Economie del futuro

Formare i dirigenti pubblici del futuro. Intervista a Sabino Cassese

Ottovolante dell’economia

Tutti parlano dell’importanza della formazione per la dirigenza pubblica. Ma per fare formazione efficace bisogna sapere qual è il profilo della dirigenza pubblica che serve. Abbiamo avuto l’opportunità di approfondire il tema con Sabino Cassese, giurista e accademico italiano, già Ministro per la Funzione Pubblica nel Governo Ciampi (1993-1994) e Giudice emerito della Corte Costituzionale.

A suo parere qual è il mix di competenze richiesto dalla dirigenza pubblica del futuro?

C’è una generale carenza di cultura organizzativa e a questa bisogna porre rimedio. Quando, invece, vi è cultura organizzativa, questa è di tipo proto-tayloristico – conosce solo gerarchie e sequenze – quindi opera soltanto in termini di sovraordinazione e di procedimento, senza rendersi conto che da Taylor in poi sono state inventate e sperimentate decine di altre formule organizzative.

Sulla base della sua esperienza, può dirci quali sono le differenze, se ci sono, tra dirigenza dei ministeri, delle regioni, degli enti locali?

Non penso che ce ne siano, salvo le differenze che derivano dalle competenze specialistiche e settoriali, che vi sono però anche all’interno delle strutture ministeriali, di quelle regionali e di quelle degli enti locali.

Quali sono a suo parere i settori per i quali è più critica la formazione di una nuova dirigenza?

Il settore più importante, nel quale la situazione è più critica, è quello dei generalisti nelle grandi strutture di indirizzo, quali il Ministero dell’Interno, delle Finanze e degli Esteri a livello nazionale e le strutture di coordinamento a livello regionale e locale.

Molti affermano che ci vorrebbe una formazione specifica per i politici. Secondo lei, i politici accetterebbero di essere formati o a loro basta l’investitura delle elezioni?

L’idea che la vita delle persone sia divisa in tre fasi, l’età scolare, l’età lavorativa e l’età della pensione è da tempo superata. Quindi, un’attività formativa specifica nel corso dell’esercizio di una professione, sia quella dell’amministratore, sia quella del politico, sia quello del professionista, è necessaria. Una volta i mestieri duravano più della vita di una persona. Ora cambiano più rapidamente e quindi tutti, compresi i politici, debbono non solo imparare, ma anche imparare a imparare.

Come vede il ruolo della Scuola Nazionale dell’Amministrazione Pubblica?

Dovrebbe avere un ruolo determinante e dominante. Determinante, nel senso di costituire uno standard, al quale debbono attenersi tutti gli altri centri di informazione. Dominante nel senso di raccogliere esperienze e consentire il loro scambio, in modo che le migliori pratiche possano diffondersi.

Come dovrebbe cambiare il sistema di reclutamento della dirigenza pubblica? La Legge 113/2021 rappresenta un sostanziale passo avanti per garantire una significativa innovazione del sistema di reclutamento o ritiene che non sia sufficiente?

Purtroppo, non abbiamo mai avuto un vero e proprio reclutamento della dirigenza, e questo si vede notando le grandi differenze tra dirigente e dirigente. Negli ultimi tempi, poi, con la nefasta influenza del sistema delle spoglie, i meccanismi formativi e selettivi o si sono indeboliti, o addirittura sono assenti e per questo che bisognerebbe rafforzare e valorizzare la Scuola Nazionale dell’Amministrazione.

IL PERSONAGGIO 

Sabino Cassese è professore alla “School of Government” della Luiss, giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa. È dottore “honoris causa” nelle Università di Aix-en-Provence, di Cordoba (Argentina), di Paris II, di Roma, di Castilla-la-Mancha, di Atene, di Macerata e dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze.

 

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