Il coraggio dell'utopia

Formazione manageriale, leadership e carriera nell’Arma dei Carabinieri. Intervista al Generale Luca De Marchis

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L’Arma dei Carabinieri quest’anno celebra 208 anni dalla sua fondazione. Una realtà complessa, che coinvolge 110 mila persone, e articolata, capace di evolversi nel tempo, adattandosi ai cambiamenti della società, ma restando fedele ai propri valori. Con questa intervista di Marco Vergeat al Generale Luca De Marchis vi raccontiamo un’istituzione da sempre nel cuore degli italiani


L’Arma dei Carabinieri ha una lunga storia in Italia e gode di una grande notorietà, ma forse tutto ciò che rappresenta e fa non è poi così ben conosciuto. Quindi parto dal chiederle qual è attualmente la missione dell’Arma dei Carabinieri e com’è articolata la sua organizzazione?

L’Arma dei Carabinieri, che quest’anno celebra 208 anni di vita dalla sua fondazione che avvenne il 13 luglio del 1814, è un’organizzazione di 110 mila persone e ha una duplice funzione: quella di forza armata e forza di polizia a competenza generale. Ciò rappresenta una caratteristica unica dal punto di vista organizzativo, dipendiamo infatti dal Ministro della Difesa per il nostro ruolo di forza armata e dal Ministero dell’Interno per la funzione di polizia. Come forza armata ci occupiamo di difesa integrata del territorio, polizia militare presso tutti i reparti delle Forze armate, sicurezza alle sedi diplomatiche e consolari Italiane in giro per il mondo e partecipiamo all’estero alle missioni internazionali di pace. Con la funzione di polizia (che esercitiamo a fianco della Polizia di Stato) ci occupiamo di prevenzione generale, sicurezza, di ordine pubblico, di investigazioni di polizia giudiziaria.
Riferendoci alla funzione di polizia, abbiamo una caratteristica che è unica nel mondo: una grande capillarità territoriale. Abbiamo infatti circa 5.000 presidi territoriali che corrispondono più o meno alla territorialità dei Comuni italiani, questi ultimi sono più numerosi, ma esistono stazioni dei Carabinieri, le nostre unità operative fondamentali, che esercitano responsabilità su più di un Comune. Si pensi che all’epoca della sua fondazione l’Arma contava su 800 uomini operanti in 113 stazioni distribuite nel regno sardo-piemontese. Oggi questa nostra presenza capillare su tutto il territorio nazionale ci consente di avere una forte prossimità ai cittadini, alle diverse comunità locali e ciò rappresenta la nostra “cifra” distintiva.
Questa ampia organizzazione territoriale occupa circa il 75% delle forze dell’Arma, il rimanente 25% è distribuito in altre funzioni: dalle funzioni di staff e comando operativo del Comando Generale alle altre attività istituzionali che vengono esercitate alle dipendenze funzionali di altri Dicasteri. A titolo esemplificativo esistono il Comando Carabinieri “per la tutela della Salute”, “per la tutela dell’Ambiente”, “per la tutela del Lavoro”, “per la tutela del Patrimonio Culturale”, “anti falsificazione monetaria”, etc. In sostanza si tratta di una serie di reparti speciali che esercitano un ruolo strategico per le istituzioni, agendo alle dipendenze funzionali di altri Dicasteri.
Esiste, inoltre, un’organizzazione investigativa speciale (ROS – Raggruppamento Operativo Speciale), eredità del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che per noi rappresenta una figura di particolare importanza e riferimento nella storia dell’Arma. I ROS si occupano di grandi investigazioni soprattutto in materia di criminalità organizzata, eversione e terrorismo interno e internazionale. Svolgiamo poi altre funzioni verso organi costituzionali come la Corte Costituzionale, la Camera dei Deputati, il Senato, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, etc.
Un’ultima importante novità organizzativa è rappresentata dall’integrazione con il Corpo Forestale dello Stato, avvenuta il 1° gennaio 2017. Questa integrazione ha dato vita alla più grande polizia ambientale a livello internazionale. Si è dato vita al Comando delle Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri, che si occupa proprio di piani strategici per la tutela ambientale, la transizione ecologica e di tante altre attività connesse alla sostenibilità ambientale.

In questa organizzazione così grande e articolata, qual è la rilevanza che viene assegnata alla formazione e qual è l’ampiezza e l’articolazione dei percorsi formativi dell’Arma?

La formazione per noi riveste un ruolo strategico, come in ogni organizzazione connotata da particolare complessità. Bisogna ricordare che l’insieme delle nostre persone è segmentato in diversi ruoli: gli ufficiali, che svolgono funzioni di tipo direttivo e dirigenziale, i marescialli che svolgono incarichi anch’essi di natura direttiva, i brigadieri che hanno responsabilità di piccole unità organizzative (come ad esempio le pattuglie di controllo del territorio) e gli appuntati e carabinieri che svolgono ruoli più strettamente esecutivi, tutti comunque caratterizzati da grande professionalità e responsabilità.
Per ognuno di questi ruoli sono previsti percorsi formativi disegnati ad hoc in relazione alle funzioni che andranno a svolgere all’interno dell’organizzazione. Ci sono scuole di formazione disseminate su tutto il territorio nazionale, i percorsi formativi variano da circa dodici mesi per gli Appuntati Carabinieri, a periodi di formazione biennale per Marescialli e Ispettori fino a percorsi più articolati che hanno una durata fino a cinque anni per gli Ufficiali provenienti dall’Accademia.
Per il ruolo direttivo e dirigenziale, quello degli ufficiali, abbiamo differenti percorsi di carriera, accompagnati da diversi percorsi formativi. Gli ufficiali possono svolgere un primo biennio di formazione presso l’Accademia Militare di Modena, completato poi da un successivo triennio formativo alla Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma. Ma l’Arma, di recente, ha aperto anche a un percorso di carriera interno all’organizzazione: il carabiniere che ha un ruolo operativo, se in possesso di un titolo di laurea magistrale, può aspirare, tramite concorsi interni per titoli ed esami, a una carriera nell’amministrazione. Chi decide di accedere a questo tipo di percorso, quando viene nominato ufficiale, svolge un percorso formativo di due anni, sempre presso la Scuola Ufficiali Carabinieri. Inoltre, esistono percorsi formativi “ad hoc” per il ruolo forestale, istituito a seguito dell’integrazione del Corpo Forestale dello Stato. Si tratta di ufficiali che vengono dalla vita civile o da concorsi interni per persone laureate in particolare in discipline ambientali o forestali. Anch’essi realizzano un percorso formativo interno di due anni e vengono impiegati poi nell’organizzazione forestale dell’Arma.
Abbiamo infine il ruolo degli specialisti.  Essi si occupano del supporto tecnico e logistico. Sono persone laureate in specifiche discipline (psicologia, medicina, veterinaria, biologia, architettura, ingegneria, etc.) che saranno impiegate in ruoli ad alto contenuto specialistico. Per esempio, gli psicologi opereranno entro servizi di sostegno psicologico alle persone, ingegneri e architetti nel settore delle infrastrutture, i biologi svolgeranno la loro attività prevalentemente nei raggruppamenti di investigazione scientifica. Anche in questo caso è prevista una formazione specialistica della durata di due anni.

All’interno di una realtà così ampia, che svolge compiti così complessi, è necessaria una leadership efficace che sia anche in grado di adattarsi ai cambiamenti della società. In quale direzione evolve il modello di leadership dell’Arma e cosa determina questa trasformazione? 

La leadership è sempre contestuale e quindi è chiaro che è influenzata dei mutamenti del contesto sociale, economico, culturale e anche geopolitico. Anche la leadership dell’Arma ha compiuto una trasformazione negli anni. Una prima grande trasformazione arriva nel 1978, anno in cui viene promulgata la legge sulle norme di principio della disciplina militare. Si tratta di uno spartiacque: da un modello militare, fortemente gerarchico, caratterizzato da una disciplina stringente, a un modello che è sempre gerarchico, ma più “relazionale”. Le forze armate, dunque anche l’Arma dei Carabinieri, sono state caratterizzate da un processo costante di evoluzione nella direzione di una progressiva democratizzazione della struttura organizzativa. Basti pensare, a puro titolo esemplificativo, che oggi sono state riconosciute legittime dalla Corte Costituzionale le organizzazioni sindacali interne alle Forze Armate. Certo il modello di leadership attuale rimane un modello gerarchico, reso necessario dal tipo di funzioni che svolgiamo e dalla complessità dell’organizzazione, ma è più “relazionale” e ha come focus centrale l’attenzione alla persona. Quest’attenzione alla persona è rivolta sia all’esterno, avendo come obiettivo la rassicurazione sociale, sia all’interno verso le nostre di risorse umane che devono svolgere compiti sempre più complessi e devono relazionarsi con una società sempre più caratterizzata da incertezza, ambiguità, complessità e velocità di cambiamento.
In virtù di questa attenzione a una leadership efficace e attenta al contesto, abbiamo attivato presso la Scuola Ufficiali Carabinieri una cattedra che si occupa di etica, leadership e comunicazione. Abbiamo ritenuto strategico strutturare in modo solido ed efficace questo tipo di formazione che si affianca a quella più specialistica.

Quindi la formazione manageriale fornisce un supporto allo sviluppo della leadership. Con quali contenuti e modalità viene affrontato questo tema?

Come dicevo, presso la Scuola Ufficiali abbiamo istituito una cattedra che si occupa di etica, leadership e comunicazione. Si tratta dei tre ingredienti fondamentali che riteniamo strategici per la formazione del “comandante leader”, come lo chiamiamo noi, dell’Arma dei Carabinieri. Anche nel mondo delle aziende c’è un recupero della centralità dei temi etici. L’etica, in particolare per un’organizzazione come la nostra che fa della rassicurazione e della protezione sociale la propria missione, è centrale. Così come è centrale la leadership per guidare le persone, le risorse umane affidate, in un contesto sociale e ambientale con crescenti livelli di complessità e velocità di cambiamento.  Una formazione specifica ed efficace è necessaria per dare ai futuri dirigenti una “cassetta degli attrezzi” solida per governare questi scenari. La comunicazione, infine, è considerata importante perché è un abilitatore della leadership, fondamentale per veicolare correttamente i valori dell’istituzione, per stimolare la partecipazione e il consenso da parte dei cittadini, soprattutto in un mondo influenzato dai social media.
Noi cerchiamo di coltivare con la formazione diverse dimensioni della leadership, si parte da un percorso di introspezione, finalizzato a essere più consapevoli di sé stessi, la chiamiamo la dimensione della “self leadership”. Come diciamo sempre ai nostri ufficiali, per cimentarsi nella guida di altre persone, bisogna prima conoscere sé stessi, i propri punti di forza e vulnerabilità, in sintesi essere consapevoli delle proprie caratteristiche personali. Poi puntiamo a sviluppare altre dimensioni che abbiamo articolato, anche a scopo didattico, in tre successivi livelli di crescente complessità: “team leadership” (team building, decision making, negoziazione, gestione del conflitto, problem solving), “organizational leaderhip” e “strategic leadership”.  L’approccio metodologico è di tipo esperienziale, abbiamo dei docenti facilitatori interni, a loro volta formati con corsi specifici presso il Centro di Alti Studi della Difesa e il nostro Centro di Psicologia Applicata per la Formazione. Il nostro approccio è basato sul “fare”, facciamo lavorare i discenti prima da soli e poi in gruppo, un “fare” finalizzato che consenta di generare un vero apprendimento.
Infine, a partire dallo scorso anno, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha affrontato il tema della cooperazione tra la dimensione pubblica e privata per ripensare processi e modelli gestionali capaci di governare la complessità dell’incertezza sistemica. Ci stiamo quindi confrontando sia con altre istituzioni pubbliche dello Stato, sia con il mondo delle aziende private. Abbiamo attivato una serie di seminari con Amministratori Delegati di grandi aziende pubbliche e private per realizzare una felice contaminazione culturale. Oggi questa contaminazione è chiave per comprendere e gestire la complessità degli scenari operativi.

L’acquisizione di una vera capacità di leadership, oltre a contare su una valida formazione, si ottiene anche attraverso il percorso di carriera, grazie alla possibilità di misurarsi con situazioni e problemi di crescente complessità, maturando, attraverso l’esperienza, valori e competenze profonde che solo vivendo si acquisiscono e si consolidano. Come e in base a quali criteri avviene la crescita professionale all’interno dell’Arma?

Lo sviluppo di carriera è governato sia da logiche di anzianità che da logiche meritocratiche. Alcuni passaggi di grado e responsabilità, richiedono una certa anzianità nel ruolo, ovvero un numero minimo di anni di esercizio del ruolo, per poter passare al grado superiore. A questo vincolo di anzianità è affiancato un criterio di merito che si basa su una valutazione dei titoli acquisiti e dei giudizi che sono stati formulati nel tempo da vari superiori gerarchici. Ogni anno riceviamo una valutazione che viene effettuata da tre livelli ordinativi superiori. Essi giudicano il nostro operato considerando vari aspetti: la guida delle persone, le relazioni istituzionali con il territorio, le capacità intellettuali e culturali espresse e le potenzialità che si ritiene possano esprimersi ad un livello di responsabilità superiore. Viene valutato dunque il profilo di qualità, etiche, culturali, gestionali, intellettuali, organizzative, e si giunge a formulare un giudizio complessivo qualitativo della prestazione dell’ufficiale. Questi giudizi sommati ai titoli acquisiti, come ad esempio i corsi di aggiornamento svolti, costituiscono la documentazione che una commissione prende in esame ai fini dell’avanzamento di carriera. La nostra è una struttura piramidale e verticistica, man mano che ci si avvicina al vertice si riducono notevolmente le opportunità di ulteriore carriera,  quindi c’è una grande attenzione affinché solo i migliori possano accedere a posizioni dirigenziali superiori.
Ci interroghiamo costantemente sulla validità dei nostri sistemi di valutazione, anche confrontandoci con le aziende private. Valutare la prestazione dei nostri ufficiali, dei ruoli direttivi è complesso in quanto i nostri risultati hanno a che fare non soltanto con risultati concretamente misurabili, ma soprattutto con il livello di fiducia che la nostra organizzazione è capace di inspirare nel cittadino e con la più ampia azione di rassicurazione sociale. Oggi dobbiamo saper agire  sulla percezione della sicurezza e non solo sulla sicurezza reale e ciò rende ulteriormente complessa una misurazione quantitativa della nostra performance.

IL PERSONAGGIO

Il Generale di Brigata Luca de Marchis, 52 anni, è Direttore dell’Istituto di Studi Professionali e Giuridico Militari presso la Scuola Ufficiali dei Carabinieri di Roma. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze della Sicurezza interna ed esterna, ha conseguito due Master Universitari di II livello per “Esperti in Scienze della Sicurezza e dell’Organizzazione” e l’Executive Master in “Strategic Leadership and Digital Transformation”. Ha ricoperto numerosi incarichi di comando operativo, da ultimo a Milano (dove è stato Comandante Provinciale dei Carabinieri dal 2017 al 2020), di staff presso il Comando Generale dei Carabinieri, ed è stato responsabile della protezione e sicurezza del Capo dello Stato in Italia e all’estero.

 

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