Economie del futuro

La circolarità (positiva e negativa) tra salute ed economia

Ottovolante dell’economia

Alcuni anni fa, un collega esperto di sanità aveva partecipato a una importante task force nella quale venivano presentati vari modelli previsionali per rilanciare l’economia europea, dopo le crisi del 2007/2008 e del 2010/2011. Tutti i modelli erano basati su rigorose politiche di finanza pubblica che in molti Paesi, compresa l’Italia, si sono tradotte in tagli alla spesa per la salute.

Dopo la presentazione fece notare che in tutti quei modelli non esisteva alcuna variabile in grado di rappresentare l’effetto sulla crescita dello stato di salute della popolazione.
L’intervento spiazzò i presenti e ottenne risposte imbarazzate del tipo: «È chiaro che se si aumenta la crescita automaticamente aumenta la possibilità di finanziare la spesa per la salute», oppure «È vero, non ci avevamo pensato, ma riteniamo che l’effetto non sia rilevante».

Ci ha pensato il “cigno nero”, come dicono gli economisti, rappresentato dal Covid-19, a sparigliare completamente le carte in tavola, come dicono i giocatori di scopa e a dimostrare inequivocabilmente l’inconsistenza delle teorie tradizionali.

Se ne è accorta anche OMS Europe che a fine luglio 2020 ha costituito una task force di alto livello, coordinata da Mario Monti, con il compito di valutare le correlazioni/interdipendenze tra economia e salute. La task force potrà quindi costruire le proprie proposte recuperando i contenuti di molti studi, primo fra tutti quelli di “Capitale nel XXI secolo” di Thomas Piketty, secondo cui circa la metà della crescita è dovuta all’aumento della popolazione (quindi quella in buona salute) e l’altra metà dall’aumento della produttività. Inoltre, potrà e dovrà collegarla a una sequenza circolare che ha caratterizzato l’esperienza di molti Paesi occidentali.

I tagli della spesa per la salute hanno indebolito in modo particolare gli interventi di prevenzione. A ciò si è aggiunta la logica di minimizzazione dei costi che ha reso non economiche nei Paesi occidentali le produzioni dei dispositivi di protezione individuale, reagenti per tamponi, maschere e caschi per l’ossigeno e attrezzature richieste dai posti letto in terapia intensiva.  In Italia si è aggiunta la mancanza di programmazione che ha fatto trovare il SSN sprovvisto di medici e infermieri soprattutto dove servivano di più, ossia sul territorio.

Essendosi indebolita la prima linea, quella della rapida individuazione dei positivi, del loro isolamento e del trattamento a domicilio, l’onda anomala si è scaricata sugli ospedali. Nonostante la capacità di riconvertire interi ospedali per il trattamento di pazienti Covid e l’impegno di chi si è trovato in prima linea, evidenziato dalla “narrativa degli eroi”, vi è stato un elevato numero di vittime: oltre 60 mila in Italia e 1.700.000 nel mondo a metà dicembre 2020, secondo i numeri ufficiali. Si sono aggiunti, anche, i drammatici effetti economici causati dai lockdown, più o meno prolungati e più o meno rigidi in tutti i paesi del mondo, la rilevante riduzione della mobilità di persone e merci e il quasi azzeramento del turismo per vacanze, scolastico, culturale, aziendale e religioso.

Le conseguenze sul piano dell’occupazione sono state affrontate nel breve periodo con diverse politiche di sostegno dai vari Paesi, ma sono imprevedibili nel medio e lungo periodo.
Sul piano della salute, questa situazione di crisi, ha posticipato molti interventi di prevenzione di altre malattie e ha causato molte “morti collaterali” dovute a patologie gravi non curate tempestivamente. In questa situazione di crisi, parafrasando il Vangelo di Matteo (26,52): “Chi di tagli ferisce, di tagli perisce”. Sul piano economico si è determinato lo spreco di molti investimenti andati in fumo e il fallimento di molte imprese.

Di fronte questa situazione si sta sviluppando la narrativa delle “crisi che generano una forte opportunità di innovazione” sostenuta dagli storici con riferimento alle pandemie dei secoli scorsi e dai futurologi che fanno affidamento sulla forza della conoscenza delle tecnologie. Opportunità che diventeranno concrete, se si ritornerà a pensare che, solo la buona salute delle persone può garantire la salute dell’economia. In questo modo sarà quindi possibile passare dalla circolarità negativa del “chi di tagli ferisce, di tagli perisce” alla circolarità positiva del “chi investe in salute, genera sviluppo sostenibile”.

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