamente, in quello spazio ibrido che il professor Luciano Floridi definisce Infosfera.
Un’Infosfera dove sono presenti opportunità formative come mai nella storia.
Le aule, infatti, si avvalgono di strumentazioni digitali da molti anni, dal semplice videoproiettore, alle lavagne interattive, ai collegamenti con aule lontane in tempo reale, fino al recente utilizzo di visori per fare esperienze in realtà aumentata e virtuale, le nuove aule del Metaverso.
Personalmente ho vissuto l’esperienza di essere riprodotto in ologramma in un’altra aula, parallela a quella dove ero presente.
Al tempo stesso l’apprendimento in modalità digitale è sempre più integrato con l’esperienza quotidiana, con l’esperienza lavorativa, con i laboratori di addestramento operativo, grazie al microlearning e allo smartphone, a tutor virtuali che accompagnano operazioni, procedure, esperienze.
Si studia in modalità virtuale una nuova operazione tecnica e immediatamente la si mette in pratica, si accede alla library di formazione aziendale prima di un’importante trattativa per focalizzarsi sui comportamenti virtuosi da tenere.
Quindi è corretto definire queste nuove modalità come hybrid learning: un’evoluzione del blended learning, che descriveva diverse modalità formative in sequenza, ad esempio percorsi composti da momenti d’aula, da momenti di coaching e momenti di eLearning.
L’hybrid learning aziendale è un ecosistema di apprendimento, con una molteplicità di learning touch, formali e non formali, interni ed esterni all’organizzazione, che genera ambienti immersivi di apprendimento continuo.
Le aule, le piattaforme eLearning, le app di apprendimento, le esperienze di realtà virtuale e realtà aumentata, coach fisici e coach virtuali, l’on the job training, l’accesso a fonti esterne come i moocs e altro sono luoghi e tappe del percorso di apprendimento della persona.
Le modalità di riconoscimento delle competenze acquisite, di attestazione dei percorsi formativi svolti, sono sempre più in digitale, con gli open badge e la blockchain.
Grazie all’Intelligenza Artificiale siamo in grado di connettere valutazione delle competenze e percorsi di apprendimento personalizzati, gestire test e sulla base dei risultati consigliare gli step di apprendimento successivo.
Queste nuove modalità, se da una parte aggiungono un importante valore nella gestione dell’apprendimento, in termini di rapidità, pervasività, capitalizzazione della conoscenza, riduzione dei costi, rischiano però di far venir meno uno dei valori fondamentali della tradizione formativa, che è quella della relazione tra pari, degli scambi informali, della condivisione di emozioni e vissuti che solo in parte si riesce a recuperare nelle modalità a distanza.
Il distanziamento fisico rischia di indebolire appartenenza, coesione, condivisione. La nuova sfida dei progettisti di formazione è allora il design di ambienti di apprendimento sostenibili, integrati, capaci di liberare tutte le potenzialità dell’apprendimento in modalità digitali e al tempo stesso potenziare la relazione umana, con una visione human-centred.
Le organizzazioni, di fronte a questi scenari, si stanno muovendo con sensibilità e velocità differenti. Scenari che richiedono una nuova cultura e nuove competenze per i gruppi dirigenti, il mondo HR, formazione e sviluppo.
Tra le priorità di ogni formatore vi è quella di motivare i learner all’auto-apprendimento e al sapersi muovere in autonomia tra le mille opportunità di conoscenza presenti nell’ecosistema formativo interno ed esterno all’organizzazione.
Più che trasmettere nozioni, largamente disponibili e spesso diffuse in un sapere implicito, ha il ruolo di avviare i processi alla base dell’apprendimento e di valorizzare e favorire l’emergere di nuova conoscenza.
In sintesi, dovrà sempre più aiutare le persone a riconoscere il proprio stile di apprendimento, a definire il proprio obiettivo di sviluppo e soprattutto allenare ogni persona dell’azienda a definire un piano di apprendimento personalizzato. Un formatore sempre più learning coach.