I molti dibattiti e talk show successivi alla elezione del nuovo/vecchio Presidente della Repubblica hanno alimentato la narrativa oggi dominante di cui moltissimi si riempiono la bocca: oggi serve una nuova società e una nuova economia governata da nuovi leader, imprenditori e manager. Quando poi si chiede o ci si domanda cosa vuol dire nuovo, pochi si azzardano a rispondere e molti si limitano a dire che viviamo in un mondo di grande incertezza con un futuro imprevedibile.
All’inizio del XX secolo Schumpeter ha caratterizzato i nuovi imprenditori come coloro capaci di introdurre innovazioni di prodotti/servizi, processi, mercati, organizzazioni. Gli studiosi e i practitioner che hanno fatto riferimento all’organizzazione scientifica e al management scientifico hanno declinato la figura dei nuovi manager di volta in volta come coloro capaci di perseguire l’efficienza tecnico-operativa dei processi decisionali razionali, della pianificazione di lungo periodo, posizionamento competitivo sul mercato, uso delle informazioni, dei big data e delle intelligenze artificiali.
Anche se alcuni ricercatori sostengono che le definizioni di leadership sono almeno uguali al numero di studiosi che se ne sono occupati, si può dire in modo sintetico che i leader sono coloro capaci di motivare e valorizzare le persone per orientare i loro comportamenti verso obiettivi comuni. La differenza può derivare dal fatto che si tratti di obiettivi personali dei leader stessi oppure delle imprese, amministrazioni pubbliche o organizzazioni non profit che guidano, della comunità in senso più ampio.
Da alcuni anni un certo numero di studiosi ha sostituito il termine di “originale” a quello di “nuovo”. Tuttavia, questo termine può avere due declinazioni. La prima consiste nel sottolineare che è originale qualcosa di diverso da tutto ciò che era conosciuto in precedenza, per cui imprenditori, manager e leader originali sono quelli capaci di mettere in campo intuito, creatività, intelligenza emozionale, generatività, capacità critica, attitudine a “uscire dal coro del pensiero dominante”. Una seconda accezione di originale significa “tornare all’origine”. Si parla di restauro di un dipinto, di un mobile, per riportarlo alla sua versione originale.
Se si assume questa seconda accezione occorre distinguere tra cose nuove che devono essere valutate per la loro funzionalità, cose vecchie che hanno superato il logorio dell’usura, cose antiche che sono sopravvissute all’usura del tempo o alle generazioni. Un mobile, un’auto, un vestito, una canzone è nuova quando serve a chi l’acquista, diventa vecchia quando non viene sostituita, diventa antica quando passa a nipoti, pronipoti, generazioni future. Le cose antiche, se possedute da privati, rappresentano un valore, una ricchezza non per la loro utilità di uso, ma perché sono uniche, belle, danno prestigio. Se le cose antiche sono di proprietà pubblica, come ad esempio i siti archeologici, gli edifici storici, i dipinti delle pinacoteche, gli oggetti dei musei, eccetera, diventano un valore e una ricchezza per le comunità, in quanto possono attrarre turisti e generare anche valore economico.
Leader, imprenditori e manager originali sono quei giovani che, “uscendo dal seminato”, come si usa dire, o perché ricercatori che hanno fatto scoperte interessanti, danno vita a nuove imprese o contribuiscono a dare soluzioni più soddisfacenti per i servizi pubblici. Sono leader, imprenditori e manager originali anche coloro che non seguendo le mode del profitto facile e di breve periodo sono in grado di sviluppare imprese che durano a lungo e diventano vecchie come i mobili, le auto, i vestiti. Sono leader, imprenditori e manager della cosa pubblica coloro che contribuiscono a generare fiducia duratura attorno alle istituzioni pubbliche. Sono leader, imprenditori e manager originali delle istituzioni non profit quelli che riescono ad andare oltre al personalismo e attraggono nuovi volontari o nuove persone disposte a impegnarsi per altri.
Sono infine, leader, imprenditori e manager nuovi, perché originali, coloro che considerano le imprese come un bene comune che deve servire per rispondere ai bisogni di un numero sempre più ampio degli 8 miliardi di persone che vivono oggi sulla Terra e delle generazioni future. Quindi un bene che non è patrimonio proprio, dei propri figli, nipoti, pronipoti, indipendentemente dal loro merito, ma è un valore per le comunità come sono i beni culturali.
Sono leader, imprenditori e manager nuovi, perché originali, quei politici o quei dirigenti pubblici che contribuiscono a difendere i valori della democrazia, delle libertà individuali, dell’inclusione, del reciproco rispetto delle diversità.
Sono leader, imprenditori e manager nuovi, perché originali, delle istituzioni non profit quelli che avendo una visione o una ispirazione riescono a introdurre nella società semi che producono risultati nei secoli, come sono ad esempio ordini religiosi o istituzioni laiche che sono sopravvissuti a guerre e crisi di vario tipo, comprese quelle di identità.
Sono leader, imprenditori e manager originali quelli che nei vari ambiti della società e dell’economia, oltre a fare cose utili, continuando a porsi queste domande:
• Quali sono i valori, le conoscenze, le competenze e i comportamenti che mi hanno consentito di essere quello che sono?
• A cosa serve e a chi serve quello che sto facendo? Il che vuol dire porsi il tema dell’equità e del benessere condiviso.
• Cosa sto lasciando dopo di me?
Sono quindi le persone che, essendo capaci di tradurre le idee, i sogni, i buoni propositi in concrete azioni, sono anche “filosofi della vita” perché continuano a domandarsi chi sono, da dove vengo, cosa sto facendo, dove sto andando e soprattutto quale futuro avrà l’istituzione che ho generato (impresa o istituzione non profit) o nella quale sono inserito (istituzione pubblica).